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giornata mondiale del sonno

GIORNATA MONDIALE DEL SONNO 2017

GIORNATA MONDIALE DEL SONNO 2017:
IN VENETO “SLEEPING EXPERIENCE DORELAN”
E CONSULENZA PERSONALIZZATA

Venerdì 17 marzo

 

Dormire bene fa vivere meglio. Da 50 anni ne è più che convinta Dorelan, che in occasione della Giornata Mondiale del Sonno, organizzata dalla World Association of Sleep Medicine, aprirà le porte
dei DorelanBed di Cazzago, Marcon, Monselice, Oderzo, Padova, Schio,  Thiene, Treviso e Vicenza per offrire una vera e propria “Sleeping experience” su misura
all’insegna della cultura del buon riposo.

 

Qualità del sonno significa qualità della vita. Dormire bene, infatti, favorisce la rigenerazione, la memoria, la crescita, il mantenimento del peso forma, dell’equilibrio psicofisico, allontanando gli effettivi nocivi dello stress e allungando la vita.

Ma sempre più spesso per troppe persone dormire bene è solo un sogno: un italiano su cinque riposa male, uno su quindici soffre di insonnia cronica.

Per questo ogni anno la World Association of Sleep Medicine organizza la Giornata Mondiale del Sonno, con lo scopo di sensibilizzare sui disturbi del sonno e sui relativi costi per la collettività.

Dorelan è ancora una volta in prima fila per promuovere la cultura del buon riposo in tutta Italia, condividendo a pieno il claim dell’edizione 2017: “Sleep Soundly, Nurture Life”, in altri termini, “Dormire bene per vivere meglio”.

I DorelanBed di Cazzago, Marcon, Monselice, Oderzo, Padova, Schio,  Thiene, Treviso e Vicenza hanno risposto all’appello aprendo le porte al pubblico per una vera e propria “Sleeping experience” personalizzata: una consulenza gratuita su appuntamento interamente dedicata alla qualità del sonno, in compagnia di esperti specialisti del riposo.

Per scoprire come dormire bene e vivere meglio, per conoscere i sintomi e le cause di un cattivo riposo, le regole e gli strumenti per risolvere uno dei problemi più importanti della vita di ogni giorno, sarà anche distribuita la “Piccola Guida al Benessere del Sonno”.

 

“Dorelan Sleeping experience” 2017 – Dorelanbed – Veneto

Treviso, V.le della Repubblica 15, 31020 | tel. 0422 308946
Orari: 9:30–12:30, 15:30–19:30
villorba.tv@dorelanbed.it – www.treviso.dorelanbed.it

Padova, Via Chiesanuova 224, 35121 | tel. 049 723122
Orari: 09:30–12:30, 15:30–19:30
padova@dorelanbed.it 

Monselice (PD), Via Vittorio Veneto11, 35043 | tel. 0429 177693
Orari: 09:30–12:30, 16:00–19:45
monselice.pd@dorelanbed.it 

Vicenza (VI), Corso Ss Felice e Fortunato 76, 36100 |tel. 0444 235347
Orari: 09:30–12:30, 15:30–19:30
vicenza@dorelanbed.it 

Marcon (VE), Viale Trento Trieste 44, 30020 |tel. 041 5951901
Orari: 09:30–12:30, 15:30–19:00
marcon.ve@dorelanbed.it 

Oderzo (TV), Via Postumia di Camino 7/e, 31046 | tel. 0422 816878
Orari: 9:00 – 12:00; 15:30 – 19:30
oderzo.tv@dorelanbed.it 

Cazzago di Pianiga (VE), Via Monte Verena 7, 30030 | tel. 041 464144
Orari: 09:30–12:30, 15:30–19:00
cazzago.ve@dorelanbed.it 


Schio (VI), Viale dell’Industria, 40, 36015 | tel. 0445 513041
Orari: 9:00 – 12:30, 15:30 – 19:30
schio.vi@dorelanbed.it

