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AUMENTA L’ETÀ PENSIONABILE: 67 ANNI DAL 2019

Aumenta l’aspettativa di vita degli italiani e con essa l’età pensionabile, che dal 2019 si sposterà in avanti di 5 mesi, raggiungendo i 67 anni. Numerose le proteste dei sindacati, che chiedono di rivedere questo meccanismo.

Si allunga l’aspettativa di vita degli italiani, che sale a 82,8 anni di media, ma questa è una notizia positiva solo a metà: in virtù dell’ultima riforma delle pensioni questo dato a partire dal 2019 fa scattare un ulteriore aumento dell’età pensionabile. Dagli attuali 66 anni e 7 mesi si passa a 67 anni tondi, con un ulteriore balzo di 5 mesi portando questo requisito ai livelli più alti in assoluto in Europa. In parallelo, sempre dal 2019, saliranno anche i requisiti richiesti dall’Inps per andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia. Anche in questo caso saranno necessari 5 mesi in più, ovvero 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini (anziché 42 anni e 10 mesi) e 42 anni e 3 mesi per le donne (anziché 41 e 10).

La legge prevede che il governo adegui ogni tre anni (ogni due a partire dal 2019) l’asticella per la pensioni di vecchiaia sulla base delle indicazioni Istat. L’aumento a 67 anni vale a partire dal 2019 ma la misura deve essere definita in anticipo entro quest’anno e sancita da un apposito decreto emesso dal Mef di concerto col ministero del Lavoro. Fino a quel momento l’aumento di 5 mesi non è scontato: in molti nutrono infatti la speranza di uno sconto, seppure piccolo, anche di un solo mese rispetto alla nuova soglia.

Del resto, come ricorda il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, «il calcolo dell’Istat dovrà prendere a riferimento il triennio 2014-2016, periodo nel quale, nel 2015, è avvenuto un calo dell’aspettativa di vita». Ci si aspetta quindi un calcolo che tenga conto di questo calo e non solo degli aumenti, augurandosi che la decisione sull’aumento dell’età pensionabile sia rinviata a giugno 2018.

sindacati, che da mesi premono sul governo, chiedono a loro volta che il meccanismo venga bloccato e che si introduca la possibilità di modulare l’età delle pensione in base al lavoro di ognuno, a seconda che sia più o meno gravoso. Nei giorni scorsi, però, era stato Gentiloni in persona al momento del varo della legge di Bilancio a gelare ogni aspettativa spiegando che il governo intendeva rispettare la legge vigente. Così commenta il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: «La questione non è tecnica, ma politica. Il meccanismo dell’incremento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita non è più compatibile con il sistema previdenziale introdotto dalla legge Fornero. Questo è il punto, sul quale chiediamo che il Governo esprima la sua posizione: quando risponderà, il premier Gentiloni, alla richiesta di incontro avanzata da Cgil, Cisl, Uil?».

Fonte: LaStampa

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RAPPORTO OCSE: “L’ITALIA E’ UN PAESE DI VECCHI”

L’allarme dell’Ocse porta l’attenzione sull’età media sempre più alta del nostro paese, in relazione ad una minore capacità di accogliere i giovani nel mondo del lavoro e di garantire loro una pensione adeguata.

Dal Rapporto Ocse “Preventing Ageing Unequally” emerge che l’Italia è uno dei paesi più vecchi dell’area Ocse e anche uno di quelli nei quali le generazioni giovani sono più svantaggiate. Il resoconto evidenzia le difficoltà che incontrano i giovani del nostro Paese nell’entrare nel mercato del lavoro e nell’uscire dalla precarietà ma soprattutto sottolinea quanto sia peggiorata la condizione rispetto ai loro padri e nonni.

Il nostro Paese al momento ha 38 persone over 65 ogni 100 persone in età da lavoro (20-64 anni) a fronte dei 28 della media Ocse, ma il numero salirà a 74 nel 2050 portando l’Italia al terzo posto tra i paesi più vecchi.

Il tasso di occupazione dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni, grazie anche alla stretta sui criteri per l’accesso alla pensione, è cresciuto di 23 punti percentuali tra il 2000 e il 2016 a fronte di un aumento di un solo punto per la fascia tra i 25 e i 54 anni e di un crollo di 11 punti per la fascia più giovane. Questo ha significato un invecchiamento della forza lavoro bloccando di fatto il turn over in fabbriche e uffici. Rispetto alla metà degli anni Ottanta il reddito di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% in più rispetto a quello di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni con un ritmo quasi doppio rispetto alla media Ocse (13%).

