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LETTERE ED EMAIL NON HANNO VALORE LEGALE: I CONSIGLI PER EVITARE BRUTTE SORPRESE

Le richieste di pagamento tramite lettera o e-mail non hanno alcun valore legale. I consigli di Adico per evitare brutte sorprese.

Se avete ricevuto una lettera oppure una e-mail con la richiesta del pagamento di una fattura potete tranquillamente “stracciarla” in quanto lettere ed e-mail non hanno alcun valore legale perché potrebbero non arrivare mai al destinatario. Raccomandate con ricevuta di ritorno Pec, al contrario, devono essere prese in considerazione perché dimostrano la “serietà” della richiesta.

La questione è molto importante, come dimostrano molte pratiche seguite dall’Adico (Associazione Difesa Consumatori), tra cui quella di una commerciante veneziana che si è vista recapitare in questi giorni una missiva da un sedicente studio legale. Nella lettera il presunto avvocato chiedeva il pagamento di una fattura Wind da circa 160 euro, per un contratto legato a una attività appena chiusa.

“In questo caso – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – la donna ha subito pagato, ma successivamente si è resa conto che, avendo l’addebito in banca, non poteva avere bollette arretrate”.

Allo stato attuale non è ancora possibile sapere se si tratti di una truffa. E’ importante essere al corrente, però, che quella lettera, non avendo valore legale, poteva tranquillamente essere ignorata.

“Non è la prima persona che si rivolge a noi riferendoci di aver ricevuto una lettera di questo tenore. Da sempre critichiamo le metodologie di alcune società di recupero crediti, soprattutto quando si rendono minacciose nei confronti degli utenti. Un atteggiamento che crea molti problemi in particolare alle persone anziane. Ci teniamo perciò a insistere sul fatto che le uniche comunicazioni che devono essere valutate e affrontate con celerità sono quelle provenienti per Pec o raccomandata R/R. Tutto il resto non conta” conclude Garofolini.

Fonte: Adico

10 AZIONI “RESPONSABILI” PER SALVARE IL PIANETA

Dopo la mobilitazione per il clima, ecco 10 buone azioni per contribuire alla salvaguardia del pianeta.

Dopo la grande mobilitazione contro il cambiamento climatico di venerdì scorso, ecco dieci azioni che ciascuno di noi può mettere in atto per aiutare il pianeta, seguendo i suggerimenti elencati nell’enciclica Laudato si’ “Sulla cura della casa comune” di papa Francesco.

 

1) Differenziata

Una volta si buttava tutto insieme, senza pensarci troppo. Oggi fare raccolta differenziata è un comportamento virtuoso, a livello individuale e collettivo, e anche economicamente rilevante. Differenziare umido, carta e cartone, plastica, alluminio, vetro, metalli ferrosi, significa prima di tutto diminuire l’estrazione delle corrispondenti materie prime e dei processi produttivi collegati: ciò che una volta si considerava scarto, insomma, oggi può diventare “materia prima seconda”. Significa anche inquinare di meno, perché permette di separare e poi smaltire in modo adeguato ogni tipo di rifiuto quando non c’è possibilità di riutilizzo. Ciò vuol dire ridurre i materiali che finiscono in discarica e negli inceneritori, consentendo di abbattere le emissioni di CO2 ad essi collegate. La differenziata, infine, alimenta un’economia del riciclo sempre più importante e ambientalmente sostenibile, che crea occupazione (green jobs) e migliora la qualità della vita per la collettività. (Andrea di Turi)

