Archivi tag: bollette

TIM CONTINUA A INVIARE LE BOLLETTE ANCHE SE IL CONTRATTO E’ CESSATO

Il contratto è cessato, ma la Tim continua a inviare le bollette.

Anche se il contratto è cessato, la Tim continua a inviare le bollette. E’ il caso di decine di utenti mestrini e veneziani che si sono subito rivolti all’Adico.

Secondo la normativa, quando un operatore telefonico modifica unilateralmente le condizioni contrattuali, l’utente ha il diritto di cessare il rapporto senza alcuna spesa e volendo ha la possibilità di migrare in un’altra compagnia.

Peccato che da inizio 2019 sono decine i mestrini e i veneziani che si sono rivolti alla sede dell’Adico presentando bollette della Tim che non dovrebbero essere mai arrivate, data la cessazione gratuita del rapporto.

Carlo Garofolini, presidente dell’Associazione Difesa Consumatori, afferma che probabilmente tutto deriva dagli aumenti e dalle modifiche contrattuali adottate dalla Tim dopo l’estate. Sono stati numerosi, infatti, gli utenti che, una volta comunicato loro l’aumento della tariffe, hanno sfruttato la possibilità di chiudere il contratto senza pagare le penali della disdetta.

È quindi evidente che in molti casi queste richieste di cessazione non siano state prese neppure in considerazione o, in casi meno frequenti, ci siano stati errori da parte dell’utente nel portare avanti la procedura.

In questo caso specifico, però, dovrebbe essere l’azienda ad avvertire l’ex cliente spiegando che la richiesta non è andata a buon fine.

C’è da dire, però, che il 90% delle persone che si è rivolto all’Adico lo ha fatto dopo aver proceduto in modo corretto alla richiesta di cessazione. Eppure continua a ricevere fatture della Tim, oltre alle bollette del nuovo operatore.

In questi casi, anche se resta molto importante conservare il tagliando della ricevuta di ritorno, l’ufficio legale di Adico si impegna a procedere con una diffida nei confronti dell’azienda e, in seconda battuta, a chiedere l’intervento del Co.Re.Com.

Fonte: Adico

Fonte Immagine

BOLLETTE: ADICO E’ OSPITE DEL “GR1 ECONOMIA” DI RAI RADIO 1

Problemi sulle bollette: Adico parteciperà al GR1 ECONOMIA di RAI RADIO1.

Ogni venerdì Adico sarà ospite del GR1 ECONOMIA di Rai radio 1 rispetto all’argomento delle bollette.

Importi spropositati, doppie fatturazioni, contratti fasulli, call center assillanti, tassazione eccessiva. Sono tantissime le problematiche legate al mercato dell’energia e delle telecomunicazioni.

Nel dettaglio, Adico segue ogni settimana decine di utenti rimasti scottati dal settore delle bollette ,sempre più selvaggio.

Quindi, a partire da venerdì 8 febbraio l’associazione presieduta da Carlo Garofolini sarà ospite di Rai Radio 1 all’interno del “GR1 Economia”. Sarà una trasmissione in cui i cittadini potranno intervenire con domande e quesiti tramite mail o messaggio.

Allora, l’intervento di Adico andrà ad affrontare alcuni fra i temi più “caldi” per i cittadini italiani.

Infine, gli interventi prevedono al lunedì le pensioni, al mercoledì il risparmio e al venerdì le bollette. Il programma comincerà alle 17.45 e prevede un filo diretto con i radioascoltatori.

INFORMAZIONI UTILI

Dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 16:

  • e-mail di riferimento: economia@rai.it
  • Whatsapp audio al numero 335.8097742

FONTE

bolletta

NOVITÀ SULLE BOLLETTE DI GAS E LUCE, A BREVE SARA’ OBBLIGATORIO PORRE LA DATA DI SPEDIZIONE SULLE FATTURE EMESSE

La misura servirà a individuare le responsabilità nel caso in cui i consumatori ricevano fatture già scadute.

A fine settembre scadono i termini per la consultazione pubblica, poi sarà compito del Ministero dello Sviluppo Economico adottare e rendere operativo il relativo regolamento.

Le nuove regole sulle bollette non sono ancora in vigore, ma tra pochi mesi le novità potrebbero diventare realtà. Lo scopo di tale rivoluzione sarebbe proprio quello di limitare le controversie tra gestori dell’energia e clienti finali.

