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ADICO RIPROPONE IL SERVIZIO DI ASSISTENZA E COMPILAZIONE DEL MODELLO 730

Adico ripropone a grande richiesta il servizio di assistenza e compilazione del modello 730. Primo appuntamento sabato 13 aprile.

Dopo il grande successo degli scorsi anni, anche per il 2019 Adico propone il servizio di assistenza alla compilazione del modello 730, ma con una grande novità legata ai provvedimenti introdotti dall’attuale governo.

L’associazione, infatti, seguirà anche le pratiche di coloro che intendono richiedere il reddito di cittadinanza, misura contro la povertà che necessita di requisiti ben precisi.

 

Gli appuntamenti

Gli appuntamenti sono fissati al sabato, dalle 9 alle 13. I primi sono programmati ad aprile, precisamente il 13 aprile e il 27 aprile.

Tutti i soggetti che necessitano del servizio possono accedervi, siano essi soci o non soci.

Per chi ha già utilizzato il servizio di Adico lo scorso anno non è necessario che porti i 730 degli anni passati, mentre chi lo utilizza per la prima volta deve presentare anche il modello 730 del 2018.

Ai pensionati verrà scaricato il CUD direttamente nella sede dell’associazione.

 

Prenotazioni

Gli appuntamenti vengono fissati contattando la segreteria dell’Adico, preferibilmente la mattina, dal lunedì al venerdì (orario 9-13 e 15-19). Numero di telefono: 041-5349637.

 

Documentazione necessaria

E’ necessario portare sia la documentazione originale che fotocopiata. L’associazione terrà solo le fotocopie, NON verranno ritirati documenti originali.

Per conoscere nel dettaglio quali sono i documenti da presentare, consultare il sito Associazione Difesa Consumatori

 

Fonte: Adico

IN ARRIVO LA PENSIONE DI CITTADINANZA

In arrivo la pensione di cittadinanza, il sostegno economico rivolto agli anziani.

Accanto al reddito di cittadinanza, il nuovo decreto prevede anche la pensione di cittadinanza.

Si tratta di un sostegno economico indirizzato agli anziani che vivono con un reddito mensile che è al di sotto della soglia di povertà stabilita dall’Eurostat, pari a 780 euro.

L’obiettivo è quello di aumentare le pensioni minime e di contrastare la povertà con un’integrazione della propria pensione, fino al raggiungimento della predetta soglia.

 

Importo e beneficiari

beneficiari della pensione di cittadinanza saranno 369 mila, circa il 13,7% del totale dei 2,7 milioni di percettori.

La pensione di cittadinanza è costituita da una componente che integra il reddito familiare, fino alla soglia di 7.560 euro annui, moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza.

È prevista una componente a integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione in affitto pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto di locazione, come dichiarato a fini ISEE, fino a un massimo di euro 1.800 annui.

L’integrazione è concessa anche nella misura della rata mensile del mutuo ai nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà. Ciò nel caso in cui, per l’acquisto della casa, sia stato contratto un mutuo da parte di uno dei membri dello stesso nucleo familiare.

Complessivamente potrebbe spettare un’integrazione del reddito fino al raggiungimento di 9.360 €. Mensilmente, quindi, l’interessato ha diritto ad un massimo di 780 €. In ogni caso, l’integrazione non può essere inferiore ai 480 € annui.

Il beneficio, di durata continuativa non superiore a 18 mesi (rinnovabile), decorrerà dal mese successivo a quello della richiesta e il suo valore mensile sarà pari a un dodicesimo del valore su base annua. Inoltre, la pensione di cittadinanza è suddivisa in parti uguali tra i componenti del nucleo familiare.

 

Come presentare la domanda

La domanda per la pensione di cittadinanza va presentata dopo il quinto giorno di ciascun mese mediante modalità telematica online, direttamente sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al link Reddito di cittadinanza tramite Spid.

In alternativa si può presentare in modalità cartacea, presso gli uffici postali avvalendosi del modello di domanda predisposto dall’Inps, dal 6 marzo 2019 (e da ogni giorno 6 del mese).

La domanda verrà inserita subito nel portale del Ministero del Lavoro dall’operatore di sportello di Poste o recandosi ad un Caf, previa stipula di una convenzione con l’Inps, sarà proprio l’Istituto che dovrà approvare il modulo di domanda e di comunicazione dei redditi.

Entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione della domanda l’Inps verificherà il possesso dei requisiti per l’accesso in base delle informazioni disponibili negli archivi.