2) Animali

Trattare con cura gli altri esseri viventi, si legge nella Laudato si’. Gli allevamenti intensivi, fabbriche di carne dove gli animali sono tenuti in condizioni innaturali, sottoposti a privazioni e sofferenze, sono tra le attività che più contribuiscono al degrado del pianeta. Secondo la Fao l’impatto di queste strutture è insostenibile: sono responsabili del 14,5% della produzione globale di gas serra (Ghg). Un terzo della produzione di cereali viene poi impiegata come foraggio, con un rapporto svantaggioso di «cibo consumato per produrre cibo». Elevato l’impatto sulle risorse idriche, per i consumi ma anche per l’inquinamento prodotto. Animali costretti a stare immobili per la loro intera esistenza e in situazioni di sovraffollamento si ammalano e vengono trattati con forti dosi di farmaci che finiscono nelle falde. Quanto allo sfruttamento degli animali per la sperimentazione, il ricorso a metodi (più facili ed economici) che comportano sofferenze impedisce che si sviluppino modelli di ricerca più attendibili. (Barbara Uglietti)

3) Condizionatori

Un passaggio della Laudato si’, paragrafo 55, cita il crescente uso dei condizionatori d’aria come esempio di «abitudini nocive di consumo». Più che una condanna dell’oggetto è un esempio di come, nella ricerca di un «profitto immediato», i mercati stimolano la domanda di oggetti il cui abuso può far danni. Nel caso dei condizionatori le controindicazioni non sono poche. Un piccolo impianto produce il 40% delle emissioni domestiche di CO2 di un single.Anche considerando i modelli a basso consumo (a pompa di calore, con inverter) l’energia necessaria per abbassare la temperatura di un grado è fino a 4 volte superiore a quella che serve per alzarla di un grado. Non a caso da diversi anni i picchi di consumo energetico si toccano in estate, non più in inverno. Il clima più caldo ci spinge a usare di più i condizionatori, i quali però fanno salire i livelli di CO2 e oltretutto emettono calore all’esterno. Un circolo vizioso. Nessuna condanna ai condizionatori, insomma, ma la moderazione in tanti casi è necessaria. (Massimo Calvi)

4) Luci

Quante luci utilizziamo quando siamo a casa? È una delle domande che papa Francesco invita a porsi. Il tema è quello del risparmio energetico. Utilizzare solo la luce di cui abbiamo bisogno, e non sprecarla, significa infatti dover produrre meno energia, impiegare meno risorse energetiche e, siccome il mix energetico mondiale vede ancora una larga prevalenza delle fonti fossili, produrre meno emissioni di CO2. Non si tratta solo di spegnere lampade e lampadari quando si esce, ma di prendere quei piccoli accorgimenti che possono fare grandi differenze: l’utilizzo di lampadine a Led, che abbattono fino al 90% il consumo di energia; o le ciabatte con interruttore, che possono spegnere contemporaneamente molti dispositivi che utilizzano corrente elettrica (televisore, impianto stereo, computer). Certo, se in casa o in azienda si usa al 100% energia rinnovabile le cose possono cambiare un po’. Ma l’energia più pulita di tutte è quella che non si consuma: ha anche un’unità di misura, il negawatt. (A.D.T.)

5) Acqua

L’acqua, ha sottolineato il Papa nell’enciclica, è un bene prezioso ma limitato e sempre più persone rischiano di non averne a sufficienza. Negli ultimi decenni i consumi mondiali di acqua sono aumentati di quasi dieci volte: il 70% è impiegata per l’uso agricolo, il 20% per l’industria, il 10% per usi domestici. Nei Paesi occidentali una persona utilizza 162 litri al giorno, di cui 80 per l’igiene personale e 24 per la nutrizione, quando secondo diversi studi ne basterebbero 50. Nell’utilizzo di lavatrici e lavastoviglie basterebbe prediligere il ciclo ecologico o quello breve, ma sempre a pieno carico, oltre a comprare modelli che necessitano di meno acqua: per le lavabiancheria si possono risparmiare anche 100 litri. Quando si lava l’auto meglio usare un secchio pieno invece di acqua corrente: risparmieremo circa 130 litri di acqua potabile ogni volta. Per lavare frutta e verdure si può riempire una ciotola con dell’acqua e un po’ di bicarbonato. Mentre fare la doccia invece del bagno significa un altro risparmio di 50 litri a volta. (Paolo M. Alfieri)