Oltretutto la situazione rischia di peggiorare: le riforme delle pensioni hanno legato più strettamente i guadagni durante la vita lavorativa all’importo della pensione. «La disuguaglianza nei salari durante la vita lavorativa – scrive l’Ocse – si trasformerà in disuguaglianza tra i pensionati». E se in media nei paesi Ocse si trasmettono due terzi della diseguaglianza nei guadagni lungo la vita lavorativa in Italia questa si avvicina al 100%. Dati i gap significativi nel tasso di occupazione tra le persone istruite e quelle con bassi livelli di istruzione sarà difficile – sottolinea l’Organizzazione – assicurare una pensione «decente» a queste ultime e alle donne che spesso restano fuori dal mercato del lavoro anche a causa del lavoro di cura.

Fonte: Il Messaggero

Manovra finanziaria 2018-2020

MANOVRA FINANZIARIA – TUTTE LE MISURE DEL GOVERNO

Nella manovra finanziaria sono quattro le priorità per il 2018: disoccupati, lotta alla povertà, competitività delle imprese e rinnovo dei contratti pubblici. Respinte le richieste dei sindacati sulle pensioni e niente abolizione del superticket.

Giovani

Doppio bonus assunzioni

Per i giovani neoassunti, il bonus sarà doppio. E anche se parliamo della legge di Bilancio 2018 lo sconto varrà anche per chi verrà contrattualizzato a novembre e dicembre. Nella manovra il governo ha infatti inserito due diverse misure: una per gli under 29 che potranno essere assunti con un contratto a tempo indeterminato col dimezzamento dei contributi per tre anni. E una seconda misura per chi ha tra i 29 e i 35 anni: in questo caso però è possibile godere della decontribuzione del 50 per cento per un anno e soltanto se si tratta del primo contratto a tempo indeterminato. L’età di chi potrà beneficiare dello sconto, come ha spiegato il governo, scenderà nei prossimi anni. Per il Mezzogiorno invece la decontribuzione destinata ai giovani senza lavoro tra i 16 e i 24 anni ed ai disoccupati da almeno sei mesi, sarà del 100% grazie all’uso dei fondi europei.

Previdenza

Nessuno stop ai 67 anni, maglie più larghe per l’Ape social

Sull’età pensionabile ieri Gentiloni è stato tassativo: «C’è una legge in vigore che il governo intende rispettare». Dunque nessuna deroga come chiedono da mesi i sindacati al meccanismo che, a fronte dell’aumento delle aspettative di vita, a partire dal 2019 innalzerà a 67 anni l’età per lasciare il lavoro. Ciò non toglie che si possano individuare alcuni strumenti per consentire ad alcune fasce di lavoratori di lasciare prima. Nella manovra finanziaria, come ha spiegato il premier, «ci sono diverse misure, 3 o 4, che riguardano forme di incentivazione degli anticipi pensionistici attraverso l’Ape sociale».

Alcuni di questi interventi sono già stati messi a punto abbastanza in dettaglio. Il più importante riguarda le donne, alle quali verrà concesso uno «sconto» sugli anni di contribuzione più forte di quello in vigore: da 3 mesi per ogni figlio si passa infatti a 6 mesi (i sindacati però chiedevano un anno), con un tetto massimo di due anni. Inoltre è previsto che possa accedere all’Ape sociale non solo chi è stato licenziato ma anche chi finisce un contratto a termine (a condizione che nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto abbia maturato 18 mesi da dipendente). Quindi viene stabilizzata e razionalizzata la Ria, la rendita integrativa temporanea anticipata.

Per i sindacati, che ieri prima della riunione del cdm hanno incontrato il ministro del Lavoro Poletti, «sulla previdenza mancano molte risposte». E per questo hanno ottenuto di aggiornare a data da destinarsi il tavolo di confronto. Come ha spiegato Susanna Camusso, infatti, Cgil, Cisl e e Uil non solo si aspettano che venga bloccato l’automatismo dei 67 anni, ma chiedono impegni precisi sulle pensioni dei giovani, sulla previdenza complementare e la gestione delle domande dell’Ape social. «Su tutto questo non ci sono risposte – hanno lamentato i tre segretari – e c’è grande distanza rispetto agli impegni assunti con la fase due».

