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COME RISOLVERE I DEBITI CON LE BANCHE?

E’ possibile risolvere i debiti con le banche?

Hai avuto bisogno di soldi, forse non una ma più volte. Ti sei rivolto alla banca convinto di potere, in qualche modo, restituire ogni centesimo dei prestiti ottenuti. Ma qualcosa si è inceppato nel frattempo e sei finito in difficoltà: l’imprenditore ha sentito la crisi, il privato ha avuto delle spese inaspettate. I motivi possono essere diversi.

Il fatto è che devi risolvere i debiti con le banche, ma non sai come. Temi che da un momento all’altro ti arrivi un pignoramento. Che l’ufficiale giudiziario bussi alla tua porta con uno sfratto esecutivo. Che tutto quello che hai costruito con fatica si polverizzi in pochi secondi.

A tal proposito, una sentenza del tribunale di Busto Arsizio e una legge del 2012, nota come la Salva-suicidi, dicono che chi è onestamente in difficoltà e vorrebbe risolvere i debiti con le banche può essere aiutato.

Non si parla di azzerare il conto ma, piuttosto, di stringere un accordo, trovare un compromesso per pagare di meno utilizzando le risorse che si hanno a disposizione, senza dover cercare quelle impossibili da reperire.

 

Che cos’è il saldo e stralcio?

Uno dei modi per risolvere i debiti con le banche è quello di ricorrere al saldo e stralcio. Un metodo riconosciuto dalla legge Salva-suicidi, approvata nel 2012.

Questa legge consente al cittadino di recarsi in tribunale e di presentare una richiesta di saldo e stralcio del debito che, in parole tecniche, significa aderire a quello che si chiama il “piano del consumatore“. In questo modo il richiedente può vedersi ridurre il debito senza che il giudice senta nemmeno i creditori. Ciò, ovviamente, nel caso in cui il magistrato veda che ci siano i presupposti.

Va da sé che il cittadino può, in questo modo (garantendo di rispettare la decisione del giudice), risolvere i debiti con le banche perché dovrà pagare una cifra più bassa di quella pretesa all’inizio. E che, in fondo, le banche saranno contente di poter incassare qualcosa di fronte alla probabilità di non aver alcun ritorno o di dover avviare una noiosa procedura di esecuzione forzata del pagamento.

Il saldo e stralcio viene, di solito, eseguito in una soluzione unica, a meno che le parti si accordino per un pagamento a rate.

 

Risolvere i debiti verso un solo creditore

Mentre la legge contemplava questa possibilità per i debiti contratti con un insieme di creditori, i tribunali si portavano oltre e puntavano ad applicare la normativa ai casi in cui di creditori ce ne fosse soltanto uno.

Il primo passo lo ha dato il tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti della ormai estinta Equitalia, oggi sostituita dall’Agenzia delle Entrate Riscossione. Suo il provvedimento con cui sono stati dimezzati 8 mila euro di debito con il Fisco grazie al fatto che il contribuente ha proposto di vendere un suo immobile e di pagare l’Agenzia con il ricavato dell’operazione.

Passa poco più di un mese ed ecco che un altro tribunale, quello di Napoli, si muove nella stessa direzione. Questa volta, però, non con il Fisco come interlocutore ma con davanti una banca. In tale occasione il magistrato campano ha decretato che un consumatore in difficoltà (vera e documentata) ha il diritto di vedersi dimezzare un mutuo ipotecario, anche se l’istituto che ha erogato il finanziamento non è d’accordo. Oltretutto gli conviene essere favorevole a questa soluzione: evita alla banca ulteriori costi per procedere al pignoramento dell’immobile e alla vendita all’asta da cui non ricaverà una somma ingente.

 

Risolvere i debiti dell’imprenditore

Se sei un imprenditore, per risolvere i debiti con le banche puoi appellarti alla legge del 2015 grazie alla quale è possibile trovare un accordo con la banca o con l’intermediario finanziario per programmare un rientro del debito senza particolari traumi.

Per cercar di trovare un’intesa contro il sovraindebitamento (tecnicamente si chiama «ristrutturazione del debito»), occorre una relazione di un revisore contabile e la garanzia che l’accordo possa essere portato a termine, cioè che i creditori ricevano i soldi. Inoltre, l’esposizione del sistema bancario deve essere di almeno il 50% dell’insieme dei debiti dell’impresa.

Solo a quel punto l’imprenditore può proporre l’accordo. Nel caso in cui venga raggiunto ed il titolare dell’impresa abbia più creditori appartenenti a categorie diverse, il debitore può chiedere che gli effetti dell’intesa vengano estesi a chi non ha firmato l’accordo sempre che:

tutti siano stati informati delle trattative in corso ed invitati a partecipare al negoziato;

i crediti di chi ha firmato l’accordo rappresentino almeno il 75% del totale del debito.