6) Carta

Risparmiare sulla carta è un piccolo gesto che può produrre enormi benefici.Per ottenere una tonnellata di carta nuova servono infatti 15 alberi, 440mila litri d’acqua e 7.600 Kwh di energia elettrica. Un processo che comporta innanzitutto il disboscamento delle grandi foreste e quindi l’aumento delle emissioni inquinanti che queste sono capaci di assorbire. La produzione di carta riciclata invece, oltre a risparmiare la vita agli alberi, richiede il 60% in meno di energia e l’80% in meno d’acqua rispetto alla carta vergine, e genera il 95% in meno di inquinamento atmosferico. Inoltre è possibile utilizzare carta certificata (come fa “Avvenire”), con i marchi internazionali che garantiscono la gestione responsabile delle foreste secondo standard ambientali, sociali ed economici. Stando ai dati Fao, la produzione mondiale di carta è in leggera flessione ma l’impatto ambientale resta elevato.Nel 2013 sono stati prodotti 397,6 milioni di tonnellate di carta e cartone, di cui il 54% è stato usato per confezionamenti e imballaggi. (Al.Bon.)

7) Plastica

La plastica è una grande scoperta che ha migliorato la qualità della vita, fino a diventare però una delle prime cause di inquinamento del pianeta.Dal 1950 a oggi la produzione mondiale è passata da un milione e mezzo a 245 milioni di tonnellate annue, ponendo sfide soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti non biodegradabili. Ne sono una testimonianza i giganteschi accumuli di rifiuti plastici venutesi a creare negli Oceani, con un’estensione che arriva a milioni di chilometri quadrati, un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti.Secondo l’Agenzia per l’ambiente dell’Onu (Unep) circa 100.000 mammiferi marini, un numero consistente di tartarughe e un milione di uccelli marini rimangono uccisi ogni anno dalla plastica, per ingestione o intrappolamento. Trattandosi di un derivato del petrolio il primo impatto avviene però tramite l’estrazione, il trasporto e lo stoccaggio degli idrocarburi. Segue il processo della trasformazione in plastica con la relativa produzione di emissioni nocive. (Alessandro Bonini)

8) Cibo

Cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, come suggerisce Francesco, non è solo un modo per rispettare chi ha meno, ma per creare le condizioni perché gli alimenti possano entrare in un circolo di ridistribuzione.Ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, un terzo del cibo prodotto, va perduto o sprecato (stime Fao). La gran parte degli sprechi alimentari, oltre il 40%, avvengono tra le mura domestiche, il resto in fase di produzione o distribuzione. C’è dunque molto che possiamo fare per limitare questo spreco. In Italia si calcola che il valore del cibo buttato via ammonti a 37 miliardi di euro, praticamente 450 euro l’anno a famiglia. Secondo uno studio della Coldiretti se si riutilizzassero questi alimenti si potrebbero sfamare 44 milioni di persone. L’invito non è solo a sprecare meno, ma a fare il possibile per rimettere in circolo le eccedenze e ridistribuirle, come ad esempio fa la Caritas o le organizzazioni tipo Banco alimentare. (Massimo Calvi)

9) Trasporti

I mezzi pubblici? Senz’altro meglio dell’auto privata. Per costi e rispetto dell’ambiente, innanzi tutto. «La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti – scrive il Papa – che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano. Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici». E se proprio si devono usare le quattroruote lo si può fare in modo coscienzioso. Ad esempio col car pooling: termine che indica l’utilizzo di una vettura tra un gruppo di persone allo scopo di ridurre i costi. Colleghi che abitano nella stessa zona raggiungono il posto di lavoro usando a turno una sola macchina. Che diventa così una specie di piccolo “mezzo pubblico”. (M.Rin.)