Thiene (VI), Via Guglielmo Marconi, 70, 36016 |tel. 0445 372339
Orari: 9:00 – 12:30, 15:30 – 19:30
thiene.vi@dorelanbed.itthiene@dorelanbed.it

www.dorelan.it
www.dorelanbed.it


UFFICIO STAMPA OMNIA RELATIONS
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pedemontana

Pedemontana pagata dai Veneti

PEDEMONTANA PAGATA DAI VENETI? “DECISIONE VERGOGNOSA E RIDICOLA”. ADICO CONTRO LA SCELTA DELLA GIUNTA ZAIA

“Una decisione vergognosa e ridicola. Non si possono mettere le mani nelle tasche dei cittadini per una arteria che il 70% dei veneti non utilizzerà mai. E’ incredibile che un governo come quello leghista che si riempie di paroloni come meno tasse per i veneti e Roma ladrona, ora si permetta di trasformare in bancomat i cittadini già tartassati da altre odiose tasse locali, come il bollo auto, per far pagare loro una strada che in tanti non attraverseranno”

Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, associazione difesa consumatori, contesta con rabbia le delibere con le quali la giunta Zaia ha di fatto deciso di far pagare al “ceto medio” veneto la Pedemontana. “Noi rappresentiamo migliaia di soci che vivono nel Veneto – continua Garofolini – e sappiamo benissimo le difficoltà che vivono ogni giorno. Il ceto medio, quello a cui Zaia chiede di pagare la Pedemontana, è il più colpito dalla crisi e l’ultima cosa di cui ha bisogno è di un’altra tassa. 

E’ incredibile – conclude Garofolini – come la Regione, che può contare su diverse entrate, non riesca a pagare questa opera di cui si parla ormai da alcuni decenni, alla stregua del tratto autostradale Salerno – Reggio Calabria. Noi sosterremo tutte le iniziative necessarie per evitare che questa vergognosa scelta vada in porto”.

www.associazionedifesaconsumatori.it

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Non credono ai social ma tre giovani su dieci rilanciano le bufale

NON CREDONO AI SOCIAL, MA TRE GIOVANI SU DIECI RILANCIANO LE BUFALE

Consapevoli che quanto si legge sui social andrebbe verificato, ma comunque pronti al clic veloce che diffonde la bufala. Ci sono soprattutto due dati, nell’indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto G. Toniolo su “Diffusione, uso, insidie dei social network”, capaci di fotografare la società della post-verità: tra i giovani che hanno dai 20 ai 34 anni circa uno su tre (il 28,5 per cento) ammette di aver condiviso un’informazione poi rivelatasi falsa. Eppure il pericolo bufala è noto: l’86,6 per cento afferma che i social non vanno presi troppo sul serio perché “i contenuti che vi si pubblicano possono essere tanto veri quanto inventati”.
Un’anticipazione dell’indagine, condotta nel mese in corso su un campione di 2.182 persone, rappresentativo dei giovani dai 20 ai 34 anni, sarà presentata oggi all’incontro “Vero, verosimile, post-verità”, che l’arcivescovo di Milano terrà con giornalisti e comunicatori. I dati raccolti sulla diffusione delle bufale in rete lasciano tuttavia qualche speranza su un mutamento di tendenza, su una maggiore consapevolezza nell’uso dei social. Se, come detto, il 28,5 per cento ha condiviso informazioni poi risultate false, il 75,4 riferisce che, dopo un’esperienza personale o la diffusione di una bufala da parte di un amico, ha aumentato la sensibilità sul tema e l’attenzione ai contenuti “sospetti”. In particolare, il 55,6 per cento ha smesso di condividere contenuti da contatti a rischio e il 41,7 per cento ha rimosso dalla propria rete chi diffondeva notizie false. Ma resta un 11,2 per cento che tende a condividere “sempre e comunque, tanto è impossibile appurare l’attendibilità di quello che circola in rete”.
La capacità di fiutare l’inganno e di aumentare l’attenzione è poi strettamente legata agli strumenti culturali. Tra chi ha il solo diploma di scuola media, la condivisione di un bufala è al 31,7 per cento, scende al 24 per cento tra i laureati. Con un titolo di studio universitario si individuano le notizie false condivise da altri (77,8 per cento, contro il 74,6 per cento di chi ha un titolo intermedio e il 70,4 per cento di chi ha un titolo basso) e anche la reazione dipende dal livello culturale: il 79,1 per cento dei laureati è pronto a cancellare un contatto facile alle fake news, contro rispettivamente il 76,7 e 71,4 di chi ha un titolo intermedio o basso.
Confermati anche il primato di Facebook tra i social network e l’uso dello smartphone. Il 90,3 per cento degli intervistati è presente sul social di Zuckerberg, il 56,6 per cento è su Instagram, Google+ cattura il 53,9 per cento degli utenti, mentre Twitter resta al 39,9. Chi usa Facebook è più assiduo (oltre il 90 per cento presente con cadenza quotidiana) e lo strumento privilegiato per connettersi è il telefonino (72,7 per cento), sul quale si leggono post di amici e follower (74,1 per cento), news (63,2 per cento), si conversa via messenger (57,8 per cento) e si commentano post dei contatti (49,1 per cento). Non vacilla il binomio rete/libertà: il 69,2 per cento degli intervistati considera i social uno strumento dove è più semplice comunicare stati d’animo ed emozioni ed esprimere “apertamente il proprio punto di vista sulle questioni più controverse dell’attualità” (71,3 per cento) con un linguaggio più schietto e diretto (70,1 per cento).