Se qualche creditore non intende riconoscere l’accordo, ha 30 giorni per presentare opposizione.

L’intesa produrrà i suoi effetti nel momento in cui sarà stata omologata dal tribunale, previa verifica delle condizioni dell’accordo e del corretto svolgimento della procedura e delle trattative.

Fonte: Adico

tasso fisso o variabile

MEGLIO IL TASSO FISSO O VARIABILE? ECCO CHE COSA FARE CON I MUTUI

Mutuo a tasso fisso o variabile? Per chi compra casa è un ottimo momento perché i tassi sono ai minimi storici e la differenza tra fisso e variabile è pochissima.

Il momento resta propizio per quelle famiglie che sono a caccia del mutuo giusto per la casa. Il costo del denaro ai minimi ha schiacciato il livello dei tassi per il finanziamento dell’abitazione in area 1-2%. All’orizzonte si prospetta però l’incognita Banche centrali: Mario Draghi dovrà rialzare i tassi Bce. «E’ una prospettiva che, al momento, appare ancora lontana – dice Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.it -. L’avvio di questa nuova fase sarà comunque graduale e avverrà a piccoli passi».

Le migliori proposte dalle banche sul tasso variabile si muovono leggermente al di sotto dell’1%. Per il tasso fisso, quello che al momento è più scelto dalle famiglie, il valore è intorno al 2%. Si tratta di livelli che sono molto vicini ai minimi assoluti di tutti i tempi. Sicuramente chi deve fare un mutuo (o chi vuole sostituire quello che ha in corso) si trova di fronte a molte offerte interessanti. Anche le banche, in questa fase, mostrano più disponibilità. Tanto che sul mercato sono tornati anche finanziamenti maxi, al di sopra dell’80% di capitale. «Il 2018 potrebbe portare a una seconda fase della ripresa economica in corso – dice Anedda -. A quel punto Draghi si troverà a dover decidere sulla politica monetaria».

Come muoversi per la scelta giusta prima di una risalita del costo del denaro? A orientare le decisioni è anche la scarsa differenza che oggi presentano i due tassi, variabile e fisso. Tra i due c’è un punto di scarto e non di più. In altri tempio il distacco era ben più ampio e arrivava a diversi punti percentuali. Orientarsi sul variabile oggi non porta più grandi risparmi sulla rata. Dunque molte famiglie scelgono il tasso fisso. Costa poco di più del variabile e mette al riparo da un possibile incremento futuro della rata sulla scia delle politiche monetarie della Bce. «A questi livelli il fisso è un’assicurazione a basso costo» dice Anedda. Certo, occorrerà essere preparati a un rialzo futuro dei tassi.

La valutazione cambia invece se l’importo del mutuo è contenuto, intorno ai 50-80 mila euro. In questo caso, molto probabilmente, il finanziamento sarà estinto già in pochi anni. Vuol dire che il rischio di esporsi a un rialzo del costo del denaro sarà limitato. Meglio quindi approfittare di quel punto percentuale di costo in meno.

All’opposto, i mutui a importo elevato, sopra gli 80-100 mila euro, che richiedono più tempo, anche 20 anni per essere ripagati, saranno sicuramente coinvolti dal futuro andamento dei tassi Bce.
I piccoli importi, oltre a poter trarre beneficio dal variabile che costa meno e poter limitare la durata del mutuo, presentano anche un altro vantaggio: in genere le banche applicano spread (quell’extra costo che aggiungono al tasso d’interesse) che è più contenuto. Generalmente, i finanziamenti sotto al 50% del valore complessivo dell’immobile sono quelli che costano meno. È un aspetto che entra nella valutazione dell’importo da richiedere alla banca. In più non sono più previste penali per l’estinzione del mutuo. Gli importi brevi possono quindi essere ripagati tutti in una volta anche dopo pochi anni.

Occorre però farsi bene i conti. «Chiudere il finanziamento in anticipo non sempre fa risparmiare dato che nella fase iniziale del mutuo si ripagano solo gli interessi e poi viene la restituzione del capitale – spiega Anedda -. Vuol dire che si eviterà di pagare solo una minima parte degli interessi che comunque sono dilazionati nel tempo». Può essere più conveniente rimborsare 300 euro al mese piuttosto che tirare fuori 70 mila in un colpo solo. Va anche detto però che le banche faticano a concedere piccoli importi. Molte volte tendono a dirottare la richiesta sulla formula del prestito personale. Anche qui è bene farsi i conti: il prestito personale è più costoso però consente di risparmiare su diverse spese legate al mutuo, come il notaio e l’ipoteca.