Ricercatori

Un posto per 1500

Con la manovra finanziaria 2018 verranno assunti oltre 1.500 ricercatori dell’università. «Dopo molti anni si tratta di linfa vitale alla ricerca, segno che il paese può investire in capitale umano, il più importante di tutti» ha commentato Padoan. Per il ministro dell’Istruzione e dell’Università Valeria Fedeli questo è «un segnale forte. Accelerare gli investimenti in questo settore vuol dire avere una visione a lungo termine. Dopo tanti anni siamo tornati a investire sulle nuove generazioni. Un segnale concreto per l’oggi, un contributo importante per il domani del nostro Paese».

Nella Legge di Bilancio sono state inserite altre misure rivolte al mondo della scuola e dell’università: è stato infatti confermato l’impegno relativo agli scatti di anzianità dei docenti universitari come l’impegno di armonizzare le retribuzioni dei dirigenti scolastici con le altre figure della dirigenza pubblica».

Basket

“Tam Tam”si salva così

Non c’entra tanto col Bilancio, ma tant’è. Spunta anche una norma «salva-Tam Tam», la squadra di basket di Castelvolturno composta da giovani immigrati esclusa dai campionati giovanili. Viene consentito il tesseramento annuale anche ai minorenni extracomunitari non in regola coi permessi di soggiorno purché abbiano fatto 4 mesi di scuola.

Città e lotta allo smog

Arriva un “bonus verde” per lavori nei giardini e nei terrazzi

Arriva un «bonus verde» per rafforzare la guerra allo smog ed al tempo stesso abbellire le nostre città. La nuova misura inserita nella legge di bilancio, prevede in particolare una detrazione del 36% per la «sistemazione a verde» di aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari private di qualsiasi genere dai terrazzi ai giardini, anche condominiali. Il bonus varrà anche per le spese legate agli impianti di irrigazione nonché per i lavori di recupero del verde di giardini di interesse storico.

«Soddisfatto» per l’inserimento nella manovra finanziaria di questa misura il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. «Misura positiva» la definisce il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci che però aspetta di leggere il testo «per valutare anche l’insieme delle misure per rafforzare il credito di imposta, l’ecobonus e il sismabonus. Per Coldiretti si tratta di «una misura importante per favorire la diffusione di parchi e giardini in città capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento», visto che una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e che un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno.

Il ministero dell’Agricoltura segnala poi che nel testo è prevista anche la nascita dei «Distretti del cibo», realtà che uniscono imprese agricole, agroalimentari e sociali per fare rete nello sviluppo del territorio. L’obiettivo in questo caso è quello «di promuovere l’integrazione delle filiere anche con le attività commerciali di prossimità e la crescita della sostenibilità». Vengono confermate infine l’agevolazione Iva per le carni e l’eliminazione delle tasse agricole con la cancellazione di Imu, Irap e Irpef per chi vive di agricoltura.

Sempre in tema di incentivi confermato anche l’ecobonus (finestre, caldaie, ecc) anche se dall’anno prossimo le detrazioni scendono dal 65 al 50%.

Affitti

Cedolare secca anche nel 2018

La cedolare secca sugli affitti concordati, introdotta col Piano casa del 2014 ed in scadenza a fine anno, è stata confermata anche per l’anno venturo. Agenti immobiliari e associazioni del commercio ora premono sul governo perchè questa misura venga estesa anche ai negozi allo scopo di risollevare il mercato delle locazioni commerciali.

Nuovi poveri

Altri 2,7 miliardi in tre anni per il reddito di inclusione

Il governo rafforza la lotta contro la povertà aumentando gli stanziamenti destinati ad alimentare il nuovo Reddito di inclusione (Rei). Sul piatto di sono 600 milioni di euro in più per il 2018, che salgono a 900 nel 2019 ed a 1,2 miliardi nel 2020. Sul fronte delle politiche attive arriva invece l’assegno di ricollocazione anticipato, con accordo su base volontaria, durante il periodo di cassa integrazione. Chi trova un posto di lavoro prima dell’esaurimento della Cig può avere il 50% del residuo di Cig (detassato sino a 9 mensilità), mentre per chi assume lavoratori in Cigs che partecipano a ricollocazione anticipata sono previsti sgravi al 50% per 18 mesi se il contratto è a tempo indeterminato e di 12 se è a tempo determinato.

