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Manovra finanziaria 2018-2020

MANOVRA FINANZIARIA – TUTTE LE MISURE DEL GOVERNO

Nella manovra finanziaria sono quattro le priorità per il 2018: disoccupati, lotta alla povertà, competitività delle imprese e rinnovo dei contratti pubblici. Respinte le richieste dei sindacati sulle pensioni e niente abolizione del superticket.

Giovani

Doppio bonus assunzioni

Per i giovani neoassunti, il bonus sarà doppio. E anche se parliamo della legge di Bilancio 2018 lo sconto varrà anche per chi verrà contrattualizzato a novembre e dicembre. Nella manovra il governo ha infatti inserito due diverse misure: una per gli under 29 che potranno essere assunti con un contratto a tempo indeterminato col dimezzamento dei contributi per tre anni. E una seconda misura per chi ha tra i 29 e i 35 anni: in questo caso però è possibile godere della decontribuzione del 50 per cento per un anno e soltanto se si tratta del primo contratto a tempo indeterminato. L’età di chi potrà beneficiare dello sconto, come ha spiegato il governo, scenderà nei prossimi anni. Per il Mezzogiorno invece la decontribuzione destinata ai giovani senza lavoro tra i 16 e i 24 anni ed ai disoccupati da almeno sei mesi, sarà del 100% grazie all’uso dei fondi europei.

Previdenza

Nessuno stop ai 67 anni, maglie più larghe per l’Ape social

Sull’età pensionabile ieri Gentiloni è stato tassativo: «C’è una legge in vigore che il governo intende rispettare». Dunque nessuna deroga come chiedono da mesi i sindacati al meccanismo che, a fronte dell’aumento delle aspettative di vita, a partire dal 2019 innalzerà a 67 anni l’età per lasciare il lavoro. Ciò non toglie che si possano individuare alcuni strumenti per consentire ad alcune fasce di lavoratori di lasciare prima. Nella manovra finanziaria, come ha spiegato il premier, «ci sono diverse misure, 3 o 4, che riguardano forme di incentivazione degli anticipi pensionistici attraverso l’Ape sociale».

Alcuni di questi interventi sono già stati messi a punto abbastanza in dettaglio. Il più importante riguarda le donne, alle quali verrà concesso uno «sconto» sugli anni di contribuzione più forte di quello in vigore: da 3 mesi per ogni figlio si passa infatti a 6 mesi (i sindacati però chiedevano un anno), con un tetto massimo di due anni. Inoltre è previsto che possa accedere all’Ape sociale non solo chi è stato licenziato ma anche chi finisce un contratto a termine (a condizione che nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto abbia maturato 18 mesi da dipendente). Quindi viene stabilizzata e razionalizzata la Ria, la rendita integrativa temporanea anticipata.

Per i sindacati, che ieri prima della riunione del cdm hanno incontrato il ministro del Lavoro Poletti, «sulla previdenza mancano molte risposte». E per questo hanno ottenuto di aggiornare a data da destinarsi il tavolo di confronto. Come ha spiegato Susanna Camusso, infatti, Cgil, Cisl e e Uil non solo si aspettano che venga bloccato l’automatismo dei 67 anni, ma chiedono impegni precisi sulle pensioni dei giovani, sulla previdenza complementare e la gestione delle domande dell’Ape social. «Su tutto questo non ci sono risposte – hanno lamentato i tre segretari – e c’è grande distanza rispetto agli impegni assunti con la fase due».

Ricercatori

Un posto per 1500

Con la manovra finanziaria 2018 verranno assunti oltre 1.500 ricercatori dell’università. «Dopo molti anni si tratta di linfa vitale alla ricerca, segno che il paese può investire in capitale umano, il più importante di tutti» ha commentato Padoan. Per il ministro dell’Istruzione e dell’Università Valeria Fedeli questo è «un segnale forte. Accelerare gli investimenti in questo settore vuol dire avere una visione a lungo termine. Dopo tanti anni siamo tornati a investire sulle nuove generazioni. Un segnale concreto per l’oggi, un contributo importante per il domani del nostro Paese».

Nella Legge di Bilancio sono state inserite altre misure rivolte al mondo della scuola e dell’università: è stato infatti confermato l’impegno relativo agli scatti di anzianità dei docenti universitari come l’impegno di armonizzare le retribuzioni dei dirigenti scolastici con le altre figure della dirigenza pubblica».