Fonte Adico

Pagamenti con il POS

PAGAMENTI E POS: CHI E’ OBBLIGATO E CHI EVITERA’ LE SANZIONI

Via libera ai pagamenti con il POS anche per gli importi più piccoli, come già avviene in molti paesi nel mondo. Tutti gli esercenti e i professionisti devono accettare i pagamenti con Bancomat, carta di credito o prepagata.

Pagamenti con il POS, siamo alla stretta finale.
Mentre la diffusione della “moneta” elettronica prende sempre più piede a spese del caro, e, per carità ancora utile, vecchio contante, il Consiglio dei Ministri, riuntosi la scorsa settimana, ha dato il via libera a un decreto per il recepimento in Italia della Direttiva UE che interviene in particolare sulla regolamentazione delle commissioni bancarie per i servizi come POS (Point of sales) e Bancomat con un provvedimento che fissa, appunto, sanzioni pecuniarie fino a 30 euro per chi “obbligato” rifiuta pagamenti in moneta elettronica.

L’idea di sanzionare chi non accetta pagamenti con il POS trova l’appoggio del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che però spinge per una multa più salata. “Bene ipotizzare sanzioni per chi non accetta pagamenti con il POS. Ma una multa di 30 euro mi sembra un po’ bassa” – ha sottolineato il titolare del dicastero – che chiede un dialogo con le banche affinché “possano aiutarci a ridurre le commissioni e l’onere per chi usa i POS”.

TUTTI, NESSUNO ESCLUSO. O QUASI…
Un obbligo che riguarda praticamente tutti. Tutta l’attività di commercio e gli esercenti dovrebbero dotarsi del Pos. Dai negozi ai ristoranti, dalle gelaterie alle pizzerie fino ai pub passando per i bar. Ma non finisce qui, l’obbligo del POS riguarderà tutti i professionisti che operano a diretto contatto con il pubblico e che quindi devono consentire ai clienti di pagare con bancomat e carte di credito. Un passo avanti , dunque, per avvocati, commercialisti, medici.

Esclusione temporanea per tabaccai e benzinai – Si va, invece, verso la temporanea esclusione per tabaccai e benzinai in virtù del fatto che incassano imposte e le riversano all’Erario. È il caso dei tabaccai che gestiscono le marche da bollo o dei benzinai che operano di fatto da sostituti nell’incassare le accise per conto dello Stato.

COMMISSIONI BANCARIE RIDOTTE SUI MICROPAGAMENTI
Provvedimenti e sanzioni che vanno di pari passo con il taglio delle commissioni bancarie per chi accetta pagamenti con il POS (bancomat, carta di credito o prepagata). Tra le novità, anche l’obbligo per i prestatori di servizi interbancari di applicare, per tutti i tipi di carte, commissioni di importo ridotto per i pagamenti fino a 5 euro rispetto a quelle applicate alle operazioni di importo pari o superiore, così da promuovere l’utilizzo delle carte anche per questi pagamenti.

Fonte: Qui Finanza.it

mutui casa

CON IL GRADUALE AUMENTO DEI TASSI SALGONO I COSTI PER I MUTUI CASA

Nell’ultimo quadrimestre del 2017 il momento d’oro per i mutui casa potrebbe essere giunto al termine; i finanziamenti per l’acquisto della casa si faranno più costosi, mettendo così fine a un 2016 caratterizzato da tassi ai minimi storici, domanda in aumento ed erogazioni in crescita.

Per un’operazione di mutuo di 150.000 euro durata 20 anni e valore dell’immobile 240.000 euro, la media trimestrale dei migliori spread resta attorno all’1% per il variabile, mentre la media per il fisso si posiziona intorno allo 0,5%, in lieve rialzo dallo 0,4% del trimestre precedente. Si rilevano delle chiare tensioni al rialzo per il tasso applicato sui mutui a tasso fisso. La sensibile accelerazione degli indici irs delle ultime settimane che ha comportato un aumento importante per gli indici di tutte le durate è stata per ora assorbita solo da una ridotta parte del sistema bancario. E’ probabile quindi che nel corso dei prossimi mesi si registri una revisione al rialzo delle politiche di pricing.