Nella legge di bilancio approvata dal precedente governo, è infatti scritto nero su bianco che deve essere l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a stabilire “le modalità tecniche e operative che il servizio postale deve osservare per assicurare la certezza della data di spedizione delle fatture agli utenti da parte dei soggetti gestori di servizi di pubblica utilità”.

RITARDI NELLA CONSEGNA DELLA CORRISPONDENZA

A chi, del resto, non è capitato di trovare nella propria cassetta della posta una bolletta già scaduta o prossima alla scadenza? Tra la data di emissione e quella di scadenza devono esserci almeno 20 giorni di differenza. Sono state numerose le segnalazioni da parte di utenti e Sindaci che lamentavano ritardi nella consegna della corrispondenza ed in particolare proprio delle fatture/bollette da parte degli operatori postali, con evidenti conseguenze negative per i cittadini: interessi di mora per ritardato pagamento fino all’ interruzione del servizio per mancato pagamento.

Inoltre negli ultimi mesi, spiega ancora l’Agcom si sono verificati numerosi casi di dispersione/distruzione di invii postali affidati al fornitore del servizio universale e ad altri operatori postali che hanno determinato l’avvio di procedimenti sanzionatori da parte dell’Autorità.

Sarà compito del Ministero dello Sviluppo Economico adottare e rendere operativo il relativo regolamento. L’Agcom ritiene che un periodo transitorio di 6 mesi dalla pubblicazione della delibera finale possa essere considerato congruo per gli operatori postali per adeguare i propri sistemi produttivi al fine di procedere alla stampa della data di spedizione sulle buste che contengono le fatture.

Fonte: Associazione Difesa Consumatori

gas

STANGATA SULLE BOLLETTE DI GAS E LUCE CON UN INCREMENTO MEDIO DEL 7% PER FAMIGLIA

Nuova stangata in arrivo per le famiglie italiane. A partire dal primo Luglio, infatti, le bollette di luce e gas subiranno importanti aumenti, come comunicato dall’Autorità di Regolamentazione per Energia, Reti e Ambienti.

La spesa per l’energia per la famiglia tipo in tutela registrerà un incremento del 6,5% per l’energia elettrica e dell’8,2% per il gas naturale, «in controtendenza rispetto ai forti ribassi (-8% per l’elettricità e -5,7% per il gas) del secondo trimestre 2018».

Secondo alcuni dati la spesa (al lordo tasse) per l’elettricità per famiglia nell’anno ‘scorrevole’ (compreso tra il 1° ottobre 2017 e il 30 settembre 2018) sarà di 537 euro, con una variazione del +4,8% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° ottobre 2016 – 30 settembre 2017), corrispondente a un aumento di circa 24 euro/anno. Nello stesso periodo la spesa per la bolletta gas sarà di circa 1.050 euro, con una variazione del +2% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° ottobre 2016 – 30 settembre 2017), corrispondente a circa 21 euro/anno.

Arera ha piegato che le motivazioni dell’aumento di luce e gas sono da ricondurre all’aumento delle tensioni internazionali, che hanno contestualmente provocato l’aumento spropositato del costo del petrolio. Negli ultimi 12 mesi, infatti, il greggio ha visto impennare il suo costo del 57%, di cui il 9% è relativo al solo mese di maggio.

A mitigare però quanto meno parzialmente gli aumenti è l’importante “scudo” congiunturale attivato dall’Autorità attraverso gli oneri di sistema, il cui prelievo tariffario è stato attenuato e compensato con le giacenze e uno scudo di cassa. Si tratta di una misura che sarà estesa sia ai consumatori tutelati che a quelli del libero mercato e resa possibile dal risanamento voluto dal Regolatore dal 2011 ad oggi, ma questo scudo dovrà essere poi ripianato nel futuro recuperando le cifre di cui saranno alleggerite le bollette con piccoli interventi dilazionati nel tempo.

Fonte: Associazione Difesa Consumatori

telefonia

ANTITRUST: STOP AI RIALZI DELLE BOLLETTE TELEFONICHE POST 28 GIORNI

Arriva la “sospensione cautelare” dei rialzi delle bollette telefoniche decisi dagli operatori dopo l’arrivo dell’obbligo della fatturazione mensile, a sostituzione di quella a 28 giorni.