Impresa 4.0

Rafforzati gli incentivi. Piano da 10 miliardi di euro

C’è la riconferma sia del super ammortamento per i beni ordinari (limato però al 130%) sia dell’iperammortamento al 250% destinato all’innovazione tecnologica. In aggiunta un credito d’imposta del 50% sulle spese destinate alla formazione digitale del personale ed un nuovo «fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività» destinato ad accrescere la competitività del sistema economico in chiave 4.0 che servirà a finanziare progetti di ricerca e a favorire il trasferimento dei risultati verso il sistema produttivo. «Tutto il pacchetto Impresa 4.0 è stato inserito nella manovra. Si tratta di più di 10 miliardi di finanziamenti a sostegno delle imprese che investiranno in innovazione» conferma il ministro dello Sviluppo Calenda.

Pubblico impiego

Ok al rinnovo dei contratti

Dopo tanti annunci la legge di Bilancio ufficializza la ripresa della contrattazione in tutta la Pa con l’obiettivo di assicurare aumenti medi mensili pari a 85 euro lordi per il triennio 2016-2018. «Impegno mantenuto. Si rinnovano i contratti per donne e uomini nella #PA come da accordo raggiunto il 30 novembre 2016» ha twittato ieri il ministro Madia.

Fonte La Stampa

cumulo gratuito

PENSIONI: IL MINISTERO DA IL VIA LIBERA AL CUMULO GRATUITO

Via libera del Ministero del Lavoro alla Circolare Inps che sbloccherà, dopo diversi mesi, le pensioni per chi ha fatto richiesta del cumulo gratuito dei contributi versati presso diverse Casse previdenziali.

E’ arrivato l’ok del ministero del Lavoro alla circolare dell’Inps che permette di versare la pensione a chi ha chiesto di ritirarsi dal lavoro grazie al cumulo gratuito dei contributi previdenziali versati a Casse diverse. Inserito nell’ultima Legge di Bilancio, il cumulo consente di mettere insieme i contributi previdenziali versati a Enti diversi dall’Inps o tra diverse gestioni dello stesso Istituto. Questa operazione è sempre stata possibile, ma prima di adesso veniva pagata a caro prezzo. A partire da oggi invece coloro che hanno sfruttato la legge e hanno fatto domanda di pensione potranno riceverla senza spese aggiuntive. Benché la legge fosse attuativa già da tempo, abbiamo dovuto aspettare dieci mesi prima che Inps, Casse private e ministero del Lavoro dessero il via libera o quantomeno una spiegazione a chi attendeva l’assegno di quiescenza.

Questo tempo è stato necessario al fine di rendere gratuito ciò che prima era possibile a titolo oneroso. E la differenza, o parte di questa, dovrebbe metterla lo Stato, che però non ha specificato quanto è stato stanziato per l’operazione. C’è chi sostiene 300 milioni, chi meno. E’ però certo che non può essere l’Inps a metterli di tasca propria, né tantomeno le singole Casse previdenziali, che per legge devono garantire una sostenibilità nel tempo a 50 anni, pena l’accorpamento all’Inps. A richiedere la pensione attraverso il meccanismo del cumulo gratuito dovrebbero essere circa 7 mila professionisti nel 2017, 15 mila nel 2018 fino a arrivare a 100 mila tra dieci anni: sono commercianti, avvocati, medici, professionisti ma anche coloro che hanno avuto carriere discontinue e hanno maturato il diritto alla pensione.

Fonte: Adico

Ape sociale-infografica INPS

APE SOCIALE – FINO AL 15 LUGLIO SI PUO’ FARE DOMANDA

APE Sociale – Anticipo Pensionistico: chi può richiederlo e come.

15/07/2017 e 30/11/2017 sono le date da tenere a mente per chi aspira a ricevere dall’INPS l’Ape sociale.
L’Ape sociale – anticipo pensionistico – è un provvedimento che ha fatto il suo debutto ufficiale sabato. Provvedimento previsto per le persone di 63 anni, che rientrano nelle categorie socialmente deboli e che sono in possesso di almeno 30 anni di anzianità contributiva. In poche ore, secondo un primo bilancio dell’Inps, sono state presentate oltre 300 domande.
Ma chi
può richiedere il trattamento pensionistico dell’Ape sociale?

Nella circolare n. 100 del 16 giugno 2017 pubblicata dall’Inps sono descritti in dettaglio i soggetti beneficiari, i requisiti e le condizioni per accedere al beneficio, comprese le cause di esclusione e di incompatibilità.