Fonte: Adico

Disuguaglianze sociali

ISTAT: CAMBIANO LE CLASSI SOCIALI, AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

L’ISTAT FOTOGRAFA IL NOSTRO PAESE: LE CLASSI SOCIALI SI TRASFORMANO E  AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

Nel Rapporto Annuale 2017 l’Istat prova a ricostruire la società italiana e a tracciare i connotati delle nuove classi sociali.
Non esiste più la classe operaia, il ceto medio è in via di estinzione, e sempre di più nelle famiglie italiane la “persona di riferimento” è un anziano, magari pensionato.
La disuguaglianza aumenta ed è legata in gran parte ai redditi, e in buona parte anche alle pensioni.
Il lavoro si polarizza: scompaiono le professioni intermedie, aumenta l’occupazione nelle professioni non qualificate, si riducono operai e artigiani.


Le nuove classi sociali

La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia”, osserva l’Istat,
che vede la popolazione della società italiana suddivisa in alcuni macro-gruppi:

    • i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali è confluita quella che un tempo era la classe operaia

    • le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia

    • un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di più rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati

    • infine le pensioni d’argento e la classe dirigente

In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito, che viene valutato in termini di spesa media mensile: si va dai 1.697 euro delle famiglie a basso reddito con stranieri, agli oltre 3.000 delle famiglie di impiegati e delle pensioni d’argento, fino alla classe dirigente che supera di poco i 3.800 euro mensili.

Una divisione nuova della società italiana farebbe pensare a cambiamenti rivoluzionari. In realtà di rivoluzionario in Italia al momento non c’è niente: è una società che cristallizza le differenze, e che da tempo ha bloccato qualunque tipo di ascensore sociale. In effetti funziona quello verso il basso, ma i piani alti sono sempre meno accessibili.

E’ soprattutto il reddito a determinare la condizione sociale
Le disuguaglianze in Italia si spiegano soprattutto con il reddito, ed evidentemente con la mancanza di meccanismi di redistribuzione adeguati, a differenza di altri Paesi europei. Le pensioni contribuiscono al 20% della disuguaglianza, e si tratta di un dato in forte crescita dal 2008, anche per via dell’invecchiamento della popolazione (nel 2008 la percentuale si fermava al 12%).
Il reddito insufficiente influisce anche sulla salute: negli ultimi 12 mesi ha rinunciato a una visita specialistica il 6,5% della popolazione, nel 2008 la quota si fermava al 4%.

Cresce la deprivazione materiale
Risale l’indicatore di grave deprivazione materiale, che passa all’11,9% dall’11,5% del 2015. In difficoltà soprattutto le famiglie di stranieri, con disoccupati, oppure occupazione part-time, specialmente con figli minori. La povertà assoluta riguarda invece 1,6 milioni di persone, il 6,1% delle famiglie che vivono in Italia. Però se si considerano le famiglie, e non gli individui -poiché quelle povere in genere sono famiglie numerose- l’incidenza della povertà assoluta individuale è più alta, arriva al 7,6% della popolazione.

S
ono molte di più le famiglie a rischio di povertà ed esclusione sociale: il 28,7% della popolazione, e la quota quasi raddoppia nelle famiglie con almeno un cittadino straniero.


Cambia la qualità dell’occupazione
L’Istat conferma l’aumento dell’occupazione,
ma si tratta soprattutto di occupazione nelle professioni non qualificate (l’aumento su base annua è del 2,1%), e questo spiega l’impoverimento di una parte consistente della popolazione). Diminuiscono operai e artigiani (meno 0,5%). Cresce moltissimo il lavoro part-time, e quello in somministrazione aumenta del 6,4% su base annua.
Il lavoro determina l’appartenenza alle “nuove” classi sociali: nella classe dirigente nove occupati su dieci svolgono una professione qualificata.

Nel 2016 oltre il 95% della crescita è concentrata nei servizi, settore in cui i livelli occupazionali superano di oltre mezzo milioni quelli del 2008. Prevalgono trasporti e magazzinaggio, alberghi e ristorazione e i servizi alle imprese.
L’industria è ancora in arretrato di 387.000 unità rispetto al 2008.


E i giovani cosa fanno?
Nell’ultimo decennio l’Italia ha perso 1,1 milioni di
giovani tra i 18 e i 34 anni, mentre al 1° gennaio 2017 la quota di individui con oltre 65 anni raggiunge il 22%, facendo dell’Italia il Paese più vecchio d’Europa. Nel 2016 si è registrato un nuovo minimo delle nascite, nonostante i cinque milioni circa di stranieri, prevalentemente insediati nel Centro-Nord.
I giovani sono diminuiti, e nonostante ciò hanno forti difficoltà d’inserimento nel mercato del lavoro. Ecco perché il 68,1% degli under 35 (8,6 milioni di individui) vive a casa con i genitori.

 

Fonte: La Repubblica