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TASSE MAI COSI’ ALTE DAL 2015, E CRESCE IL DEBITO

TASSE MAI COSI’ ALTE DAL 2015, E CRESCE IL DEBITO: ISTAT E CORTE DEI CONTI PICCONANO IL GOVERNO

Tasse record dal 2015, mentre a fronte dell’aumento del potere d’acquisto delle famiglie – dopo due cali consecutivi – i consumi scendono, con una crescita della propensione al risparmio. Ma i dati diffusi dall’Istat parlano anche del Nord est, sul podio per crescita e occupazione rispetto alla media nazionale, e dei profitti delle imprese, ai minimi storici degli ultimi 20 anni. L’Istituto registra infatti che nei primi tre mesi del 2019 la quota di profitto – che riguarda le società non finanziarie e il reddito da capitale ottenuto sul valore aggiunto prodotto – è al 40,7%, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Si tratta del valore più basso registrato nell’attuale serie storica di riferimento, avviata nel 1999.

Pressione fiscale – Nei primi tre mesi del 2019 è risultata del 38,0%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’istituto nazionale di statistica, specificando che si tratta del picco dal 2015 nel confronto fra trimestri, precisa che anche in questo caso vale solo il confronto annuo, tra stessi trimestri. Nel primo la pressione fiscale mostra un livello più basso rispetto al resto dell’anno. Ripercorrendo a ritroso i livelli registrati dalla pressione fiscale, sempre nel confronto tra primi trimestri, l’Istat ricorda che, appunto, nel 2018 era stata pari al 37,7%, stesso dato rilevato nel 2017, mentre nel 2016 era stata pari al 37,9%. Per trovare un dato superiore a quello del primo trimestre del 2019 si deve torna quindi a inizio 2015, quando era stato toccato un valore pari al 38,9%.

Nord Est sul podio per crescita e occupazione rispetto alla media nazionale– Nella ‘stima preliminare del pil e dell’occupazione territoriale 2018’, si legge che nel 2018 il Pil messo a segno dall’area è stato pari al +1,4%, con una dinamica particolarmente vivace del settore dell’industria in senso stretto che ha registrato un +3,2%. Modesta invece la performance nel Mezzogiorno , +0,4%, nonostante il risultato positivo delle costruzioni con un +4,1%. Sul fronte occupazione il Nord-estsegna il +1,1%, +2,3% nell’industria; più contenuti i valori al Sud, nel Mezzogiorno che registra +0,7% ma con un marcato aumento nel settore dei servizi finanziari, immobiliari e professionali +3%.

Consumi e risparmi delle famiglie – Dopo due cali consecutivi, si registra però un aumento del potere d’acquisto delle famiglie, cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,9%.  Torna così a segnare un nuovo massimo dal 2012, ma resta ancora sotto il picco pre-crisi, toccato nel 2007 (-5,7%). Per l’istituto si tratta di “un marcato recupero” del reddito che, “grazie alla frenata dell’inflazione, si è trasferito direttamente in crescita del potere d’acquisto”. I consumi delle famiglie nei primi tre mesi del 2019 sono cresciuti in termini nominali dello 0,2%, frenando su base congiunturale (erano aumentati dello 0,6% alla fine del 2018). Invece, la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari all’8,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Fonte

fisco

PERPLESSITÀ PACE FISCALE: CONDONO O MAXIROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE EQUITALIA?

Durante il 244esimo anniversario della fondazione della Guardia di Finanza, Salvini ha annunciato di voler introdurre un condono per le cartelle fino a 100.000 euro, per chiudere i debiti di tanti imprenditori, commercianti e professionisti.

La misura non avrà finalità di condono ma intende agevolare i contribuenti che, pur volendo, non potrebbero pagare i proprio debiti a causa di problemi economici.

Capire, oggi, come funziona la pace fiscale e chi potrà richiedere il condono delle cartelle Equitalia non è così semplice: le novità che emergono quotidianamente sono tante e spesso divergono tra loro.

Ma innanzitutto cos’è la pace fiscale e qual è il programma attualmente previsto dal nuovo Governo?

Ai contribuenti con debiti nei confronti del Fisco, stando a quanto previsto dal programma di Lega e M5S, verrà data la possibilità di aderire alla pace fiscale pagando una percentuale minima della cartella: l’importo dovuto verrà calcolato in base alla specifica situazione economica di ciascun soggetto ammesso alla procedura.

Potrebbero inoltre essere previste tre diverse aliquote di pagamento, pari al 25%, al 10% e al 6%, applicate in base al reddito. Ancora, secondo quanto previsto dal contratto di Governo Lega e M5S, soggetti ammessi alla pace fiscale potrebbero essere tutti i contribuenti con debiti fino a 200.000 euro. È necessario chiarire che per Lega e M5S, secondo quanto dichiarato in più interviste da Salvini e Di Maio così come trascritto all’interno del Contratto di Governo, la pace fiscale non sarà un condono ma una sorta di maxi rottamazione delle cartelle Equitalia per i contribuenti falliti che non hanno potuto pagare Irpef, Iva, contributi Inps e altre imposte.

Ad oggi non è ancora stata approvata alcuna legge ma è chiaro che nelle intenzioni del Governo Conte uno dei primi provvedimenti da approvare sia proprio la pace fiscale, misura necessaria anche per reperire le risorse necessarie all’introduzione della flat tax.