Basket

“Tam Tam”si salva così

Non c’entra tanto col Bilancio, ma tant’è. Spunta anche una norma «salva-Tam Tam», la squadra di basket di Castelvolturno composta da giovani immigrati esclusa dai campionati giovanili. Viene consentito il tesseramento annuale anche ai minorenni extracomunitari non in regola coi permessi di soggiorno purché abbiano fatto 4 mesi di scuola.

Città e lotta allo smog

Arriva un “bonus verde” per lavori nei giardini e nei terrazzi

Arriva un «bonus verde» per rafforzare la guerra allo smog ed al tempo stesso abbellire le nostre città. La nuova misura inserita nella legge di bilancio, prevede in particolare una detrazione del 36% per la «sistemazione a verde» di aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari private di qualsiasi genere dai terrazzi ai giardini, anche condominiali. Il bonus varrà anche per le spese legate agli impianti di irrigazione nonché per i lavori di recupero del verde di giardini di interesse storico.

«Soddisfatto» per l’inserimento nella manovra finanziaria di questa misura il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. «Misura positiva» la definisce il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci che però aspetta di leggere il testo «per valutare anche l’insieme delle misure per rafforzare il credito di imposta, l’ecobonus e il sismabonus. Per Coldiretti si tratta di «una misura importante per favorire la diffusione di parchi e giardini in città capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento», visto che una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e che un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno.

Il ministero dell’Agricoltura segnala poi che nel testo è prevista anche la nascita dei «Distretti del cibo», realtà che uniscono imprese agricole, agroalimentari e sociali per fare rete nello sviluppo del territorio. L’obiettivo in questo caso è quello «di promuovere l’integrazione delle filiere anche con le attività commerciali di prossimità e la crescita della sostenibilità». Vengono confermate infine l’agevolazione Iva per le carni e l’eliminazione delle tasse agricole con la cancellazione di Imu, Irap e Irpef per chi vive di agricoltura.

Sempre in tema di incentivi confermato anche l’ecobonus (finestre, caldaie, ecc) anche se dall’anno prossimo le detrazioni scendono dal 65 al 50%.

Affitti

Cedolare secca anche nel 2018

La cedolare secca sugli affitti concordati, introdotta col Piano casa del 2014 ed in scadenza a fine anno, è stata confermata anche per l’anno venturo. Agenti immobiliari e associazioni del commercio ora premono sul governo perchè questa misura venga estesa anche ai negozi allo scopo di risollevare il mercato delle locazioni commerciali.

Nuovi poveri

Altri 2,7 miliardi in tre anni per il reddito di inclusione

Il governo rafforza la lotta contro la povertà aumentando gli stanziamenti destinati ad alimentare il nuovo Reddito di inclusione (Rei). Sul piatto di sono 600 milioni di euro in più per il 2018, che salgono a 900 nel 2019 ed a 1,2 miliardi nel 2020. Sul fronte delle politiche attive arriva invece l’assegno di ricollocazione anticipato, con accordo su base volontaria, durante il periodo di cassa integrazione. Chi trova un posto di lavoro prima dell’esaurimento della Cig può avere il 50% del residuo di Cig (detassato sino a 9 mensilità), mentre per chi assume lavoratori in Cigs che partecipano a ricollocazione anticipata sono previsti sgravi al 50% per 18 mesi se il contratto è a tempo indeterminato e di 12 se è a tempo determinato.

Impresa 4.0

Rafforzati gli incentivi. Piano da 10 miliardi di euro

C’è la riconferma sia del super ammortamento per i beni ordinari (limato però al 130%) sia dell’iperammortamento al 250% destinato all’innovazione tecnologica. In aggiunta un credito d’imposta del 50% sulle spese destinate alla formazione digitale del personale ed un nuovo «fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività» destinato ad accrescere la competitività del sistema economico in chiave 4.0 che servirà a finanziare progetti di ricerca e a favorire il trasferimento dei risultati verso il sistema produttivo. «Tutto il pacchetto Impresa 4.0 è stato inserito nella manovra. Si tratta di più di 10 miliardi di finanziamenti a sostegno delle imprese che investiranno in innovazione» conferma il ministro dello Sviluppo Calenda.