Di seguito qualche indicazione per conoscerlo meglio:

  • L’Ape sociale consiste in un assegno pari alla pensione ma comunque di importo lordo non superiore a 1.500 euro mensili.

  • I potenziali beneficiari dovranno avere almeno 63 anni, essere senza impiego a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
    Inoltre, chi assiste da almeno sei mesi coniuge o parente di primo grado con handicap grave (legge 104/1992); chi ha una invalidità civile di almeno il 74 per cento.
    In questi casi è necessario avere anche un’anzianità contributiva di almeno 30 anni.

  • Possono chiedere l’Ape sociale anche le persone, con almeno 36 anni di contributi, che svolgono al momento della domanda di anticipo un’attività considerata pesante da almeno sei anni (undici tipologie elencate nella circolare INPS).

  • L’indennità non spetta ai titolari di un trattamento pensionistico diretto in Italia o all’estero, ed è subordinata alla residenza in Italia e alla condizione che il soggetto abbia cessato l’attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero.

  • Il beneficiario dell’Ape sociale può svolgere un’attività lavorativa, in Italia o all’estero, durante il godimento dell’indennità purché i redditi da lavoro dipendente o da collaborazione coordinata e continuativa percepiti non superino gli 8.000 euro lordi annui, e quelli derivanti da lavoro autonomo non superino i 4.800 euro lordi annui.

  • La procedura prevede una doppia domanda: in un primo momento si chiede all’Inps di verificare che ci siano le condizioni “potenziali” di accesso all’Ape, sia personale sia di copertura finanziaria. Una volta ottenuto il via libera, si farà domanda vera e propria per l’anticipo. Proprio perché la prestazione assistenziale può essere riconosciuta a fronte di un determinato plafond di spesa complessivo, che per il 2017 è di 300 milioni, l’Inps raccoglie le domande, le valuta e poi fornisce una risposta agli interessati.

  • La prima “raccolta” di domande si chiude il 15 luglio. A tutte le richieste arrivate entro questa data sarà dato un riscontro entro il 15 ottobre. In questo caso, a fronte di requisiti personali, l’Ape sarà riconosciuta, ma eventualmente posticipata se i fondi non saranno sufficienti. Chi non rispetterà la scadenza di luglio potrà comunque presentare domanda entro il 30 novembre, ma la richiesta sarà valutata solo se ci saranno fondi residui rispetto alla prima fase.

  • Per il 2018 cambiano le scadenze da rispettare, ma la procedura resta la stessa.

Maggiori dettagli su www.inps.it

Fonte IlSole24ore

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PENSIONI, A LUGLIO ARRIVA LA 14ESIMA: VALE FINO A 665 EURO

Aumentano i pensionati che possono beneficiare della 14a mensilità: a luglio saranno coinvolte 3,4 milioni di persone.

Luglio sarà mese di quattordicesima per 3,4 milioni di pensionati. La nuova prestazione previdenziale viene estesa con la legge di Bilancio anche ai pensionati oltre 64 anni con redditi tra 1,5 e due volte il trattamento minimo.

Gli importi variano da 336 a 655 euro in base all’assegno percepito e agli anni di contributi. La conferma arriva da un messaggio pubblicato sul sito dell’Inps, in cui si ricorda che l’ultima manovra “ha incrementato la misura della somma aggiuntiva prevista per i soggetti in possesso di un reddito individuale non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e ha previsto che la predetta somma sia corrisposta, in misura diversa, anche in favore dei soggetti in possesso di un reddito compreso tra 1,5 e 2 volte il menzionato trattamento minimo”.

BENEFICIARI – I pensionati con più di 64 anni con un reddito complessivo individuale annuo fino a 13.049,14 euro (due volte il trattamento minimo, circa 1.000 euro al mese). Non conta quindi il reddito del coniuge né i beni che dovesse avere il pensionato se non danno reddito. La somma viene corrisposta una volta l’anno.