Già nel 2016 gli addetti ai lavori avevano cominciato a prevedere la lenta risalita del costo dei mutui, sulla base del previsto e graduale cambio di rotta nella politica monetaria espansiva della Bce. Ma solo negli ultimi mesi si stanno iniziando a vedere i segnali concreti dell’inversione di tendenza. Per quanto riguarda l’importo dei mutui, il ticket medio nazionale si è attestato a circa 114.700 €, in aumento rispetto a quanto riscontrato nel primo trimestre 2016 del 4,7%. La ripartizione geografica è nettamente diversa: il Nord-Ovest è l’area dove si registra la crescita più elevata. Subito dopo il Sud, che nonostante un importo medio decisamente più basso rispetto al dato medio nazionale, fa comunque marcare una crescita superiore al 5%. Centro e nord est restano indicativamente in linea con la rilevazione del primo trimestre 2016 mentre l’unica area a diminuire è quella dell’Italia insulare. Nel periodo il 78% delle richieste è stata a tasso fisso, con il variabile al 18,5%. Pressoché invariati la durata del finanziamento (21 anni) e l’età del richiedente (40 anni).

Il graduale aumento dei tassi di riferimento a cui stiamo assistendo ha convinto gli italiani che il 2017 potrebbe essere l’ultima occasione per assicurarsi tassi fissi così competitivi. Ultima nota sulle surroghe,nel 2016 queste rappresentavano il 47% delle erogazioni, oggi sono il 43%, ma sono aumentati sia gli importi dei mutui che si intende surrogare (oggi poco meno di 127.000 euro; +6% rispetto al 2016) sia quelli effettivamente erogati (119.000; +4%). I mutuatari potranno comunque difendersi da costi troppo elevati anche grazie alle nuove tutele entrate in vigore dallo scorso novembre (introdotte dalla direttiva europea 2014/17/Ue, recepita dal decreto legge 72/2016) che introducono una serie di novità. In primo luogo, l’obbligo per le banche di attuare una comunicazione trasparente, soprattutto sui costi effettivi di mutui e polizze annesse.

Gli istituti di credito sono inoltre tenuti a dare ai clienti la possibilità di confrontare le offerte presenti sul mercato prima di accendere il finanziamento. Fornendo prima della firma il cosiddetto Prospetto Informativo Europeo Standardizzato che deve contenere tutte le informazioni sulle caratteristiche del mutuo, utili per il confronto oggettivo con altri emittenti. Resta in vigore anche quest’anno perchè prorogato dalla legge di stabilità, il fondo mutui giovani coppie, nato già nel 2011 e che consente l’accesso a un mutuo agevolato alle coppie sposate o coppie di fatto con almeno un componente minore di 35 anni. Accesso al credito anche a chi non ha un lavoro a tempo indeterminato grazie alla garanzia statale sul 50% della quota capitale del finanziamento richiesto.

Fonte: Avvenire

Obbligo-di-Pos

OBBLIGO DI POS PER LE PARTITE IVA, RIVOLTA CONTRO LE COMMISSIONI.

Da settembre professionisti ed esercenti dovranno munirsi di Pos: si potrà usare per pagare spese da 5 euro in su. Sanzioni a chi rifiuterà di offrire al consumatore questa possibilità.

Da settembre si striscia. E se no, multa. Se il conto al bar, dall’idraulico o al supermercato supererà i 5 euro, nessuno potrà più accampare scuse o rifiutarsi di ricevere il pagamento elettronico. Non ci sarebbe nulla di male, dicono commercianti e artigiani veneti, perché in tutta Europa è già così senza che nessuno si sia scomposto. Solo che, in Italia, un intervento che favorisce la trasparenza nelle transazioni, la velocità e la facilità di pagamento, è vanificato da costi fissi, di commissioni e affitto dello strumento troppo elevati sui quali ora, con l’occasione, si apre una battaglia politica. L’obbligatorietà per professionisti ed esercenti di possedere e offrire al consumatore il Pos è già in vigore dal 2015 ma non tutti si sono adeguati. La novità di questi giorni sta nel fatto che la nuova legge che andrà in vigore dopo le vacanze introdurrà delle sanzioni (30 euro) a chi rifiuterà di ricevere il pagamento smart.