10) Alberi

Piantare un albero è un gesto fondamentale per esprimere la volontà di prendersi cura del nostro pianeta. Prima di tutto gli alberi assorbono anidride carbonica (CO2), ritenuta il principale gas climalterante, ovvero responsabile dell’effetto serra (il riscaldamento del pianeta) e dei cambiamenti climatici. L’albero, insomma, “mangia” la CO2 presente in atmosfera: a seconda del contesto in cui è inserito, urbano o meno, si stima l’albero possa assorbire tra i 10 e i 50 kg di CO2 all’anno, da moltiplicare per gli anni del suo ciclo vitale. Molte aziende impegnate nella sostenibilità, in particolare quelle industriali, decidono di piantare alberi per compensare le emissioni legate alla loro attività. L’albero, inoltre, che in città aiuta ad abbattere le temperature, è un potente fattore di ri-naturalizzazione del territorio, che permette di combattere e prevenire il consumo di suolo. Piantare un albero è poi un gesto simbolico: significa avere fiducia nel futuro. E impegnarsi perché sia migliore. (A.D.T)

Fonte: Adico

COME RISOLVERE I DEBITI CON LE BANCHE?

E’ possibile risolvere i debiti con le banche?

Hai avuto bisogno di soldi, forse non una ma più volte. Ti sei rivolto alla banca convinto di potere, in qualche modo, restituire ogni centesimo dei prestiti ottenuti. Ma qualcosa si è inceppato nel frattempo e sei finito in difficoltà: l’imprenditore ha sentito la crisi, il privato ha avuto delle spese inaspettate. I motivi possono essere diversi.

Il fatto è che devi risolvere i debiti con le banche, ma non sai come. Temi che da un momento all’altro ti arrivi un pignoramento. Che l’ufficiale giudiziario bussi alla tua porta con uno sfratto esecutivo. Che tutto quello che hai costruito con fatica si polverizzi in pochi secondi.

A tal proposito, una sentenza del tribunale di Busto Arsizio e una legge del 2012, nota come la Salva-suicidi, dicono che chi è onestamente in difficoltà e vorrebbe risolvere i debiti con le banche può essere aiutato.

Non si parla di azzerare il conto ma, piuttosto, di stringere un accordo, trovare un compromesso per pagare di meno utilizzando le risorse che si hanno a disposizione, senza dover cercare quelle impossibili da reperire.

 

Che cos’è il saldo e stralcio?

Uno dei modi per risolvere i debiti con le banche è quello di ricorrere al saldo e stralcio. Un metodo riconosciuto dalla legge Salva-suicidi, approvata nel 2012.

Questa legge consente al cittadino di recarsi in tribunale e di presentare una richiesta di saldo e stralcio del debito che, in parole tecniche, significa aderire a quello che si chiama il “piano del consumatore“. In questo modo il richiedente può vedersi ridurre il debito senza che il giudice senta nemmeno i creditori. Ciò, ovviamente, nel caso in cui il magistrato veda che ci siano i presupposti.

Va da sé che il cittadino può, in questo modo (garantendo di rispettare la decisione del giudice), risolvere i debiti con le banche perché dovrà pagare una cifra più bassa di quella pretesa all’inizio. E che, in fondo, le banche saranno contente di poter incassare qualcosa di fronte alla probabilità di non aver alcun ritorno o di dover avviare una noiosa procedura di esecuzione forzata del pagamento.

Il saldo e stralcio viene, di solito, eseguito in una soluzione unica, a meno che le parti si accordino per un pagamento a rate.

 

Risolvere i debiti verso un solo creditore

Mentre la legge contemplava questa possibilità per i debiti contratti con un insieme di creditori, i tribunali si portavano oltre e puntavano ad applicare la normativa ai casi in cui di creditori ce ne fosse soltanto uno.

Il primo passo lo ha dato il tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti della ormai estinta Equitalia, oggi sostituita dall’Agenzia delle Entrate Riscossione. Suo il provvedimento con cui sono stati dimezzati 8 mila euro di debito con il Fisco grazie al fatto che il contribuente ha proposto di vendere un suo immobile e di pagare l’Agenzia con il ricavato dell’operazione.