Pace fiscale: cos’è e come funziona il “condono” delle cartelle Equitalia

Potranno aderire alla pace fiscale i contribuenti con cartelle emesse fino al 2014, pari ad un massimo di 200.000 euro e l’importo da pagare sarà pari al 25%, al 10% e al 6% in base al reddito del debitore.

Purtroppo qui sorgono i primi dubbi: Salvini ha dichiarato di voler chiudere soltanto le cartelle fino a 100.000 euro.

Offriamo alcuni esempi di calcolo per capire come funziona:

pace fiscale al 6% per debiti di 150.000 euro di un contribuente in difficoltà economica: l’importo da pagare con il meccanismo di saldo e stralcio sarà pari a 9.000 euro;

pace fiscale al 10% per debiti di 150.000 euro di un contribuente con una situazione economica nella media: saldo e stralcio e pagamento di 15.000 euro per mettersi in regola con il fisco;

pace fiscale al 25% per debiti di 150.000 euro di un contribuente in buone condizioni economiche: importo da pagare pari a 37.500 euro.

In media, secondo i calcoli effettuati da Lega e M5S, sarà necessario pagare il 15% del proprio debito fiscale per regolarizzare la propria posizione nei confronti del Fisco.

Quando sarà in vigore la pace fiscale?

Ad oggi la pace fiscale è soltanto un punto del programma di Lega e M5S in quanto il Governo Conte non ha formalmente ancora avviato la propria attività legislativa.

Fonte: Associazione Difesa Consumatori

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NUOVO MODELLO FISCALE A DUE ALIQUOTE NEL PIANO DEL GOVERNO CONTE: 15% e 20% IN BASE AL REDDITO

La rivoluzione fiscale è rimandata ma solo in parte, a partire dal 2020 i cambiamenti saranno consistenti; le famiglie italiane potranno contare su due aliquote,  con risparmi soprattutto per i contribuenti appartenenti alla fascia medio alta.

Per chi guadagna di meno, scatterà un meccanismo di deduzioni e detrazioni che dovrebbe distribuire i vantaggi su tutte le fasce di reddito. Inoltre verrà inserita una clausola di salvaguardia che consentirà in ogni caso di non pagare più tasse rispetto ad oggi.

Che cos’è la flat tax? La flat tax è un modello fiscale che si applica attraverso l’introduzione di una tassa piatta basata SOLO ed esclusivamente su 1 aliquota bassa e unica per tutti, capace di ridurre fortemente l’evasione e di aumentare le entrate dello Stato. In pratica la flat tax è una tassa piatta e unica, molto più bassa di quelle attualmente presenti in Italia, che qualora introdotta, porterebbe ad avere un’imposta unica sui redditi intorno al 15-20%.

FAMIGLIE: DUE ALIQUOTE La rivoluzione vera e propria scatterà nel 2020 e, quindi, con le dichiarazioni del prossimo anno. In sostanza, più che una flat tax si dovrebbe parlare di una ‘dual tax’, poiché appunto prevede due aliquote. Una del 15% per i redditi familiari fino a 80mila euro, l’altra al 20% per chi guadagna di più. Per la prima fascia, inoltre, dovrebbe scattare una riduzione fissa di 3mila euro. Per i redditi fino a 35mila euro, la riduzione riguarderà tutti i familiari. Fra i 35 e i 50mila euro, la riduzione scatterà solo per i familiari a carico. La rivoluzione fiscale del governo giallo-verde dovrebbe costare fra i 35 e i 40 miliardi. Oggi invece ci sono 5 aliquote e altrettanti scaglioni Irpef. Il primo comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 0 e 15.000 euro l’anno. In questo caso l’aliquota Irpef è del 23%. Il secondo scaglione va da 15.001 a 28.000 euro, con un’aliquota del 27%. Il terzo scaglione è compreso tra 28.001 e 55.000 euro e l’aliquota è fissata al 38%. Il quarto coinvolge i contribuenti da 55.001 a 75.000 euro: l’aliquota è del 41%. Oltre i 75.000 euro di reddito, quinto e ultimo scaglione, aliquota al 43%.

IMPRESE: 15% – Per le imprese individuali e le società di persone la flat tax esiste già. Si chiama Iri (imposta sul reddito di impresa) ed è stata introdotta con la finanziaria del 2017. L’aliquota, però, è del 24%, molto più alta della flat tax per le imprese che nel contratto giallo-verde si attesta sul 15%. Il risparmio potrebbe essere considerevole.

Meno Irpef ma più Iva? Per ora è solo un’ipotesi ma l’idea di spostare una parte del carico fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette non è mai tramontata del tutto. E potrebbe dare un contributo sostanzioso per far partire la riforma fiscale. Se davvero l’esecutivo ha intenzione di disinnescare completamente le clausole di salvaguardia sottoscritte dall’Italia con Bruxelles, dovrebbe tirare fuori almeno 31,5 miliardi nei prossimi due anni (12,4 nel 2019 e 19,1 nel 2020). Tutti interventi per i quali occorre trovare coperture strutturali e non una tantum. Se le clausole non saranno cancellate nella prossima manovra, dal primo gennaio 2019 l’aliquota intermedia dell’Iva passerà dal 10 al 12%, e al 13% dal 2020, mentre l’aliquota ordinaria passerà nel 2019 dal 22 al 24,2% e al 24,9% nel 2020, anno in cui scatterà anche l’aumento delle accise sui carburanti per 300 milioni. Per il momento, tuttavia, tutte le forze politiche si sono dette contrarie all’aumento dell’Iva. Operazione difficile da giustificare dopo una campagna elettorale che ha avuto proprio nel taglio delle tasse uno dei principali cavalli di battaglia.