GLI IMPORTI – I pensionati con redditi fino a 9.786,86 euro annui (fino a 1,5 volte il minimo), ovvero circa 752 euro al mese per 13 mensilità, per i quali la somma aggiuntiva era già prevista dal 2007 vedranno aumentare l’importo che sarà pari a 437 euro se si hanno fino a 15 anni di contributi, a 546 euro se si hanno da 15 a 25 anni di contributi e a 655 euro se si hanno oltre 25 anni di contributi. I pensionati che hanno un reddito tra 9.786,87 euro e 13.049,14 euro riceveranno una somma variabile tra 336 euro (se hanno fino a 15 anni di contributi) e 504 euro (con più di 25 anni di contributi. Ai pensionati che hanno tra i 15 e i 25 anni di contributi verranno corrisposti 420 euro. Per i pensionati da lavoro autonomo si considerano tre anni di contributi in più rispetto ai dipendenti.

Il pagamento verrà effettuato d’ufficio per i pensionati di tutte le gestioni unitamente al rateo di pensione di luglio 2017 ovvero di dicembre 2017 per coloro che perfezionano il requisito anagrafico nel secondo semestre dell’anno 2017. Si rammenta che il beneficio sarà erogato in via provvisoria sulla base dei redditi presunti e sarà verificato non appena saranno disponibili le informazioni consuntivate dei redditi dell’anno 2016 o, nel caso di prima concessione, dell’anno 2017.

Fonte Adico

c

Intesa governo-sindacati: interventi per 6 miliardi in tre anni a favore dei pensonati

Intesa tra governo e sindacati a favore dei pensionati

Mediazione con le parti sociali, firma anche la Cgil. Poletti: fatto un lavoro importante. Nel 2017 la “fase 2” per affrontare il problema dei giovani e dei loro percorsi discontinui

Sei miliardi in tre anni a favore di pensionati e pensionandi. E’ questo il primo punto fermo, frutto di una mediazione maturata quasi all’ultimo minuto, fissato ieri da governo e sindacati che hanno siglato un primo verbale d’intesa sulla previdenza. «Naturalmente questo tipo di previsione – ha spiegato il ministro Poletti – fa i conti con il quadro generale delle risorse disponibili e poiché prevediamo interventi di tipo strutturale, che sviluppano i loro effetti nell’arco del tempo, abbiamo una distribuzione che parte da un livello più basso e cresce man mano che si utilizzano gli strumenti».

In realtà si era capito da giorni che rispetto ad una prima ipotesi di 2 miliardi di spesa per il primo anno, già giudicata a suo tempio insufficiente dai sindacati, il governo per il 2017 non avrebbe potuto mettere sul piatto più di 1 miliardo e mezzo. Che sommato a tante altre criticità emerse nel corso della trattativa (la Cgil è «contraria all’Ape in ogni sua forma») avrebbe rischiato di compromettere il buon esito del confronto. Trattative frenetiche martedì sino a notte tarda, nuovi contatti ieri mattina, grande lavoro di mediazione soprattutto da parte del sottosegretario alla presidenza Tommaso Nannicini e del segretario della Cisl Anna Maria Furlan sino all’annuncio del ministro del Lavoro che ha reso più facile l’intesa. «Abbiamo fatto un lavoro importante» sintetizza Poletti.

I problemi, e non sono pochi, restano, ma intanto si procede. Per cui anche il segretario della Cgil Susanna Camusso alla fine del vertice di ieri ha controfirmato le 5 cartelle del testo illustrato da Nannicini per blindare «nel tempo i punti su cui si è convenuto». «Ci sono cose che abbiamo condiviso ed altre che non condividiamo – ha spiegato. E per questo la nostra piattaforma continua a vivere». «Anche sei miliardi per me sono insufficienti – spiega Carmelo Barbagallo (Uil) – ma intanto portiamo a casa il fatto che dopo tanti anni e dopo tanti governi finalmente sulle pensioni si torna a mettere dei soldi». Alla Furlan sta a cuore anche l’obiettivo politico raggiunto ieri, ovvero che «è possibile cambiare la legge Fornero e che possibile immaginare interventi che interessano pensionati, pensionandi e giovani. Difficile immaginare un anno fa un accordo del genere col governo».

Dal verbale di ieri escono confermate l’aumento e l’estensione della quattordicesima e della «no tax area», il cumulo gratuito dei periodi contributivi, vengono definiti con precisione i lavoratori precoci e tolti molti paletti agli usuranti. I lavoro sull’Ape, il prestito che funge da sostegno per l’uscita anticipa dal mercato del lavoro, invece richiederà altri approfondimenti nei prossimi giorni. Nel 2017 invece si aprirà una «fase 2», altro importante risultato dai sindacati che in questo modo impegnano il governo ad affrontare il problema dei giovani e delle loro carriere discontinue e la perequazione dei trattamenti pensionistici bloccati da tempo e che il governo ora si impegna «a ridefinire».