Dal Veneto si è alzato un coro di rabbia, a partire dal presidente di Confcommercio Massimo Zanon: «La resistenza all’uso delle carte elettroniche è anacronistica, rimanere ai margini è sbagliato, ma i costi bancari sono ancora troppo alti sia per le imprese che per i cittadini». Sostiene che alcune attività, come le tabaccherie e gli impianti di carburante dovrebbero addirittura essere esentate dalle commissione: «Fanno già da banca per lo Stato e sono gravati dalle accise, con margini di guadagno che sfiorano il ridicolo». Non fa ostruzionismo, Zanon (non dice no neanche a due caffè pagati con la carta) ma chiede delle modifiche «di buon senso»: «Alzare la soglia minima per il pagamento a 20 euro e togliere i costi». Per le categorie artigiane si esprime in toni severamente contrari Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia di Mestre: «Sì alle sanzioni per chi non consentirà il pagamento sopra i 5 euro, ma il Pos non sia obbligatorio per tutti. Autotrasportatori, imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico e aziende che lavorano in subfornitura ricevono già pagamenti tracciabili. In questi casi l’obbligo del Pos avvantaggerebbe solo le banche, sarebbe un costo del tutto inutile». E poi ci sono idraulici, elettricisti, caldaisti e collaboratori che lavorano in esterna: «Ciascuno di loro dovrà essere dotato di un Pos, tutti costi le piccole attività artigianali?».

Michele Ghiraldo (Fida), dettagliante alimentare ad Abano, va dritto al sodo: «Ho accettato un pagamento da 50 centesimi per una bottiglietta d’acqua, ma come potevo dire di no? Noi offriamo un servizio e i turisti stranieri sono abituati ad uscire leggeri, senza contanti. Lo Stato però non può introdurre obblighi senza dare nulla in cambio. Non giochiamo ad armi pari». Il presidente di UnionMare Leonardo Ranieri gestisce attività balneari a Chioggia e Sottomarina: «Ormai lettino e ombrellone si pagano con la tessera o col telefonino, i turisti lo chiedono. Ma la strutturazione bancaria è ancora un problema». «Se il governo vuole ridurre l’evasione – chiosa Patrizio Bertin (Ascom Padova) – faccia in modo che le banche eliminino le commissioni: agli onesti diminuirebbe i costi, ai disonesti toglierebbe un alibi». Per chi lavora al mercato la situazione è diversa. «Da noi non è molto usato – ammette Ilario Sattin (Fiva) -, meno della metà degli ambulanti lo tiene. Ma è comprensibile, gli operatori stranieri non ne vogliono sapere. Un pagamento di cinque euro col Pos per noi è impensabile, un euro e mezzo se ne va solo in costi bancari».

Per Carlo Garofolini, presidente di Adico, «Il pagamento elettronico è positivo, sicuro e utile perché rende tracciabili le transazioni, ma è un regalo alle banche e dimentichiamo il cliente. Le commissioni sulle spalle di commercianti e artigiani finiranno anche a carico dei consumatori perché il rischio è che gli operatori debbano alzare i prezzi ». Ma ci sono anche altre implicazioni: «Disincentivare l’uso del contante fa perdere il controllo delle proprie finanze con un effetto domino, e gli anziani sono poco avvezzi all’uso della tecnologia».

Fonte: Corriere del Veneto

Crack banche-Adico

12 LUGLIO MANIFESTAZIONE A ROMA CONTRO IL “RISPARMIO RUBATO”: ANCHE ADICO PRESENTE

Anche Adico domani alla manifestazione di Roma contro il “risparmio rubato”. Garofolini: “Veneto Banca e Popolare Vicenza hanno tradito la fiducia dei clienti mandandoli sul lastrico”.

Ci saranno anche i rappresentanti dell’Adico domani a Roma alla manifestazione organizzata da Patrizio Miatello, presidente dell’associazione Ezzelino Da Onara, per protestare contro il “risparmio rubato” da parte della banche popolari venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza). L’iniziativa – che si svolgerà domani alle 14 in piazza Montecitorio – sarà preceduta alla mattina dall’incontro fra una delegazione dei manifestanti e i rappresentanti del governo. Sul tavolo alcune importanti proposte che fanno da contraltare al decreto legge con il quale si è disposta la liquidazione coatta di Veneto Banca e Popolare di Vicenza e la conseguente acquisizione da parte di Banca Intesa al costo di 50 centesimi a istituto. In particolare si chiede di garantire il fondo welfare da 60 milioni per i casi sociali, l’istituzione del fondo vittime da reati societari degli amministratori bancari e quella da 180 milioni per le transazioni individuali. In generale si invoca la tutela per tutti i risparmiatori vittime delle due banche. Adico sta seguendo circa 150 persone che hanno perso tutto o quasi nel crac dei due istituti. Per lo più si tratta di pensionati della provincia di Venezia, che hanno deciso di investire i propri risparmi in azioni seguendo i consigli di funzionari o direttori di cui si fidavano e con i quali avevano già compiuto altre operazioni in passato. “Il comportamento di queste due banche del territorio è stato vergognoso – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico -. Stiamo parlando di due istituti nati proprio per essere vicini ai cittadini delle zone in cui operavano e che si vantavano di fidelizzare la propria clientela e di consigliarla come si consiglia un amico. Che bei consigli! Hanno ridotto sul lastrico centinaia di persone”. Per informazioni sulla manifestazione di domani si può contattare la nostra associazione allo 041-5349637 (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19).