COPERTURE : Per finanziare la flat tax Lega e M5S prevedono una sorta di rottamazione delle cartelle ex Equitalia accumulate fino al 2015. Lo sconto sarà però legato al reddito del contribuente moroso. E saranno favoriti i cittadini più deboli. Ci sarà anche una revisione dei trasferimenti dello Stato alle imprese: oggi si attestano intorno ai 30 miliardi.

Fonte: ADICO

la battaglia delle tasse

PROPOSTE E PROMESSE DEI PARTITI: LA BATTAGLIA DELLE TASSE

Non si sa quando si voterà e già fioccano le promesse. I partiti incentrano la campagna elettorale sulle tasse, ma la stretta della Bce e gli obblighi con Bruxelles mettono in dubbio la realizzazione di questi loro impegni.

Mark Twain diceva che per capire la razza umana bisognerebbe osservarla in tempo di elezioni. Non è ancora chiaro quando voteremo, eppure la campagna elettorale è iniziata da un pezzo. Fioccano le promesse, abbondano i proclami, la propaganda prende il sopravvento sul buon senso. Nella visita di accreditamento a Washington Luigi Di Maio ha abbozzato una manovra choc per abbassare le tasse, tagliare il costo del lavoro, aumentare gli investimenti pubblici. Se a questo aggiungiamo il costosissimo reddito di cittadinanza, il programma dei Cinque Stelle vale decine di miliardi di nuove spese. A quasi vent’anni dall’impegno concreto di meno tasse per tutti, Silvio Berlusconi promette il raddoppio delle pensioni minime, l’abolizione di ogni tassa sulla casa, sulle donazioni, dell’imposta di successione e del bollo auto: tutti impegni incompatibili con il terzo debito del mondo. Anche Matteo Renzi fa la sua parte nel rivangare gli impegni mancati: dopo aver garantito il taglio dell’Irpef nel 2018, ora dice che lo realizzerà nella prossima legislatura. L’altro Matteo – Salvini – propone una flat tax al 15 per cento. Ma con quale credibilità senza un piano di riduzione delle spese?

La politica ha il diritto di vendere sogni, l’informazione il dovere di mettere in guardia da essi. L’economia italiana cresce a ritmi che non si vedevano da un lustro, e per questo Standard and Poor’s ha alzato il rating sovrano dell’Italia. Resta il fatto che buona parte di quella crescita la si deve a tre anni di politica monetaria ultraespansiva e ai tassi zero di Mario Draghi. A gennaio il piano straordinario di acquisto di titoli pubblici della Banca centrale europea si dimezzerà (da sessanta a trenta miliardi al mese) e con esso verranno meno gli enormi risparmi sugli interessi sul debito. Il parlamento sta discutendo una Finanziaria che accumula più deficit di quanto concordato con Bruxelles, e questo significa che il primo atto del nuovo governo (o l’ultimo del vecchio) sarà probabilmente una manovra correttiva per qualche miliardo. Renzi è convinto di poter piegare le resistenze della Commissione «tornando a Maastricht», ovvero con un deficit vicino al tre per cento del Pil. Peccato che l’impegno per il 2018 ammonti alla metà.

Le proposte dei partiti:

FORZA ITALIA

Cavalli di battaglia di Berlusconi flat tax e abolizione del bollo sull’auto.

ROBERTO GIOVANNINI. È ancora prestissimo per poter parlare di un vero e proprio programma elettorale per Forza Italia o per la coalizione di centrodestra. Ma non c’è dubbio: ancora una volta il caposaldo della campagna di Silvio Berlusconi e Forza Italia saranno le tasse. Tre sono le proposte principali allo studio: la flat tax, ovvero l’imposta sul reddito con aliquota unica, l’abolizione della tassa di successione, l’eliminazione del bollo sulla «prima auto» posseduta.

Il cavallo di battaglia è chiaramente la flat tax, linea sposata anche dalla Lega. L’aliquota unica, eliminando gli scaglioni crescenti, per definizione riduce fortemente la progressività favorendo i redditi più alti, che risparmieranno di più: nello schema di Forza Italia fattore di parziale riequilibrio a favore dei più poveri è l’innalzamento a 12.000 euro della «no tax area» esente da Irpef. Il vantaggio atteso (a parte gli effetti su consumi e crescita) è l’emersione del nero e del sommerso, che contribuirà a spingere il gettito.

L’intenzione è quella di arrivare gradualmente a fine legislatura a una aliquota vicina al 20%. Ma sin dai primi cento giorni si comincerà a tagliare aliquote e scaglioni. Le risorse per coprire la riforma verranno dalla riduzione della spesa per interessi sul debito, dalla spending review, ma soprattutto dall’eliminazione delle agevolazioni fiscali (le tax expenditures, come le detrazioni per i figli o per i mutui e le esenzioni Iva).

Sul fronte previdenziale, Berlusconi ha promesso una pensione minima di 1000 euro su 13 mensilità, oltre all’estensione degli assegni pensionistici a mamme e casalinghe. Modifiche in vista anche sui requisiti di pensionamento, da definire. Per chi ha redditi bassi, sotto la soglia dei 12.000 euro (di più per le famiglie), ci sarà una «imposta negativa», un sussidio per raggiungere un reddito minimo definito «di dignità».