Passa poco più di un mese ed ecco che un altro tribunale, quello di Napoli, si muove nella stessa direzione. Questa volta, però, non con il Fisco come interlocutore ma con davanti una banca. In tale occasione il magistrato campano ha decretato che un consumatore in difficoltà (vera e documentata) ha il diritto di vedersi dimezzare un mutuo ipotecario, anche se l’istituto che ha erogato il finanziamento non è d’accordo. Oltretutto gli conviene essere favorevole a questa soluzione: evita alla banca ulteriori costi per procedere al pignoramento dell’immobile e alla vendita all’asta da cui non ricaverà una somma ingente.

 

Risolvere i debiti dell’imprenditore

Se sei un imprenditore, per risolvere i debiti con le banche puoi appellarti alla legge del 2015 grazie alla quale è possibile trovare un accordo con la banca o con l’intermediario finanziario per programmare un rientro del debito senza particolari traumi.

Per cercar di trovare un’intesa contro il sovraindebitamento (tecnicamente si chiama «ristrutturazione del debito»), occorre una relazione di un revisore contabile e la garanzia che l’accordo possa essere portato a termine, cioè che i creditori ricevano i soldi. Inoltre, l’esposizione del sistema bancario deve essere di almeno il 50% dell’insieme dei debiti dell’impresa.

Solo a quel punto l’imprenditore può proporre l’accordo. Nel caso in cui venga raggiunto ed il titolare dell’impresa abbia più creditori appartenenti a categorie diverse, il debitore può chiedere che gli effetti dell’intesa vengano estesi a chi non ha firmato l’accordo sempre che:

tutti siano stati informati delle trattative in corso ed invitati a partecipare al negoziato;

i crediti di chi ha firmato l’accordo rappresentino almeno il 75% del totale del debito.

Se qualche creditore non intende riconoscere l’accordo, ha 30 giorni per presentare opposizione.

L’intesa produrrà i suoi effetti nel momento in cui sarà stata omologata dal tribunale, previa verifica delle condizioni dell’accordo e del corretto svolgimento della procedura e delle trattative.

Fonte: Adico

CONIUGI DISDICONO CONTRATTO TELEFONICO E RICEVONO FATTURA DA 770,75 EURO

Due coniugi mestrini disdicono in anticipo il contratto telefonico e ricevono una fattura da 770,75 euro: il caso seguito dall’Adico.

Due coniugi mestrini, dopo aver disdetto la promozione Tim sfruttando la possibilità di recesso gratuito (dovuto a modifiche unilaterali del contratto), si sono ritrovati con una fattura esorbitante da pagare di 770,75 euro.

Una vicenda che rappresenta solo la punta dell’iceberg di un mondo, quello della telefonia e di internet, in cui le parole chiarezza e trasparenza sono per lo più sconosciute.

Il caso di marito e moglie mestrini, seguito dall’ufficio legale dell’Adico si può considerare emblematico.

Ancora un anno fa i due coniugi hanno deciso di disdire la propria promozione Tim per aderire a un’altra, sempre con la stessa compagnia. Il recesso doveva essere gratuito visto che l’azienda, come le altre compagnie telefoniche, avevano in quel periodo portato la fatturazione a 28 giorni con una modifica unilaterale dei contratti che permetteva all’utente il recesso gratuito.

Alla fine del 2018 la coppia, invece, ha ricevuto una fattura di circa 770 euro: 49 euro per i costi di disattivazione della fibra, 125 euro per le rate residue del modem e 600 euro per l’annullamento degli sconti a causa della cessazione anticipata.

Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, spiega che l’uffico legale dell’associazione contesta in toto questa bolletta in quanto il recesso doveva essere gratuito.

Sono numerosi ormai i casi simili a questo. In particolare, gli utenti segnalano il mancato rispetto delle spese prospettate alla firma del contratto e i costi esorbitanti e spesso non annunciati per il recesso anticipato.