Risalgono le sofferenze nei bilanci delle banche italiane a dicembre, mentre si conferma la ripresa del mercato dei mutui con tassi in leggerissima risalita

Banche, mutui ancora in ripresa ma crescono anche le sofferenze

Ripresa del mercato: mutui con tassi in risalita

Risalgono le sofferenze nei bilanci delle banche italiane a dicembre, mentre si conferma la ripresa del mercato dei mutui con tassi in leggerissima risalita. È la fotografia mensile dell’Abi sull’andamento del settore bancario. Secondo l’Associazione degli istituti di credito, gli impieghi concessi dalle banche italiane sono aumentati dello 0,7% annuo in gennaio, dato in accelerazione rispetto al +0,4% di dicembre. Si tratta dell’incremento più marcato dal febbraio 2016.

I prestiti a famiglie e imprese sono saliti

Nel dettaglio, i prestiti a famiglie e imprese sono saliti del +1,1% (+0,9% in dicembre). Quanto ai dati a fine 2016, la dinamica dei prestiti alle imprese non finanziarie è risultata pari a +0,2% (invariati a dicembre 2016). In crescita la dinamica tendenziale del totale prestiti alle famiglie, pari a +1,9% a dicembre.

Quanto all’erogazione di credito per l’acquisto di casa, dai dati di gennaio 2017, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +1,1 per cento, in accelerazione rispetto al +0,9 per cento del mese precedente, confermando la prosecuzione del miglioramento della dinamica dello stock dei finanziamenti. I tassi sui mutui concessi dalle banche italiane sono rimasti sostanzialmente stabili in gennaio, al 2,1% dal 2,02% di dicembre.

Sul totale delle nuove erogazioni di mutui quasi i due terzi sono a tasso fisso: nell’ultimo mese la quota del flusso di finanziamenti a tasso fisso è risultata pari al 78% (era al 74,8% il mese precedente). In gennaio il tasso medio sul totale dei prestiti alla clientela si è attestato al 2,85%, confermando il minimo storico già toccato in dicembre, mentre quello sui nuovi prestiti in euro alle società non finanziarie si è collocato all’1,55% (1,54% il mese precedente).

Sofferenze nette per le banche

Negativo per le banche il dato sulle sofferenze nette che a fine 2016, ossia a dicembre, si collocano a 86,9 miliardi di euro, registrando un rialzo rispetto agli 85,2 miliardi di novembre e una riduzione di oltre il 2% rispetto al picco di 89 miliardi di fine novembre 2015.

Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,89% a dicembre 2016 (era il 4,91% a fine 2015 e lo 0,86% prima dell’inizio della crisi).

Fonte: Adico

Il decreto banche ha ottenuto il via libera definitivo del Parlamento, dopo l'approvazione della Camera a seguito della fiducia posta dal governo.

Decreto banche, via libera definitivo del Parlamento dopo l’approvazione della Camera

Decreto banche: via libero dalla Camera a seguito della fiducia posta dal governo

Rimborsi agli investitori che si sono visti azzerare obbligazioni e azioni delle quattro banche (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife) salvate per decreto nel novembre 2015. Nuovi strumenti per il recupero dei crediti da parte delle banche. Sono i principali cardini del decreto banche che ha ottenuto il via libera definitivo del Parlamento, dopo l’approvazione della Camera a seguito della fiducia posta dal governo.

Il decreto legge banche-risparmiatori

Montecitorio ha approvato definitivamente il decreto legge banche-risparmiatori. Il provvedimento, sul quale il governo ha posto la fiducia votata ieri, è stato approvato nello stesso testo del Senato con 287 voti favorevoli, 173 contrari e tre astenuti. L’approvazione arriva proprio mentre il sistema del credito è sotto i riflettori: i titoli delle banche hanno perso moltissimo a Piazza Affari con l’esito del referendum sulla Brexit, ma nelle ultime ore stanno provando un recupero. Il governo, intanto, ha rimesso sul tavolo dei colloqui con la Ue la possibilità di intervenire direttamente per puntellare gli istituti e risolvere il loro problema delle sofferenze, senza incappare nelle regole del bail-in che richiamerebbero in causa risparmiatori e investitori. Una mossa che ha subito la spinta anche di Draghi, per il quale “non possiamo non risolvere i problemi delle banche”.