PARTITO DEMOCRATICO

Renzi punta a cambiare l’Irpef lasciando solo tre aliquote

ALESSANDRO DI MATTEO. Meno fiscal compact, meno tasse: sono questi i pilastri del programma economico con il quale il Pd si presenterà alle prossime elezioni. Matteo Renzi ha cominciato da mesi a tracciare le linee-guida della proposta del partito e la filosofia è quella riassunta dallo slogan «Back to Maastricht», ovvero rimettere in discussione il vincolo di bilancio Ue siglato nel 2012, che lega molto le mani ai governi, e tornare ai parametri del trattato di Maastricht, decisamente più generosi.

In termini concreti, si tratta di far risalire il deficit al 2,9% del Pil, «un’operazione che libererebbe dai 30 ai 50 miliardi». Soldi da usare innanzitutto per ridurre le tasse, secondo Renzi. In primavera l’ex premier aveva parlato di una riforma dell’Irpef che riducesse le aliquote a tre, contro le cinque attualmente in vigore.

Il fatto è che il tema non è apprezzato da tutti nel partito, e tantomeno nel resto del centrosinistra con il quale in questi giorni il Pd sta provando a ricucire un accordo. In un documento dell’area Orlando si avverte: «Una riduzione delle tasse per tutti sarebbe un errore, come lo è stato l’eliminazione dell’imposta sulla prima casa anche per i più ricchi».

Su questo il leader Pd va avanti, ancora lunedì scorso in direzione ha affermato che in campagna elettorale «ci saranno tre proposte in campo: una flat tax a destra, una misura di assistenzialismo a sinistra, e la nostra proposta di riduzione delle tasse che deve partire dall’Irpef». Rispetto a qualche mese fa, però, Renzi potrebbe andare incontro ad alcune delle critiche e proporre un taglio delle tasse solo «per chi crea lavoro, per le famiglie e per chi ha di meno», come recita il documento approvato alla conferenza programmatica. Allo studio anche misure fiscali a favore di «giovani e donne».

MOVIMENTO 5 STELLE

I grillini guardano al modello Trump. Fare deficit, tagliando le imposte

ILARIO LOMBARDO. Non è che di fisco il M5S se ne fosse occupato granché. Anzi, il tema ha latitato per anni nel programma grillino. Ora, invece, Luigi Di Maio ne ha capito l’importanza in termini elettorali e, in vista della corsa per Palazzo Chigi, ne ha fatto il perno della sua offerta politica. Il candidato premier del M5S guarda alla Trumpnomics: da Washington ha detto di avere a modello la ricetta del tycoon. Due i pilastri: fare deficit e taglio delle tasse. Uno conseguente all’altro.

Agli esperti del M5S il compito di declinare quella che per ora è un’ambizione. Di Maio ha detto di non avere ancora percentuali in mente (tipo la flat tax di Matteo Salvini), ma chi si sta dedicando al dossier lavora su alcuni precisi binari. L’idea è di semplificare le aliquote Irpef per aiutare i redditi più bassi e il ceto medio. Le alternative potrebbe essere diminuire gli scaglioni (facendoli passare da cinque a tre) oppure tagliare quelli più bassi. Da questo punto di vista le somiglianze con Trump sarebbero più che altro di forma, visto che il presidente punta al taglio universale delle tasse, anche per i contribuenti ricchi. Ma è sulle imprese che il M5S intende importare la riforma fiscale di Trump, su cui però gli stessi repubblicani lo stanno contrastando al Congresso. Resterebbero le differenze tra Usa e Italia. Perché l’americano vuole abbattere (dal 35% al 15%) l’imposta sugli utili delle imprese, mentre i 5 Stelle hanno in mente di intervenire su altre voci. Per esempio puntando alla deducibilità delle tasse locali. In prospettiva, però, l’obiettivo resta quello di sempre: sgravare le imprese il più possibile dall’Irap, imposta regionale sulle attività produttive, dando precedenza magari alle start up e a chi produce innovazione. 

Fonte: Adico 

Manovra finanziaria 2018-2020

MANOVRA FINANZIARIA – TUTTE LE MISURE DEL GOVERNO

Nella manovra finanziaria sono quattro le priorità per il 2018: disoccupati, lotta alla povertà, competitività delle imprese e rinnovo dei contratti pubblici. Respinte le richieste dei sindacati sulle pensioni e niente abolizione del superticket.

Giovani

Doppio bonus assunzioni

Per i giovani neoassunti, il bonus sarà doppio. E anche se parliamo della legge di Bilancio 2018 lo sconto varrà anche per chi verrà contrattualizzato a novembre e dicembre. Nella manovra il governo ha infatti inserito due diverse misure: una per gli under 29 che potranno essere assunti con un contratto a tempo indeterminato col dimezzamento dei contributi per tre anni. E una seconda misura per chi ha tra i 29 e i 35 anni: in questo caso però è possibile godere della decontribuzione del 50 per cento per un anno e soltanto se si tratta del primo contratto a tempo indeterminato. L’età di chi potrà beneficiare dello sconto, come ha spiegato il governo, scenderà nei prossimi anni. Per il Mezzogiorno invece la decontribuzione destinata ai giovani senza lavoro tra i 16 e i 24 anni ed ai disoccupati da almeno sei mesi, sarà del 100% grazie all’uso dei fondi europei.

Previdenza

Nessuno stop ai 67 anni, maglie più larghe per l’Ape social

Sull’età pensionabile ieri Gentiloni è stato tassativo: «C’è una legge in vigore che il governo intende rispettare». Dunque nessuna deroga come chiedono da mesi i sindacati al meccanismo che, a fronte dell’aumento delle aspettative di vita, a partire dal 2019 innalzerà a 67 anni l’età per lasciare il lavoro. Ciò non toglie che si possano individuare alcuni strumenti per consentire ad alcune fasce di lavoratori di lasciare prima. Nella manovra finanziaria, come ha spiegato il premier, «ci sono diverse misure, 3 o 4, che riguardano forme di incentivazione degli anticipi pensionistici attraverso l’Ape sociale».