Secondo l’Adico, a questo punto, bisognerebbe imporre alle aziende una carta della trasparenza, nella quale venga indicato in modo chiaro a quanto ammonta esattamente la spesa e quanto costa disdire il contratto.

Fonte: Adico

“SOCIAL DOWN” IN TUTTO IL MONDO

“Social down” in tutto il mondo. Risolto il malfunzionamento dei colossi Social.

Tra le 16 e le 17 di ieri, migliaia di utenti a livello mondiale hanno segnalato problemi di malfunzionamento di Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp, i quattro pilastri dell’impero di Mark Zuckerberg.

L’impossibilità di poter postare su queste piattaforme ha subito fatto diventare di tendenza su Twitter hashtag come #facebookdown e #instagramdown.

I problemi non hanno riguardato solo i singoli utenti, ma anche molte aziende e istituzioni che utilizzano proprio i social come canale di comunicazione.

Ora il disservizio sembra rientrato. Alle 5 di questa mattina Instagram ha infatti twittato “siamo tornati”.

Il malfunzionamento su Facebook invece è durato circa 15 ore, uno dei più lunghi di sempre. Attualmente la pagina che riporta lo status di Facebook, dedicata agli sviluppatori, continua a segnalare una “interruzione parziale”.

Fonte: Ansa

ADICO RIPROPONE IL SERVIZIO DI ASSISTENZA E COMPILAZIONE DEL MODELLO 730

Adico ripropone a grande richiesta il servizio di assistenza e compilazione del modello 730. Primo appuntamento sabato 13 aprile.

Dopo il grande successo degli scorsi anni, anche per il 2019 Adico propone il servizio di assistenza alla compilazione del modello 730, ma con una grande novità legata ai provvedimenti introdotti dall’attuale governo.

L’associazione, infatti, seguirà anche le pratiche di coloro che intendono richiedere il reddito di cittadinanza, misura contro la povertà che necessita di requisiti ben precisi.

 

Gli appuntamenti

Gli appuntamenti sono fissati al sabato, dalle 9 alle 13. I primi sono programmati ad aprile, precisamente il 13 aprile e il 27 aprile.

Tutti i soggetti che necessitano del servizio possono accedervi, siano essi soci o non soci.

Per chi ha già utilizzato il servizio di Adico lo scorso anno non è necessario che porti i 730 degli anni passati, mentre chi lo utilizza per la prima volta deve presentare anche il modello 730 del 2018.

Ai pensionati verrà scaricato il CUD direttamente nella sede dell’associazione.

 

Prenotazioni

Gli appuntamenti vengono fissati contattando la segreteria dell’Adico, preferibilmente la mattina, dal lunedì al venerdì (orario 9-13 e 15-19). Numero di telefono: 041-5349637.

 

Documentazione necessaria

E’ necessario portare sia la documentazione originale che fotocopiata. L’associazione terrà solo le fotocopie, NON verranno ritirati documenti originali.

Per conoscere nel dettaglio quali sono i documenti da presentare, consultare il sito Associazione Difesa Consumatori

 

Fonte: Adico

CAPARRE SPARITE: IL CASO A MESTRE

Caparre sparite. Adico pronta a querelare l’agenzia immobiliare mestrina.

Adico è pronta a querelare il referente dell’agenzia immobiliare La Fenice di Via Castellana, a Mestre, il quale si è reso colpevole di aver raggirato diversi clienti.

L’associazione segue da alcune settimane la vicenda di un socio che lamenta di aver consegnato una caparra all’agenzia, ma di non aver mai avuto la casa.

Nel mese di ottobre dello scorso anno la “vittima”, un 46enne cittadino moldavo, si è rivolto all’immobiliare di Via Castellana per trovare un appartamento in affitto.

L’agenzia ha proposto un appartamento a Mestre, zona Cipressina, e l’uomo lo ha trovato di suo gradimento. Così ha richiesto di poter sottoscrivere un contratto di locazione per potersi trasferire quanto prima nell’alloggio.