Il rimborso per i risparmiatori

Per quanto concerne i risparmiatori delle quattro banche in risoluzione, viene allungato da quattro a sei mesi il tempo entro il quale gli obbligazionisti potranno presentare l’istanza di erogazione del rimborso dell’80% della cifra perduta.

I criteri di accesso al rimborso automatico sono un patrimonio mobiliare inferiore a 100mila euro o reddito ai fini Irpef inferiore a 35mila euro e il riferimento al ‘reddito lordo’ è stato sostituito con ‘reddito complessivo’: si valuteranno i redditi dal 2014 invece che del 2015. Alla domanda di rimborso l’investitore deve allegare il contratto di acquisto degli strumenti finanziari subordinati; i moduli di sottoscrizione o d’ordine di acquisto; l’attestazione degli ordini eseguiti e una dichiarazione sulla consistenza del patrimonio mobiliare.

Resta valida la via alternativa dell’arbitrato.

La protesta dell’Unione consumatori

Ma proprio questa scelta non piace all’Unione consumatori: “E’ inaccettabile costringere a giocare alla roulette russa, scegliendo preventivamente se rinunciare ai suoi diritti, accettando l’80% di quanto ha perso, oppure giocare il terno al lotto dell’arbitrato, sperando di vincere. Un dilemma del prigioniero vergognoso”, sostiene il presidente Massimiliano Dona.

Opinione diversa per il Pd Giovanni Sanga, che siede nella commissione Finanze e parla di “un intervento risolutivo con un criterio di equità sociale”, che “tutela le fasce più deboli e chi è stato raggirato, distinguendo tra chi è stato vittima di truffe e chi ha consapevolmente voluto rischiare”.

Nuove garanzie del decreto legge: pegno mobiliare non possessorio e patto marciano

Il decreto legge che regola gli indennizzi introduce anche nuove garanzie che consentiranno agli istituti bancari di accelerare il recupero dei crediti. Si tratta, in particolare, del pegno mobiliare non possessorio e del patto marciano. La prima misura rappresenta una garanzia del credito in cui il debitore, diversamente che nel pegno possessorio, non si spossessa del bene mobile. Durante l’esame del Senato è stata fatta salva la possibilità per il creditore di promuovere azioni conservative o inibitorie se il debitore abusano nell’utilizzo del bene che resta in loro possesso. Sono state inoltre introdotte, nella stessa sede, norme relative all’opposizione alla riscossione.

Per quanto riguarda il trasferimento di proprietà o diritti immobiliari previsto dal patto marciano è stato allungato, nell’esame a palazzo madama, da sei a nove mesi il termine, dal mancato pagamento di tre rate anche non consecutive, dopo il quale scatta l’inadempimento. Un termine allungato a dodici mesi nel caso in cui sia già stato restituito il finanziamento in misura pari almeno all’85% della quota capitale. Resta la possibilità di applicare la misura anche ai contratti già in essere alla data di entrata in vigore della disposizione.

Fonte: La Repubblica

La Commissione europea vara i nuovi cuscinetti salva-banche, ovvero nuove misure anti-crisi per 13 istituti di credito strategici.

Banche, l’Europa vara le nuove misure anti-crisi

La Commissione presenta le misure per 13 istituti di credito strategici tra cui Unicredit

La Commissione europea vara i nuovi cuscinetti salva-banche. Riserve minime obbligatorie per assorbire meglio gli shock, riduzione dei rischi nell’attività di prestito, messa in sicurezza del cuore dell’economia dell’Ue. L’esecutivo comunitario ha varato un nuovo pacchetto di misure volte a salvaguardare gli istituti creditizi strategici, quelli ritenuti troppo grandi per poter fallire perché quelli su cui poggia il fulcro del sistema Ue. Si tratta di misure tecniche, con l’unico obiettivo di puntellare ancora le fondamenta di Europa ancora traballante. «Oggi presentiamo proposte per la riduzione dei rischi», ha assicurato il commissario per la Stabilità finanziaria e i servizi finanziari, Valdis Dombrovskis. «L’Europa ha bisogno di un settore bancario diverso, più forte, per finanziare l’economia». 

Interventi sulle banche «too big to fail»

La Commissione europea intende applicare gli standard di sicurezza per le banche raggiunti a livello internazionale (G20, Basilea), agendo sulle entità troppo grandi per lasciare che falliscano individuate dal Financial Stability Board, l’organismo internazionale con il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale. Sono 13 le banche oggetto delle nuove proposte dell’esecutivo comunitario: Barclays, Bbva, Bnp Paribas, Credit agricole, Deutsche Bank, Groupe Bpce, Hscb, Ing, Royal Bank of Scotland, Banco Santander, Societè general, Standard Chartered, Unicredit.