Alcuni di questi interventi sono già stati messi a punto abbastanza in dettaglio. Il più importante riguarda le donne, alle quali verrà concesso uno «sconto» sugli anni di contribuzione più forte di quello in vigore: da 3 mesi per ogni figlio si passa infatti a 6 mesi (i sindacati però chiedevano un anno), con un tetto massimo di due anni. Inoltre è previsto che possa accedere all’Ape sociale non solo chi è stato licenziato ma anche chi finisce un contratto a termine (a condizione che nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto abbia maturato 18 mesi da dipendente). Quindi viene stabilizzata e razionalizzata la Ria, la rendita integrativa temporanea anticipata.

Per i sindacati, che ieri prima della riunione del cdm hanno incontrato il ministro del Lavoro Poletti, «sulla previdenza mancano molte risposte». E per questo hanno ottenuto di aggiornare a data da destinarsi il tavolo di confronto. Come ha spiegato Susanna Camusso, infatti, Cgil, Cisl e e Uil non solo si aspettano che venga bloccato l’automatismo dei 67 anni, ma chiedono impegni precisi sulle pensioni dei giovani, sulla previdenza complementare e la gestione delle domande dell’Ape social. «Su tutto questo non ci sono risposte – hanno lamentato i tre segretari – e c’è grande distanza rispetto agli impegni assunti con la fase due».

Ricercatori

Un posto per 1500

Con la manovra finanziaria 2018 verranno assunti oltre 1.500 ricercatori dell’università. «Dopo molti anni si tratta di linfa vitale alla ricerca, segno che il paese può investire in capitale umano, il più importante di tutti» ha commentato Padoan. Per il ministro dell’Istruzione e dell’Università Valeria Fedeli questo è «un segnale forte. Accelerare gli investimenti in questo settore vuol dire avere una visione a lungo termine. Dopo tanti anni siamo tornati a investire sulle nuove generazioni. Un segnale concreto per l’oggi, un contributo importante per il domani del nostro Paese».

Nella Legge di Bilancio sono state inserite altre misure rivolte al mondo della scuola e dell’università: è stato infatti confermato l’impegno relativo agli scatti di anzianità dei docenti universitari come l’impegno di armonizzare le retribuzioni dei dirigenti scolastici con le altre figure della dirigenza pubblica».

Basket

“Tam Tam”si salva così

Non c’entra tanto col Bilancio, ma tant’è. Spunta anche una norma «salva-Tam Tam», la squadra di basket di Castelvolturno composta da giovani immigrati esclusa dai campionati giovanili. Viene consentito il tesseramento annuale anche ai minorenni extracomunitari non in regola coi permessi di soggiorno purché abbiano fatto 4 mesi di scuola.

Città e lotta allo smog

Arriva un “bonus verde” per lavori nei giardini e nei terrazzi

Arriva un «bonus verde» per rafforzare la guerra allo smog ed al tempo stesso abbellire le nostre città. La nuova misura inserita nella legge di bilancio, prevede in particolare una detrazione del 36% per la «sistemazione a verde» di aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari private di qualsiasi genere dai terrazzi ai giardini, anche condominiali. Il bonus varrà anche per le spese legate agli impianti di irrigazione nonché per i lavori di recupero del verde di giardini di interesse storico.

«Soddisfatto» per l’inserimento nella manovra finanziaria di questa misura il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. «Misura positiva» la definisce il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci che però aspetta di leggere il testo «per valutare anche l’insieme delle misure per rafforzare il credito di imposta, l’ecobonus e il sismabonus. Per Coldiretti si tratta di «una misura importante per favorire la diffusione di parchi e giardini in città capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento», visto che una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e che un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno.

Il ministero dell’Agricoltura segnala poi che nel testo è prevista anche la nascita dei «Distretti del cibo», realtà che uniscono imprese agricole, agroalimentari e sociali per fare rete nello sviluppo del territorio. L’obiettivo in questo caso è quello «di promuovere l’integrazione delle filiere anche con le attività commerciali di prossimità e la crescita della sostenibilità». Vengono confermate infine l’agevolazione Iva per le carni e l’eliminazione delle tasse agricole con la cancellazione di Imu, Irap e Irpef per chi vive di agricoltura.

Sempre in tema di incentivi confermato anche l’ecobonus (finestre, caldaie, ecc) anche se dall’anno prossimo le detrazioni scendono dal 65 al 50%.

Affitti

Cedolare secca anche nel 2018

La cedolare secca sugli affitti concordati, introdotta col Piano casa del 2014 ed in scadenza a fine anno, è stata confermata anche per l’anno venturo. Agenti immobiliari e associazioni del commercio ora premono sul governo perchè questa misura venga estesa anche ai negozi allo scopo di risollevare il mercato delle locazioni commerciali.