Pubblico impiego

Ok al rinnovo dei contratti

Dopo tanti annunci la legge di Bilancio ufficializza la ripresa della contrattazione in tutta la Pa con l’obiettivo di assicurare aumenti medi mensili pari a 85 euro lordi per il triennio 2016-2018. «Impegno mantenuto. Si rinnovano i contratti per donne e uomini nella #PA come da accordo raggiunto il 30 novembre 2016» ha twittato ieri il ministro Madia.

Fonte La Stampa

Confindustria giovani e lavoro

CONFINDUSTRIA: “FACCIAMO FUGGIRE I GIOVANI ALL’ESTERO PER TROVARE LAVORO, CI COSTA 14 MILIARDI”

«Il tallone d’Achille dell’Italia è l’inadeguato livello dell’occupazione giovanile, che sta producendo gravi conseguenze permanenti sulla società e sull’economia».

Il Centro studi di Confindustria ha ritoccato all’insù le stime del Pil. La previsione è +1,5 per cento nel 2017 e +1,3 per cento nel 2018, rispetto a +1,3 e +1,1 indicati tre mesi fa. Le stime però non includono i possibili effetti della Legge di Bilancio, che sarà discussa in autunno, che potrebbe garantire una maggiore crescita grazie agli «incentivi agli investimenti, alla loro durata effettiva e alle ulteriori risorse che verranno messe in campo».

Per questo, secondo Confindustria, le previsioni potrebbero «rilevarsi prudenti»: basterebbero pochi decimali di aumento aggiuntivo del Pil nel terzo trimestre (+0,6 per cento invece di +0,45 per cento) e nel quarto (+0,4 per cento invece di 0,3) per avere una crescita del Prodotto interno lordo dell’1,6 per cento. C’è però ancora strada da fare rispetto ai livelli pre-crisi: «A fine 2018 il Pil recupererà il terreno perduto con la seconda recessione (2011-2013), ma sarà ancora del 4,7% inferiore al massimo toccato nel 2008», spiegano gli esperti del Centro studi.

«Recuperato un milione di posti di lavoro, ma 7,7 milioni sono senza»
Il capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi, spiega inoltre che «è stato recuperato un milione di posti di lavoro» e sottolinea che il tema del lavoro «non è la Cenerentola del recupero in atto, va meglio dell’economia nel suo complesso». Secondo il Centro studi infatti c’è una «considerevole creazione» di posti di lavoro: +815mila persone occupate dal 2014, +3,7% occupazione, +4,3% ore lavorate. Le persone occupate «a fine 2018 supereranno di 160mila unità» il picco del 2008. Ma le persone a cui manca lavoro in tutto o in parte sono ancora 7,7 milioni.

L’emergenza sono i giovani
Anche per Confindustria la vera emergenza per il Paese è l’inadeguato livello dell’occupazione giovanile, che «sta producendo gravi conseguenze permanenti sulla società e sull’economia dell’Italia, sotto forma di depauperamento de capitale sociale e del capitale umano». Si tratta infatti del «vero tallone di Achille del sistema economico e sociale italiano».

La scarsa occupazione spinge infatti i giovani ad emigrare, con una perdita di capitale umano stimata in un punto di Pil all’anno, circa 14 miliardi di euro. Si tratta di un «doppio spreco per il Paese, che si traduce in abbassamento del potenziale di crescita, vanifica in parte il potenziale delle riforme strutturali faticosamente realizzate». Per questo, secondo Confindustria, la questione va affrontata urgentemente.

Fonte La Stampa

Disuguaglianze sociali

ISTAT: CAMBIANO LE CLASSI SOCIALI, AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

L’ISTAT FOTOGRAFA IL NOSTRO PAESE: LE CLASSI SOCIALI SI TRASFORMANO E  AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

Nel Rapporto Annuale 2017 l’Istat prova a ricostruire la società italiana e a tracciare i connotati delle nuove classi sociali.
Non esiste più la classe operaia, il ceto medio è in via di estinzione, e sempre di più nelle famiglie italiane la “persona di riferimento” è un anziano, magari pensionato.
La disuguaglianza aumenta ed è legata in gran parte ai redditi, e in buona parte anche alle pensioni.
Il lavoro si polarizza: scompaiono le professioni intermedie, aumenta l’occupazione nelle professioni non qualificate, si riducono operai e artigiani.