Tetto del 3% anche per le banche

Arriva la soglia obbligatoria del 3% anche per le banche. Il rapporto deficit/Pil vede in questo valore il limite massimo consentito per i governi. Ora questo stesso tetto viene fissato per gli istituti di credito, che d’ora in avanti non dovranno portare al di sopra del 3% il valore del rapporto tra la base di capitale e le attività totali. È quella che in gergo si chiama «leva finanziaria», l’unità di misura della capacità di fare affari al netto dei rischi. Praticamente da questo rapporto si capisce quanto una banca può incorrere in crisi di liquidità. Una leva eccessiva può avere un effetto negativo sulla solvibilità della banca, da qui l’esigenza di porre un limite alle operazioni delle banche.

Non solo.

La Commissione propone una dotazione minima di risorse patrimoniali, già prevista per le banche non sistemiche, anche per quelle «too big to fail. Per gli enti creditizi si intende far attuare le regole sulle capacità totali di assorbimento delle perdite (Tlac) attraverso una loro inclusione nei requisiti minimi ai fondi propri e alle passività ammissibili (Mrel) che si applicano a tutte le banche. Al fine di rendere più resiliente il sistema bancario su un orizzone temporale superiore a un anno, la Commissione Ue ribadisce la necessità di avere un valore superiore al 100% nel rapporto tra ammontare disponibile di provvista stabile e l’ammontare obbligatorio di provvista stabile (indice Nsfr, Net Stable Funding Ratio).

Non cambia il regime di salvataggio

Le nuove regole non modificano in alcun modo il regime di salvataggio delle banche in difficoltà. «Non si tratta di riscrivere la regole del ’bail-in», precisano a Bruxelles. Le regole in vigore prevedono che le crisi bancarie non siano tramite intervento statale (regime di bail-out), ma dai privati attraverso prelievi di azionisti e correntisti dell’istituto in questione (bail-in). «La regola del bail-in non si cambia, la consideriamo positiva per il contribuente».

Fonte: La Stampa

Banche in crisi, in Veneto spopolani i prestiti fra privati

Banche in crisi, in Veneto spopolano i prestiti tra privati

Il Veneto figura è una delle regioni italiane dove sono più diffusi i prestiti fra privati. Lo rileva un’analisi di Smartika, principale operatore di social lending in Italia secondo cui nel nostro Paese i prestiti tra privati rappresentano sempre più un’alternativa interessante e meno rischiosa per chi vuole investire fuori dal contesto bancario e finanziario, svolgendo al contempo una funzione sociale.

Per la ricerca, ammontano a quasi un milione di euro le erogazioni di prestiti tra privati in Veneto: le somme di denaro prestate (920 mila euro) sono maggiori di quelle richieste (871 mila euro) e di conseguenza la raccolta della regione contribuisce a soddisfare non solo le richieste di prestiti interne ma anche quelle provenienti da altre regioni.

A concedere prestiti sono soprattutto uomini (90% meno del 91% della media nazionale) che otto volte su dieci hanno tra 26 e 55 anni e poco meno di due volte su dieci oltre 56 anni. Le cifre prestate oscillano tra 1.000-5.000 euro (46% dei casi) e 100-1.000 euro (32%) mentre sono meno le erogazioni superiori a 5 mila euro (21%).

Secondo l’analisi di Smartika, che nel nostro Paese si ritaglia una quota di mercato dell’80%, le regioni dove il social lending è più sviluppato sono, oltre al Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte. Chi decide di prestare denaro con il social lending può ottenere rendimenti lordi tra il 4% e il 6,5% in base al profilo di rischio dei soggetti a cui si decide di prestare, contro il 2% massimo (solo per i primi 6 mesi – Fonte Widiba) dei conti di deposito, l’1,5% (10 anni) o il 2,6% (30 anni) lordo circa dei Bot.

In Veneto i richiedenti prestiti che scelgono Smartika sono il 73% delle volte uomini, di età media compresa, il 92% dei casi, tra 26 e 55 anni. Poche le richieste di denaro da parte di over 56 anni (7% del totale) e ancora meno da under 25 (2%).

Le richieste di prestiti derivano soprattutto dalla necessità di acquistare automobili (12% del totale), consolidare vecchi debiti (11%) e comprare mobili (10%). In Veneto ci si indebita anche per acquistare motociclette (8%), effettuare riparazioni e ristrutturare casa (7% ciascuno), spese mediche, viaggi e vacanze (6% ciascuno).

Fonte: il Mattino di Padova