Nuovi poveri

Altri 2,7 miliardi in tre anni per il reddito di inclusione

Il governo rafforza la lotta contro la povertà aumentando gli stanziamenti destinati ad alimentare il nuovo Reddito di inclusione (Rei). Sul piatto di sono 600 milioni di euro in più per il 2018, che salgono a 900 nel 2019 ed a 1,2 miliardi nel 2020. Sul fronte delle politiche attive arriva invece l’assegno di ricollocazione anticipato, con accordo su base volontaria, durante il periodo di cassa integrazione. Chi trova un posto di lavoro prima dell’esaurimento della Cig può avere il 50% del residuo di Cig (detassato sino a 9 mensilità), mentre per chi assume lavoratori in Cigs che partecipano a ricollocazione anticipata sono previsti sgravi al 50% per 18 mesi se il contratto è a tempo indeterminato e di 12 se è a tempo determinato.

Impresa 4.0

Rafforzati gli incentivi. Piano da 10 miliardi di euro

C’è la riconferma sia del super ammortamento per i beni ordinari (limato però al 130%) sia dell’iperammortamento al 250% destinato all’innovazione tecnologica. In aggiunta un credito d’imposta del 50% sulle spese destinate alla formazione digitale del personale ed un nuovo «fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività» destinato ad accrescere la competitività del sistema economico in chiave 4.0 che servirà a finanziare progetti di ricerca e a favorire il trasferimento dei risultati verso il sistema produttivo. «Tutto il pacchetto Impresa 4.0 è stato inserito nella manovra. Si tratta di più di 10 miliardi di finanziamenti a sostegno delle imprese che investiranno in innovazione» conferma il ministro dello Sviluppo Calenda.

Pubblico impiego

Ok al rinnovo dei contratti

Dopo tanti annunci la legge di Bilancio ufficializza la ripresa della contrattazione in tutta la Pa con l’obiettivo di assicurare aumenti medi mensili pari a 85 euro lordi per il triennio 2016-2018. «Impegno mantenuto. Si rinnovano i contratti per donne e uomini nella #PA come da accordo raggiunto il 30 novembre 2016» ha twittato ieri il ministro Madia.

Fonte La Stampa

IVA sulla Tia-Veritas

IVA SULLA TIA: ANCORA POCO TEMPO PER CHIEDERE I RIMBORSI A VERITAS

Iva sulla Tia, si riduce sempre piu’ il tempo per chiedere i rimborsi a Veritas. Garofolini: “chi non ha ancora bloccato la prescrizione, si affretti”. Continua nella sede di Adico il servizio di calcolo del credito maturato.

La prescrizione scatterà nel 2020, fra soli tre anni. Intanto per la maggior parte delle famiglie Veneziane servite da Veritas – circa 340 mila – il credito nei confronti dell’azienda si riduce sempre più. Nell’annosa questione dell’Iva sulla tia pagata ingiustamente dagli utenti a Veritas fra il 2002 e il 2010, troppe famiglie non hanno ancora chiesto il blocco della prescrizione e, più i mesi passano, più si riduce il credito maturato, ormai sceso del 70%. “Il nostro consiglio – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – è quello di affrettarsi per richiedere il rimborso e quindi bloccare la prescrizione dello stesso ed evitare che vada estinto nel 2020. Sono ancora troppe le famiglie che non hanno agito in questo senso ed è un peccato perché ora che si possono rivendicare ancora più di tre anni (tre anni e tre mesi) di rimborsi, le somme sono comunque interessanti e possono superare, anche di molto, i 100 euro. Più avanti si va e più questi soldi si riducono”. In tale contesto, a partire da questa estate, Adico ha avviato nella propria sede un servizio di calcolo del rimborso che permette anche di bloccare la prescrizione che permette alle persone di recuperare almeno più di tre anni di Iva ingiustamente pagata. “Abbiamo avuto tantissime richieste – continua Garofolini – e abbiamo svolto le pratiche per più di cento persone in pochi appuntamenti. Per chi non abbia già richiesto il blocco della prescrizione è meglio che si affretti. Anche perché più pressione viene fatta dagli utenti su Veritas e più l’azienda sarà stimolata a richiedere i soldi al Ministero e prima arriveranno i rimborsi”. Il prossimo appuntamento con il servizio (gratuito per i soci) proposto da Adico è in programma venerdì prossimo.

Per fissare l’appuntamento è necessario contattare la segreteria dell’associazione allo 041-5349637 da lunedì al venerdì con orario 9-13 e 15-19.

Ecco alcune informazioni riguardo l’iniziativa:

  • Chi abita nel Comune di Venezia è sufficiente che porti una fattura qualsiasi della tassa dei rifiuti (se non ha più di un codice cliente).

  • Chi invece abita in un altro Comune, ma sempre servito da Veritas, dovrà portare, se ancora in possesso, tutte le fatture del servizio rifiuti di Veritas anteriori al 2010 (e, sempre se possedute ancora, le relative ricevute di pagamento.

Il servizio comprende:

  • l’assistenza nelle operazioni di registrazione al sito di Veritas S.p.A. per l’accesso alle fatture della tassa rifiuti degli anni 2007-2010 del singolo socio Adico;

  • l’effettuazione delle operazioni di conteggio degli importi da richiedere in restituzione, di cui sarà comunicato direttamente l’ammontare ad Adico ed al socio Adico;

  • la redazione della richiesta di restituzione degli importi a Veritas in favore del singolo socio Adico e la fornitura della stessa ad Adico.

rottamazione delle cartelle

ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE: IL 31 LUGLIO SCADE LA PRIMA RATA

È partito il conto alla rovescia per la rottamazione delle cartelle. Il prossimo 31 luglio scade il termine entro il quale effettuare il pagamento della prima o unica rata.

Si avvicina la scadenza per la cosiddetta rottamazione delle cartelle: una scadenza molto importante per milioni di italiani che hanno un contenzioso col Fisco. Di fatto il mancato pagamento della prima rata fa decadere tutti i benefici della rottamazione e dà il via ad una nuova cartella che questa volta non sarà “scontata”.

