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AUTOVELOX: MULTA CONTESTABILE SE L’APPARECCHIO NON E’ VISIBILE

Autovelox, multa contestabile se l’apparecchio o la pattuglia non sono ben visibili.

La Corte di Cassazione nell’ordinanza del 5 marzo ha stabilito che l’autovelox, oltre a essere correttamente segnalato, deve essere ben visibile dagli automobilisti, al pari della pattuglia che si trova in prossimità, altrimenti la multa per eccesso di velocità è contestabile.

Tale responso arriva dopo la contestazione di una contravvenzione elevata per eccesso di velocità dalla Polizia Stradale e per la quale era stato fatto ricorso presso il Tribunale di Livorno.

Quest’ultimo ha rilevato che il cartello di avviso della presenza dell’autovelox era posizionato correttamente, ma che la pattuglia non aveva valutato la propria visibilità e quella del dispositivo di rilevamento.

I giudici di Cassazione, hanno infatti affermato che «le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità devono essere ben visibili e la necessaria visibilità della postazione di controllo per il rilevamento della velocità quale condizione di legittimità dell’accertamento, con la conseguente nullità della sanzione in difetto di detto requisito, è stata da ultima affermata anche da questa Corte (Cassazione 25392/2017)».

La sentenza esaminata è stata dunque cassata e rimandata ad un tribunale altro da Livorno il quale dovrà valutare proprio la presunta “non visibilità” dell’Autovelox.

Ancora una volta quindi la Corte di Cassazione interviene sui metodi di assegnazione delle multe per eccesso di velocità attraverso strumenti elettronici per il rilevamento di un’infrazione fornendo un’interpretazione a favore degli utenti della strada.

Fonte: Adico

Conversione Lire-Euro

Conversione Lire-Euro: Adico torna all’attacco con 150 diffide

Conversione Lire-Euro: Adico torna all’attacco.

Pronte 150 diffide da parte di soci veneziani. Garofolini: “Banca d’Italia e Ministero delle Finanze rispettino la sentenza della Corte Costituzionale”.

Dopo le istanze presentate a gennaio tramite il nostro ufficio legale da circa 150 soci veneziani e mestrini, dopo la lettera inviata dalla nostra associazione alla Banca d’Italia e al Ministero delle Finanze, e di fronte alle riposte evasive o alle non risposte delle parti chiamate in causa, Adico torna all’attacco per chiedere che venga rispettata la sentenza della Corte Costituzionale sulla conversione delle lire in euro.

L’associazione ha dunque predisposto una diffida che i singoli soci invieranno alla Banca d’Italia e al Mef nella quale si chiederà appunto che venga rispettata la sentenza del 5 novembre 2015 con la quale la Corte aveva dichiarato illegittimo il provvedimento  di Monti che aveva anticipato da un giorno all’altro la prescrizione per chiedere il cambio dal vecchio al nuovo conio, spiazzando tantissime persone. I soci che hanno chiesto la conversione lire-euro tramite Adico hanno mediamente alcuni milioni di lire da convertire, ma c’è anche chi s’è presentato con cifre di alcune decine di milioni.

Seguendo la giurisprudenza e i termini di prescrizione, l’ufficio legale dell’Adico ha stabilito che l’opportunità della conversione lire euro dopo la sentenza della Corte Costituzionale si era riaperta fino al 28 gennaio 2016 ed entro quella data sono state presentate le 150 istanze.

L’escamotage della Banca d’Italia

“La Banca d’Italia – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – in evidente imbarazzo ha proposto un escamotage risibile, riconoscendo il diritto al rimborso esclusivamente a quanti siano in possesso di prova scritta dell’avvenuta richiesta di conversione (e conseguente diniego scritto) nel periodo compreso fra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012. Ma in pratica non c’è nessuno che rispetti questo identikit visto che in quel periodo non si potevano cambiare più le lire e chi ci ha provato ha ricevuto solo un diniego orale. Ancora una volta, insomma, lo Stato disattende una sentenza della Corte Costituzionale prendendo in giro i cittadini. Non solo. Abbiamo scritto prima dell’estate una lettera alla Banca d’Italia e al Mef, in particolare al sottosegretario veneziano Enrico Zanetti. Non si sono degnati neppure di risponderci”.

Nelle 150 diffide si intima la conversione delle lire in euro, in caso contrario, conclude Garofolini, “procederemo giudizialmente per la tutela dei diritti dei nostri soci”.

Fonte: Adico