Fonte: La Stampa

ensioni minime, il governo punta al raddoppio dei beneficiari

Pensioni minime, il governo punta al raddoppio dei beneficiari

Il governo punta al raddoppio dei beneficiari delle pensioni minime

Tutto dipenderà da quanta «flessibilità» riuscirà il governo italiano a conquistare al tavolo europeo e dall’ andamento della congiuntura. In un caso la manovra della legge di Stabilità per il 2017 sarà «pesante» dal punto di vista quantitativo e politico (considerando il complicato appuntamento referendario in autunno). Se invece l’economia continuasse a dare delusioni, e Bruxelles non garantisse margini di spesa, saranno guai. La lista delle cose che il governo Renzi vorrebbe realizzare è lunghissima: pensioni, cuneo fiscale, decontribuzione per i nuovi assunti, il rinnovo del bonus per i diciottenni, misure per la famiglia e la natalità, provvedimenti per le imprese e la produttività, i contratti pubblici, la conferma dell’ecobonus esteso anche ai condomini. Dover scegliere sarebbe dura.

Quel che sembra sicuro, a sentire i tecnici che stanno lavorando al pacchetto dei provvedimenti a Palazzo Chigi e nei ministeri economici, è l’intervento sulle pensioni. Che avrà un doppio versante: un intervento per adeguare gli assegni più modesti e dare un po’ di respiro ai pensionati più poveri, e l’annunciatissimo «anticipo previdenziale» per alleviare la situazione dei tanti lavoratori «anziani» ma ancora lontani dal traguardo della pensione.

I dettagli dell’intervento per i pensionati più poveri sono ancora tutti da definire. Ma a Palazzo Chigi gli esperti economici di Matteo Renzi hanno già un quadro abbastanza chiaro. Una possibilità è quella di estendere la platea dei pensionati che beneficiano della cosiddetta quattordicesima mensilità: oggi sono circa 1,2 milioni, ovvero quelli che hanno un reddito pensionistico annuo di circa 10 mila euro l’anno. Attualmente l’assegno ha un importo che varia – a seconda degli anni di contributi previdenziali versati – da 336 a 506 euro. Per raddoppiare il numero dei beneficiari, comprendendo anche pensionati con un reddito un po’ più alto della soglia attuale, servirebbe almeno un miliardo di euro. C’è anche la possibilità di aumentare (sempre in rapporto all’anzianità contributiva) l’importo dell’assegno. Non è detto che sia in alternativa, così come l’aumento della «no tax area» per i pensionati, ovvero la fascia di reddito su cui non si pagano tasse. Un intervento che si tradurrebbe in un aumento dell’assegno netto per tutti i percettori di pensione. Oggi l’area esente da tasse per i pensionati è inferiore a quella dei lavoratori dipendenti, ma una parificazione totale costerebbe quasi 3 miliardi.

L’altro capitolo è l’anticipo previdenziale. Qui in realtà i termini del problema sono già stati indicati a suo tempo dal governo: l’operazione per anticipare l’uscita in pensione può riguardare in tutto 150 mila lavoratori ogni anno, massimo 350 mila nel primo triennio. Come confermano a Palazzo Chigi, l’«Ape» resterà un prestito con rimborso ventennale e riguarderà chi ha compiuto 63 anni con almeno 20 di contributi versati. Ma accanto all’«Ape», per favorire l’uscita morbida dal mondo del lavoro a un numero più ampio di lavoratori relativamente prossimi alla pensione, si stanno pensando altre misure. Ad esempio, rendere gratuite o quasi gratuite le «ricongiunzioni» di carriere contributive versate a gestioni pensionistiche diverse in momenti diversi della vita lavorativa, agevolazioni per chi ha svolto lavori usuranti, e uno speciale bonus contributivo per i «precoci», ovvero chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni. Ma a meno di sorprese positive, che sia il sindacato che il mondo degli industriali accoglierebbero con grande favore, è possibile che queste altre scappatoie di flessibilità pensionistica siano a maglie assai strette. A quanto ha fatto sapere a suo tempo Palazzo Chigi, non ci sarebbe l’intenzione di superare comunque vadano le cose il tetto dei 150 mila pensionamenti agevolati.

Fonte: La Stampa