Chi ha visto accolta la domanda per la rottamazione delle cartelle, deve aver ricevuto una comunicazione da Equitalia (ora Agenzia delle Entrate-Riscossione) entro e non oltre il 15 giugno 2017.
Nella comunicazione sono specificati quali sono i debiti che effettivamente possono rientrare nella definizione agevolata, comunicate le nuove scadenze di pagamento e la cifra da corrispondere nelle varie rate tramite RAV precompilato, spedito insieme alla comunicazione.

Per facilitare la vita dei contribuenti, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha realizzato una serie di servizi online di immediato utilizzo: dalla possibilità di richiedere la copia della comunicazione delle somme dovute al servizio ContiTu, che permette di scegliere di pagare in via agevolata solo alcune delle cartelle e degli avvisi. Le cartelle possono essere pagate attraverso vari canali:

SPORTELLI BANCARI – Presentando allo sportello il bollettino RAV ricevuto, il contribuente può chiedere l’addebito sul proprio conto oppure può pagare con carta di credito o prepagata, bancomat e anche in contanti per importi sotto i 3 mila euro, nel rispetto della normativa antiriciclaggio.

INTERNET BANKING – Bisogna collegarsi al sito della propria banca ed inserire il numero del bollettino RAV e l’importo da pagare. Il numero è sufficiente per identificare il pagamento e il contribuente a cui è riferito il debito, quindi non è obbligatorio indicare la causale.

SPORTELLI BANCOMAT – È possibile pagare i bollettini della definizione agevolata direttamente agli sportelli ATM abilitati, utilizzando la propria tessera bancomat e accedendo al servizio per il pagamento dei RAV.

UFFICI POSTALI – È sufficiente presentare il bollettino RAV ricevuto dall’Agente della riscossione. Il contribuente può chiedere l’addebito sul proprio conto se è cliente Banco Posta. Può pagare con le carte BancoPosta e anche in contanti per importi sotto i 3 mila euro, nel rispetto della normativa antiriciclaggio. È possibile pagare i bollettini direttamente agli sportelli ATM di Poste Italiane ovvero ai chioschi abilitati utilizzando le carte BancoPosta.

TABACCAI CONVENZIONATI CON BANCA 5 SPA, SISAL E LOTTOMATICA – Si può pagare in contanti (fino a mille euro), con il bancomat o con la carta di credito (fino a 5 mila euro dai tabaccai e fino a 1.500 euro nei punti Sisal e Lottomatica).

SITO INTERNET AGENZIA DELLE ENTRATE E APP EQUICLICK – Il contribuente può pagare il bollettino RAV collegandosi alla sezione pagamenti e inserendo il proprio codice fiscale, il codice RAV riportato nel bollettino e l’importo. Successivamente potrà scegliere tra molteplici operatori (banche, Poste e altri istituti di pagamento) che mettono a disposizione diverse modalità – bonifico, carte di credito, debito, prepagate, bollettino, addebito in conto – sulla piattaforma PagoPA.

SPORTELLI DI AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE – Il contribuente non deve necessariamente presentare il bollettino RAV ricevuto dall’Agente della riscossione, ma può richiedere di pagare indicando anche solo il proprio codice fiscale. Si può pagare con carta di credito o prepagata, bancomat e con titoli di credito, quali assegni circolari, assegni postali vidimati, vaglia cambiari emessi dalla Banca d’Italia e assegni di conto corrente bancario e postale, nel limite di 20 mila euro, intestati all’ordine dell’Agenzia delle entrate-Riscossione. Si può pagare anche in contanti per importi sotto i 3 mila euro.
Inoltre sono previste aperture straordinarie di molti sportelli normalmente chiusi.

Per informazioni https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/#

IVA sulla TIA-rimborsi Adico

RIMBORSO DELL’IVA SULLA TIA, BOOM DI RICHIESTE PER IL SERVIZIO DI CALCOLO DEL CREDITO OFFERTO DALL’ ADICO.

Grande successo dell’iniziativa proposta da Adico per ottenere da Veritas il rimborso dell’IVA sulla TIA (ex tassa sui rifiuti). TUTTO “ESAURITO” FINO A VENERDI’ 14 LUGLIO.

I cittadini mestrini e veneziani non si sono arresi e rivogliono da Veritas il rimborso Iva sulla Tia ingiustamente pagata dal 2000 al 2010. Lo dimostra l’incredibile successo dell’iniziativa proposta da Adico, in programma a partire da oggi pomeriggio nella sede dell’associazione. Il servizio di calcolo del credito maturato e di invio della richiesta di rimborso (con relativo blocco della prescrizione), completamente gratuito per i soci, è già stato prenotato da decine di persone tanto che ora i prossimi appuntamenti liberi sono per venerdì 14 luglio. “Come avevamo previsto – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’associazione – gli utenti di veritas sono molto interessati al servizio che abbiamo deciso di proporre. I rimborsi dell’iva sulla Tia sono dovuti e non si capisce perché non arrivino. Forse perché quando di mezzo ci sono i singoli cittadini si è convinti di non dover rispettare le sentenze come quella emanata nel 2016 dalle sezioni unite della Cassazione, che ha confermato l’illegittimità dell’iva sulla tia? Beh, noi comunque non ci fermiamo e intanto presentiamo il conto per quegli utenti che non l’hanno ancora fatto”.