Le nuove classi sociali

La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia”, osserva l’Istat,
che vede la popolazione della società italiana suddivisa in alcuni macro-gruppi:

    • i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali è confluita quella che un tempo era la classe operaia

    • le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia

    • un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di più rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati

    • infine le pensioni d’argento e la classe dirigente

In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito, che viene valutato in termini di spesa media mensile: si va dai 1.697 euro delle famiglie a basso reddito con stranieri, agli oltre 3.000 delle famiglie di impiegati e delle pensioni d’argento, fino alla classe dirigente che supera di poco i 3.800 euro mensili.

Una divisione nuova della società italiana farebbe pensare a cambiamenti rivoluzionari. In realtà di rivoluzionario in Italia al momento non c’è niente: è una società che cristallizza le differenze, e che da tempo ha bloccato qualunque tipo di ascensore sociale. In effetti funziona quello verso il basso, ma i piani alti sono sempre meno accessibili.

E’ soprattutto il reddito a determinare la condizione sociale
Le disuguaglianze in Italia si spiegano soprattutto con il reddito, ed evidentemente con la mancanza di meccanismi di redistribuzione adeguati, a differenza di altri Paesi europei. Le pensioni contribuiscono al 20% della disuguaglianza, e si tratta di un dato in forte crescita dal 2008, anche per via dell’invecchiamento della popolazione (nel 2008 la percentuale si fermava al 12%).
Il reddito insufficiente influisce anche sulla salute: negli ultimi 12 mesi ha rinunciato a una visita specialistica il 6,5% della popolazione, nel 2008 la quota si fermava al 4%.

Cresce la deprivazione materiale
Risale l’indicatore di grave deprivazione materiale, che passa all’11,9% dall’11,5% del 2015. In difficoltà soprattutto le famiglie di stranieri, con disoccupati, oppure occupazione part-time, specialmente con figli minori. La povertà assoluta riguarda invece 1,6 milioni di persone, il 6,1% delle famiglie che vivono in Italia. Però se si considerano le famiglie, e non gli individui -poiché quelle povere in genere sono famiglie numerose- l’incidenza della povertà assoluta individuale è più alta, arriva al 7,6% della popolazione.

S
ono molte di più le famiglie a rischio di povertà ed esclusione sociale: il 28,7% della popolazione, e la quota quasi raddoppia nelle famiglie con almeno un cittadino straniero.


Cambia la qualità dell’occupazione
L’Istat conferma l’aumento dell’occupazione,
ma si tratta soprattutto di occupazione nelle professioni non qualificate (l’aumento su base annua è del 2,1%), e questo spiega l’impoverimento di una parte consistente della popolazione). Diminuiscono operai e artigiani (meno 0,5%). Cresce moltissimo il lavoro part-time, e quello in somministrazione aumenta del 6,4% su base annua.
Il lavoro determina l’appartenenza alle “nuove” classi sociali: nella classe dirigente nove occupati su dieci svolgono una professione qualificata.

Nel 2016 oltre il 95% della crescita è concentrata nei servizi, settore in cui i livelli occupazionali superano di oltre mezzo milioni quelli del 2008. Prevalgono trasporti e magazzinaggio, alberghi e ristorazione e i servizi alle imprese.
L’industria è ancora in arretrato di 387.000 unità rispetto al 2008.


E i giovani cosa fanno?
Nell’ultimo decennio l’Italia ha perso 1,1 milioni di
giovani tra i 18 e i 34 anni, mentre al 1° gennaio 2017 la quota di individui con oltre 65 anni raggiunge il 22%, facendo dell’Italia il Paese più vecchio d’Europa. Nel 2016 si è registrato un nuovo minimo delle nascite, nonostante i cinque milioni circa di stranieri, prevalentemente insediati nel Centro-Nord.
I giovani sono diminuiti, e nonostante ciò hanno forti difficoltà d’inserimento nel mercato del lavoro. Ecco perché il 68,1% degli under 35 (8,6 milioni di individui) vive a casa con i genitori.

 

Fonte: La Repubblica