A fine gennaio i consumatori hanno denunciato aumenti in bolletta generalizzati fra gli operatori dell’ordine dell’8,6%, verificatosi dopo lo stop alla fatturazione a 28 giorni. In seguito a tale denuncia, l’Autorità Antitrust ha avviato un provvedimento per verificare la sussistenza di un’intesa fra gli operatori quali Tim, Vodafone, Fastweb, e Wind Tre, e la documentazione acquisita durante le ispezioni sembrerebbe confermare l’ipotesi secondo la quale le parti avrebbero comunicato ai propri clienti, quasi contestualmente, che la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più su quattro settimane. L’Antitrust ha quindi bloccato l’aumento che i principali operatori delle compagnie telefoniche avevano deciso nel momento del ripristino della bolletta mensile, invece che ogni 28 giorni.

L’associazione Adico dichiara:

L’Autorità ha ritenuto che la documentazione acquisita durante le ispezioni confermi l’ipotesi istruttoria secondo cui le parti avrebbero comunicato ai propri clienti, quasi contestualmente, che la fatturazione sarebbe stata effettuata su base mensile anziché su quattro settimane, prevedendo al contempo un aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, invece che 13″.

Pertanto, in attesa della conclusione del procedimento, al fine di evitare il prodursi di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e per i consumatori, l’Autorità ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti”.

Secondo l’Associazione dei consumatori, gli aumenti contestuali e di pari importo tolgono alle famiglie e alle imprese le possibilità di abbandonare il proprio operatore per trasferirsi ad un altro, più conveniente. Continua, dunque, il pressing dei Garanti sulle società della telefonia e di Internet. Solo pochi giorni fa, l’Autorità per le Comunicazioni ha ordinato che queste società restituiscano quanto hanno sottratto ai clienti attraverso la fatturazione illegittima, anticipata ogni 28 giorni. La restituzione dovrà avvenire sotto forma di sconto sul canone delle connessioni fisse.

Fonte: Adico

bollette

AUMENTO DI 2 EURO SULLE BOLLETTE DELLA LUCE PER LE PERSONE IN REGOLA A CAUSA DEI MOROSI: IL PARLAMENTO E IL GOVERNO SAPEVANO TUTTO DA TEMPO

Il totale delle bollette elettriche non pagate dai morosi è stimato circa un miliardo di euro, che dovranno essere pagati in parte dai consumatori domestici onesti con un rincaro di 2 euro sulle bollette della luce. Il Governo e il Parlamento erano al corrente di tutto e sarebbero potuti intervenire ma non l’hanno fatto. La stima e la velata accusa sono state fatte dalla stessa autorità di settore Arera in una nota diffusa ad alcune associazioni di consumatori.

Gli oneri di sistema della bolletta elettrica non pagati dai clienti morosi ci costeranno, in media, 2 euro all’anno. Una cifra molto lontana dai 35 euro paventati da una bufala circolata via Whatsapp nei giorni scorsi, ma abbastanza per far infuriare tutti i clienti onesti, che pagano la bolletta regolarmente ogni tre mesi. La polemica è nata intorno a metà febbraio, dopo la delibera di Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) 50/2018; ad oggi, infatti, gli oneri di sistema che paghiamo al nostro operatore, ovvero una voce della bolletta slegata dal consumo della luce, vengono a loro volta girati ai distributori di energia, che li versano nelle casse del Gse (Gestore dei Servizi Energetici). I clienti che non pagano le bollette, però, creano un danno economico sia ai propri operatori che ai distributori. Questi ultimi, infatti, sono costretti ad anticipare il denaro, e se non lo ricevono dai venditori lo perdono per sempre, perché si tratta di crediti inesigibili. La delibera prevede che questi oneri irrecuperabili debbano essere versati dal cliente finale, per colmare il buco lasciato dal mancato pagamento dei morosi.