Il referente dell’agenzia, senza aver fatto sottoscrivere il contratto di locazione e senza avere mai indicato il nominativo del proprietario dell’immobile, il 3 novembre di quest’anno ha chiesto al cliente il versamento di 1.920 euro a titolo di deposito cauzionale, rilasciando due distinte ricevute.

Dopo la consegna degli importi richiesti, a S.D. è stato garantito che avrebbe potuto trasferirsi nel giro di qualche giorno nell’appartamento. Ma così non è stato.

Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, conferma “L’immobiliare non ha mai fatto sottoscrivere il contratto di locazione e non ha mai consegnato l’immobile, tanto è vero che il nostro socio ha dovuto trovare un’altra sistemazione”.

Poiché l’agenzia non aveva fornito alcun chiarimento sui motivi del ritardo, sulla mancata stipula del contratto di locazione e sulla consegna dell’immobile, il 46enne si è recato presso la casa in cui teoricamente doveva andare ad abitare per verificare se effettivamente l’appartamento fosse disponibile, scoprendo dai vicini che in realtà era stato messo in vendita e che la proprietaria non aveva intenzione di metterlo in affitto.

L’uomo si è così rivolto all’ufficio legale dell’Adico, tramite il quale è stata intimata la restituzione dei soldi senza ottenere risposta. A questo punto, Adico ritiene che la condotta del personale dell’agenzia immobiliare vada a configurare ipotesi di reato, quindi ha deciso di predisporre una querela per truffa e/o appropriazione indebita.

Fonte: Adico

AUTOVELOX: MULTA CONTESTABILE SE L’APPARECCHIO NON E’ VISIBILE

Autovelox, multa contestabile se l’apparecchio o la pattuglia non sono ben visibili.

La Corte di Cassazione nell’ordinanza del 5 marzo ha stabilito che l’autovelox, oltre a essere correttamente segnalato, deve essere ben visibile dagli automobilisti, al pari della pattuglia che si trova in prossimità, altrimenti la multa per eccesso di velocità è contestabile.

Tale responso arriva dopo la contestazione di una contravvenzione elevata per eccesso di velocità dalla Polizia Stradale e per la quale era stato fatto ricorso presso il Tribunale di Livorno.

Quest’ultimo ha rilevato che il cartello di avviso della presenza dell’autovelox era posizionato correttamente, ma che la pattuglia non aveva valutato la propria visibilità e quella del dispositivo di rilevamento.

I giudici di Cassazione, hanno infatti affermato che «le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità devono essere ben visibili e la necessaria visibilità della postazione di controllo per il rilevamento della velocità quale condizione di legittimità dell’accertamento, con la conseguente nullità della sanzione in difetto di detto requisito, è stata da ultima affermata anche da questa Corte (Cassazione 25392/2017)».

La sentenza esaminata è stata dunque cassata e rimandata ad un tribunale altro da Livorno il quale dovrà valutare proprio la presunta “non visibilità” dell’Autovelox.

Ancora una volta quindi la Corte di Cassazione interviene sui metodi di assegnazione delle multe per eccesso di velocità attraverso strumenti elettronici per il rilevamento di un’infrazione fornendo un’interpretazione a favore degli utenti della strada.

Fonte: Adico

IN ARRIVO LA PENSIONE DI CITTADINANZA

In arrivo la pensione di cittadinanza, il sostegno economico rivolto agli anziani.

Accanto al reddito di cittadinanza, il nuovo decreto prevede anche la pensione di cittadinanza.

Si tratta di un sostegno economico indirizzato agli anziani che vivono con un reddito mensile che è al di sotto della soglia di povertà stabilita dall’Eurostat, pari a 780 euro.

L’obiettivo è quello di aumentare le pensioni minime e di contrastare la povertà con un’integrazione della propria pensione, fino al raggiungimento della predetta soglia.

 

Importo e beneficiari

beneficiari della pensione di cittadinanza saranno 369 mila, circa il 13,7% del totale dei 2,7 milioni di percettori.