Per prenotare l’appuntamento è necessario chiamare la segreteria di Adico allo 041-5349637 dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Chi abita nel Comune di Venezia è sufficiente che porti una fattura qualsiasi della tassa dei rifiuti (se non ha più di un codice cliente).

Chi invece abita in un altro Comune, ma sempre servito da Veritas, dovrà portare, se ancora in possesso, tutte le fatture del servizio rifiuti di Veritas anteriori al 2010 (e, sempre se possedute ancora, le relative ricevute di pagamento).

Il servizio comprende:

  • l’assistenza nelle operazioni di registrazione al sito di Veritas S.p.A. per l’accesso alle fatture della tassa rifiuti degli anni 2007-2010 del singolo socio Adico;

  • l’effettuazione delle operazioni di conteggio degli importi da richiedere in restituzione, di cui sarà comunicato direttamente l’ammontare ad Adico ed al socio Adico;

  • la redazione della richiesta di restituzione degli importi a Veritas in favore del singolo socio Adico e la fornitura della stessa ad Adico.

     

IMU e TASI

SCADENZA IMU E TASI, COSA FARE PER METTERSI IN REGOLA

Qui le istruzioni per pagare IMU e TASI anche se in ritardo e regolarizzare la propria posizione.

Tempo scaduto per il pagamento dell’acconto di Imu e Tasi. Se non è stato possibile rispettare la scadenza del 16 giugno, però, non tutto è perduto, e mettersi in regola ha un costo davvero irrisorio. Per chi pagherà entro il 30 del mese, infatti, le sanzioni sono ridotte ai minimi termini grazie al “ravvedimento sprint”, che consente di rimediare con un costo davvero irrisorio. Possibile comunque mettersi in regola anche più avanti approfittando del ravvedimento operoso che può essere utilizzato entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione, ossia entro il 30 giugno del prossimo anno, pagando anche in questo caso sanzioni ridotte. Ecco tutte le possibili opzioni.

Ravvedimento sprint con sanzioni minime – La prima opportunità è quella di pagare entro 14 giorni dalla scadenza del termine originario, quindi entro il prossimo 30 giugno. Chi sceglie questa opzione dovrà versare solo una sanzione pari allo 0,1% del tributo per ogni giorno di ritardo (ossia 1 centesimo in più ogni 10 euro), più gli interessi legali, maturati fino al giorno del pagamento. Attualmente il tasso di interesse è pari allo 0,1% all’anno. Di fatto non si pagano interessi finché non si raggiungono i 5 centesimi, dato che l’importo del tributo deve essere arrotondato all’euro.

Il ravvedimento entro i 30 giorni – Per chi decide di pagare più in là, quindi dal 1° al 16 luglio, ossia entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione è in cifra fissa e pari all’1,5% del dovuto, vale a dire 1,5 euro ogni 100. A questa cifra vanno aggiunti gli interessi calcolati su base giornaliera.

Fino al 30 giugno 2018 ravvedimento lungo – Superato il termine scatta il ravvedimento lungo. La sanzione in questo caso è pari all’1,67% più gli interessi legali. Termine ultimo per poter mettersi il regola il 30 giugno 2018, data di scadenza della presentazione della dichiarazione Imu e Tasi annuale (se dovuta)

Come si compila l’F24 – Per pagare le sanzioni per il ritardo nel pagamento di Imu e Tasi non sono previsti codici ad hoc. Si deve, quindi, compilare la casella con il codice relativo al tributo pagato in ritardo, indicando l’importo da versare, calcolato aggiungendo all’imposta originaria le sanzioni e gli intessi qualora la cifra fosse tale da farli scattare. Si deve quindi barrare sia la casella “saldo” che la casella “ravv” che indica, appunto, che il versamento è stato effettuato usufruendo del ravvedimento operoso.

Fonte Adico

IUAV

Meno tasse per gli studenti Iuav: aumentano esoneri e riduzioni con il nuovo sistema di calcolo

Meno tasse per gli studenti Iuav: più esoneri e riduzioni dal prossimo anno accademico.

Pagheranno meno tasse gli studenti che si immatricolano o rinnovano l’iscrizione all’università Iuav di Venezia: dal prossimo anno accademico sarà adottato un nuovo sistema di tassazione che va incontro ai redditi più bassi e prevede di portare gli esoneri totali quasi al 20% degli iscritti e quelli parziali al 30%. Di fatto – spiega Iuav in un comunicato – il nuovo sistema moltiplica le possibilità di ottenere una riduzione del contributo di iscrizione con una “No Tax area” fino a 16mila euro di Isee (indicatore della situazione economica equivalente) e riduzioni per chi è sotto i 60mila euro.

A partire dal prossimo anno accademico, quindi, almeno un terzo degli studenti Iuav, in base al reddito, potrà pagare contributi universitari ridotti derivati dall’estensione delle forme di esonero: prima di tutto attraverso l’innalzamento da 13 a 16mila euro del limite della Legge di stabilità per l’esenzione totale. Inoltre sarà eliminata ogni altra forma di contribuzione per gli studenti, grazie all’inclusione di tutte le tasse (inclusa quella di laurea) nel contributo generale onnicomprensivo.

Il consiglio di amministrazione Iuav ha poi approvato altre misure a favore degli studenti: un calendario più agevole per i pagamenti, che passano da 2 a 3 rate, il mantenimento dell’esonero per disabilità fino al 50% di invalidità e l’esonero per gli studenti residenti nei comuni colpiti dal terremoto del centro Italia nel 2016 e 2017.

Fonte www.veneziatoday.it