L’Autorità dell’energia si è dovuta adeguare alle sentenze del Consiglio di Stato e del Tar della Lombardia, a cui si erano appellate alcune società venditrici, ma nel frattempo si è anche appellata alla Cassazione per cercare di annullarne gli effetti. Il tribunale amministrativo ha infatti contestato il meccanismo in atto fino ad ora: venditori e distributori devono anticipare i soldi, indipendentemente dal fatto che li abbiano ricevuti. Nella nota Arera spiega di aver fatto di tutto per scongiurare l’imposta nei confronti dei consumatori onesti: “Quanto affermato nelle sentenze porta a un potenziale incremento delle situazioni di mancato versamento degli oneri generali, aumentando potenziali comportamenti opportunistici da parte dei venditori che potrebbero versare ai distributori somme ben inferiori a quelle effettivamente incassate a titolo di oneri di sistema”.
Il timore è infatti quello che eliminando l’obbligo di anticipare il denaro, qualcuno possa ricavarne un guadagno in modo illecito. Il risultato è un aumento complessivo e incontrollato degli oneri generali a carico della totalità dei clienti finali. Secondo Arera la delibera 50 è un tentativo di evitare questo rischio di “aumento incontrollato” perché, se è vero che da una parte addebita ai clienti gli oneri inesigibili, dall’altra continua a obbligare ancora venditori e distributori a versare gli oneri fatturati, a prescindere dal fatto che li abbiano riscossi oppure no.
Infine l’Autorità passa la palla alla politica dato che Parlamento e Governo sapevano già da tempo quello che stava per accadere; è stata infatti la stessa Arera a informarli attraverso segnalazioni e documenti pubblici. Ma ci sarebbe ancora modo per rimediare: l’Autorità ha proposto di far pagare gli oneri di sistema con le stesse modalità in cui oggi paghiamo il canone Rai. Un modo per “mettere in sicurezza il sistema di esazione” e rendere superfluo il meccanismo di recupero che si è innescato, mandando su tutte le furie consumatori e relative associazioni.

Fonte: AdicoIl messaggeroRepubblica

bollette corrente prescrizione da 5 a 2 anni

BOLLETTE ELETTRICHE: LE PRESCRIZIONI PASSANO DA 5 A 2 ANNI

A partire da marzo, in seguito a un provvedimento della nuova legge di bilancio 2018, gli operatori di energia elettrica non potranno più calcolare crediti a proprio favore per conguagli che vanno indietro nel tempo per più di due anni.

Sul fronte bollette, dopo una serie di cattive notizie, ne arriva finalmente una buona: la prescrizione per le bollette dell’energia elettrica passa da cinque a due anni. Il provvedimeno, contenuto nella legge di bilancio 2018, è stato reso operativo dalla recente delibera dell’Autorità, l’Arera.

In pratica, gli operatori di energia elettrica non potranno più mandare fatture con conguagli relativi a periodi superiori ai due anni. Una prescrizione “breve” che dà ragione alle tante battaglie combattute contro le cosiddette bollette pazze, per lo più fatture dagli importi strepitosi frutto appunto di riconteggi da parte dell’azienda la quale, appunto, fino a oggi poteva calcolare crediti a proprio favore andando indietro nel tempo fino a 5 anni.

Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, così commenta questo successo: “Abbiamo avuto modo di raccontare più volte i drammi di persone, spesso anziane, che sono venute da noi con bollette pazzesche. Stiamo parlando di somme che possono andare da alcune migliaia di euro fino anche a 40, 50 mila euro. Con le nostre diffide abbiamo segnalato sempre anche all’Autorità tutte le anomalie riscontrate. Quasi sempre, fra l’altro, il nostro ufficio legale ha trovato degli errori in questi nuovi conteggi, costringendo l’operatore a stornare cifre importanti, se non l’intera somma richiesta, a favore del nostro cliente. Siamo molto soddisfatti di questo provvedimento”.

Nel nuovo regime rientrano tutte le bollette della luce con scadenza successiva al primo marzo. Nel caso in cui l’operatore non abbia fatturato o abbia fatturato un conguaglio per un periodo molto esteso, il cliente avrà quindi diritto a pagare solo gli ultimi 24 mesi.

Fonte: Adico

gas e luce aumento

AUMENTANO LE BOLLETTE DI ELETTRICITÀ E GAS: QUALI I MOTIVI?

Gli aumenti, i più elevati degli ultimi cinque anni, sono del 5,3% per le forniture elettriche e del 5% per il gas. Dal 2019 poi entreranno in vigore le nuove tariffe progressive: chi consumerà di meno pagherà di più, con un aumento del 46% in bolletta.

A dicembre l’Autorità per l’energia ha annunciato gli aumenti più elevati degli ultimi cinque anni, del 5,3% per le forniture elettriche e del 5% per il gas. Ormai le bollette sono diventate un bancomat, a comporre la tariffa sono piccole voci di cui non capiamo nulla, e quindi non ci facciamo più caso, paghiamo e basta. Si calcola che, con queste nuove tariffe, le famiglie italiane pagheranno circa 80 euro in più all’anno. Ma come si spiega questo aumento?