La pensione di cittadinanza è costituita da una componente che integra il reddito familiare, fino alla soglia di 7.560 euro annui, moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza.

È prevista una componente a integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione in affitto pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto di locazione, come dichiarato a fini ISEE, fino a un massimo di euro 1.800 annui.

L’integrazione è concessa anche nella misura della rata mensile del mutuo ai nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà. Ciò nel caso in cui, per l’acquisto della casa, sia stato contratto un mutuo da parte di uno dei membri dello stesso nucleo familiare.

Complessivamente potrebbe spettare un’integrazione del reddito fino al raggiungimento di 9.360 €. Mensilmente, quindi, l’interessato ha diritto ad un massimo di 780 €. In ogni caso, l’integrazione non può essere inferiore ai 480 € annui.

Il beneficio, di durata continuativa non superiore a 18 mesi (rinnovabile), decorrerà dal mese successivo a quello della richiesta e il suo valore mensile sarà pari a un dodicesimo del valore su base annua. Inoltre, la pensione di cittadinanza è suddivisa in parti uguali tra i componenti del nucleo familiare.

 

Come presentare la domanda

La domanda per la pensione di cittadinanza va presentata dopo il quinto giorno di ciascun mese mediante modalità telematica online, direttamente sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al link Reddito di cittadinanza tramite Spid.

In alternativa si può presentare in modalità cartacea, presso gli uffici postali avvalendosi del modello di domanda predisposto dall’Inps, dal 6 marzo 2019 (e da ogni giorno 6 del mese).

La domanda verrà inserita subito nel portale del Ministero del Lavoro dall’operatore di sportello di Poste o recandosi ad un Caf, previa stipula di una convenzione con l’Inps, sarà proprio l’Istituto che dovrà approvare il modulo di domanda e di comunicazione dei redditi.

Entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione della domanda l’Inps verificherà il possesso dei requisiti per l’accesso in base delle informazioni disponibili negli archivi.

Fonte: Adico

COPPIE IN CRISI: AUMENTO DEI DIVORZI NEL COMUNE DI VENEZIA

Coppie in crisi, aumentano dell’8,7% i divorzi nel Comune di Venezia.

Al giorno d’oggi sempre più coppie entrano in crisi e ciò ha portato a un netto aumento del numero dei divorzi.

Nel Comune di Venezia, infatti, il 2018 registra un nuovo aumento delle persone divorziate, che dalle 8.875 del 2017 sono passate alle 9.644 del 2018 con un rilevante incremento dell’8,7%.

A testimoniare le difficoltà fra mogli e mariti è la consueta indagine dell’Adico che ha monitorato gli ultimi dati dell’Istat confermando ciò che si temeva: nel Comune di Venezia i divorzi sono ancora in crescita.

Un trend testimoniato anche dai molti accessi allo sportello “separazione e divorzio contestuale” dell’associazione e che rivela l’esistenza di una crisi di coppia apparentemente senza fine.

Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, spiega “La crisi delle coppie è dovuta sicuramente a vari fattori legati anche alla tecnologia. Abbiamo già avuto modo di dire che i social da questo punto di vista, stanno avendo una influenza negativa sui rapporti di coppia, ma è evidente che anche i ritmi della società rendono più difficile tenere in piedi una famiglia. Servono politiche adeguate”.

L’Associazione Difesa Consumatori rivela inoltre che negli ultimi anni sono in aumento anche le persone che si rivolgono alle agenzie matrimoniali per trovare l’anima gemella.

Adico lo scorso anno ha infatti seguito una decina di persone che contestavano gli scarsi risultati ottenuti tramite l’agenzia matrimoniale e gli elevati costi sostenuti. Negli ultimi cinque anni le segnalazioni di questo tipo sono state circa 170, e ciò la dice lunga su quanto siano difficili i rapporti di coppia in questo nuovo secolo.

Fonte: Adico