L’Autorità lo giustifica così: incremento dei prezzi all’ingrosso del gas nei mesi invernali, costi per adeguatezza e sicurezza, la scarsa produzione di idroelettrico a causa dell’estate calda, e alla dispersione nelle reti del Sud. Quindi oltre ad aver pagato negli ultimi 7 anni per una manutenzione che non è stata fatta, con un aumento in bolletta del 50%, adesso ci ritroviamo a carico anche il costo della «dispersione».

Guardando dentro la delibera, il grosso degli aumenti sono dovuti a ben altre ragioni. Un silenzioso decreto del Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di fare lo sconto alle imprese a forte consumo energetico riversando i costi sulle famiglie e le piccole-medie imprese: a beneficiarne sono grandi gruppi come Marcegaglia, Pirelli, Ilva, Lactalis, Nepi, San Benedetto, Uliveto, Zegna, De Cecco o Rana e altre 2.800 aziende di qualunque settore, dalle acciaierie ai salumifici. Pagheranno complessivamente 1,7 miliardi in meno, e pertanto – secondo il Ministero dello Sviluppo – diventeranno più competitive. Una motivazione legittima se non fosse che a pagare sono i clienti più piccoli, su cui si è spostato il carico degli oneri di sistema, un’ulteriore voce che si aggiunge in bolletta.

Fra gli oneri di sistema troviamo ancora gli incentivi per gli impianti Cip 6 decisi nell’aprile 1992, ovvero quasi 26 anni fa, alcuni dei quali sono alimentati con rifiuti non biodegradabili: si tratta di elettricità prodotta con «schifezze» — come ad esempio scarti agricoli, vegetali e industriali — ma incentivata in bolletta, che la Commissione europea ha bocciato già nel 2003, e che noi continuiamo a pagare.

Ad incidere sul prezzo sono anche i certificati bianchi, titoli che servono a incentivare interventi di efficienza energetica e che vengono finanziati sempre in bolletta attraverso gli oneri di sistema. Sono entrati nel vortice delle speculazioni e in diciotto mesi le quotazioni sono aumentate del 260%. Mentre l’Autorità sta a guardare, e il Ministero dello Sviluppo prende tempo, a guadagnarci sono le Energy Service Company e le società di distribuzione elettrica. Un «giochino» che costa ai cittadini 7 milioni di euro al giorno.

Il colpo di grazia arriverà a gennaio del 2019, quando entreranno in vigore le nuove tariffe progressive. Se finora chi consumava di più pagava di più, dall’anno prossimo le tariffe saranno indifferenziate per tutti per favorire i consumi di energia elettrica. Il risultato sarà questo: chi consuma di più risparmierà, chi consuma poco (praticamente tutte le famiglie italiane) si troverà in bolletta un aumento fino al 46% in più. Lo conferma la stessa Autorità, che nel testo della delibera 867/2017/R/EEL del 14 dicembre scrive:

«L’attuazione del terzo step della riforma tariffaria per i clienti domestici del settore energetico comporterà inevitabili aumenti di spesa annua per larghe fasce della popolazione».

In sostanza «i piccoli» pagano lo sconto ai «grandi», e per incentivare il consumo di energia elettrica il conto lo paga la «larga fascia di popolazione».

Intanto dall’Osservatorio Ue sulla povertà energetica apprendiamo che l’Italia è fra i Paesi europei in cui i cittadini hanno maggiore difficoltà a pagare le bollette di luce e gas. Sia i prezzi dell’elettricità che quelli del gas sono i terzi più alti dell’Unione europea: nel primo caso dietro a Danimarca e Germania, nel secondo caso a Svezia e Portogallo. Anche per questo, il 9,1% delle famiglie negli ultimi 12 mesi ha avuto ritardi nei pagamenti delle bollette.

Fonte: Adico

stop maxi-conguagli

STOP AI MAXI CONGUAGLI NELLE BOLLETTE DI LUCE, GAS E ACQUA

Le bollette di conguaglio rappresentano un incubo per gli utenti e possono mettere in seria difficoltà il bilancio di una famiglia. A partire da marzo dovrebbe arrivare nella legge di Bilancio la norma che vieta i maxi-conguagli nelle bollette di luce, gas e acqua, oltre i due anni di tempo.

«Abbiamo scritto una bella pagina parlamentare» commentava soddisfatto Simone Baldelli, Forza Italia, vice presidente della Camera, il “padre” della nuova legge, dopo l’operazione portata a termine ieri. Con il parere favorevole del governo è riuscito a inserire nella Legge di Bilancio le norme contro i maxi-conguagli, che nonostante l’unanimità di Montecitorio, senza il via libera del Senato e l’imminente scioglimento delle Camere, rischiavano di rimanere lettera morta.

Le nuove norme mettono fine alle super bollette che ogni tanto i consumatori ricevono per il conguaglio dei costi fatturati sulla base di stime, e che a volte riguardano periodi lunghissimi. «Ci sono conguagli che abbracciano un arco di tempo di quattro o cinque anni, anche di più, ed è una pratica diffusissima. Parliamo di un paio di milioni di bollette l’anno» dice Baldelli. Da marzo, dopo che l’Autorità per l’energia avrà stabilito i criteri, scatterà il divieto di effettuare conguagli oltre due anni di tempo. Si comincia con le bollette della luce, dal primo marzo 2018, poi del gas, dal gennaio 2019 e, dal 2020, dell’acqua. Sono le bollette che pesano di meno ma dove si registrano i conguagli proporzionalmente maggiori, visto che i contatori meccanici sono nelle case, e non di immediata lettura.

La norma è piuttosto semplice. Prevede che nei contratti di fornitura di luce, gas e acqua agli utenti domestici, alle microimprese e agli studi professionali «il diritto al corrispettivo si prescriva in due anni».

L’impresa ha galvanizzato Baldelli, che ora medita di portare a compimento un altro colpo. Ha già messo tutti d’accordo sull’utilizzo dei risparmi del 2017 della Camera, 80 milioni di euro, da destinare ai terremotati del Centro Italia. Ha presentato un ordine del giorno anche questo accolto all’unanimità dall’Aula di Montecitorio, che impegna il governo. E ora punta a chiudere la partita con una norma ad hoc nel nuovo bilancio 2018.

Fonte: Adico

ACCORDO PD E GOVERNO: ABOLIZIONE TARIFFE A 28 GIORNI

ACCORDO PD E GOVERNO: ABOLIZIONE TARIFFE A 28 GIORNI

PD e Governo hanno trovato un accordo per abolire le tariffe a 28 giorni di tv e telefonia. Sanzioni fino a 5 milioni di euro.

Governo e PD hanno raggiunto l’accordo su come abolire le tariffe a 28 giorni, per telefonia e tv. Dopo i dubbi su un possibile scontro tra il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e il Pd, si è raggiunto un compromesso nell’emendamento che il ministro ha presentato in serata alla Legge di Bilancio 2018, in commissione Bilancio del Senato. In sostanza le tariffe devono essere mensili o a multipli di mesi, ad eccezioni di promozioni che devono avere durate inferiori al mese e comunque non rinnovabili. Le sanzioni arrivano fino a 5 milioni di euro.

Nei giorni scorsi e fino a questa sera, come riportato da Repubblica, PD e Governo erano in disaccordo sul testo dell’emendamento. Infatti ne avevano elaborati due in contrasto tra loro. L’emendamento di Calenda invece è stato presentato come un sub emendamento a quello già depositato da Esposito (Pd), che a sua volta ripercorre le indicazioni presentate – in forma di progetto di legge – dall’onorevole democratica Alessia Morani, alla Camera soltanto pochi giorni fa. L’iniziativa parlamentare ha già trovato d’altra parte la sponda dell’Agcom che ha avviato procedimenti sanzionatori e chiesto maggiori poteri.

Abbiamo raggiunto la quadra con il Governo, io e Morani siamo d’accordo sul testo”, dice Esposito. Oggi un comunicato stampa di Aduc criticava anche l’emendamento Esposito, paventando che anche le promozioni di durata temporanea potessero aprire una scappatoia per gli operatori. “Non credo, il testo è stato visto con Agcom, ma comunque possiamo fare una precisazione sulle promozioni”, dice Esposito. Come ha ricostruito Repubblica, le grandi compagnie sarebbero anche pronte a tornare indietro alla fatturazione mensile, vista la pressione ormai crescente da ogni parte, ma chiedono al governo una sorta di periodo di moratoria sulla possibilità dei clienti di recedere dai contratti. In sostanza, vorrebbero far scattare degli aumenti tariffari per il 2018 in concomitanza con il ritorno alle 12 bollette, in modo da spalmare gli stessi incassi annui su meno fatture ma senza perdere introiti per i loro conti economici. Se così facessero, dovrebbero concedere ai clienti la possibilità del recesso gratuito. Temendo però una corsa al ribasso da parte di alcune compagnie, alcune società suggeriscono di congelare questo diritto per i consumatori.

 Fonte: Adico