Fonte: La Repubblica

gas-nuovi-contatori

Arrivano i nuovi contatori nelle case degli italiani

Arrivano i nuovi contatori nelle case degli italiani. I consigli di Adico per scongiurare fatturazioni anomale.

L’arrivo dei nuovi contatori intelligenti nelle case degli italiani provoca conseguenze inattese e sgradite per molte famiglie, come già segnalato dall’Adico qualche giorno fa. In particolare, diversi utenti, dopo la sostituzione del contatore del gas, hanno ricevuto a casa bollette molto alte, decisamente superiori alle precedenti e spesso relative a mesi “caldi” che non necessitano di riscaldamento. Adico sta tutelando una decina di persone che hanno ricevuto in queste settimane fatture esagerate e ingiustificabili rispetto ai consumi effettuati. E, in tale contesto, l’associazione invita le famiglie a prendere alcuni accorgimenti nel momento del cambio contatore per scongiurare al massimo brutte sorprese. Anzitutto, come spiega Carlo Garofolini, presidente di Adico, “la cosa importante è quella di fotografare gli ultimi consumi immortalati dal vecchio contatore prima della sostituzione, una testimonianza fondamentale per poter contestare, nel caso, bollette esagerate”. Poi, “ricordiamoci di leggere bene eventuali moduli che ci fanno firmare gli addetti al cambio del contatore, perché non ci siano clausole che ci possono impedire, per esempio, di contestare eventuali fatture che non ci convincono”. Infine, continua Garofolini, “è preferibile che il titolare dell’utenza sia in casa al momento del cambio del contatore per avere tutte le informazioni in merito sia sull’utilizzo sia sulla fatturazione futura e anche per indicare la proprio autolettura”. L’associazione infine contesta fermamente che in caso di problemi con il nuovo contatore e di bollette anomale tutte le relative verifiche siano a carico dell’utente. “Naturalmente – conclude il presidente di Adico – il nostro ufficio legale è a disposizione dei proprio soci per affrontare qualsiasi problematica si possa verificare a causa di questa novità”.

fonte: Adico Associazione Difesa dei Consumatori

poste aumenti tariffe

Poste, anno nuovo tariffe più care!

Poste, anno nuovo tariffe vecchie ovviamente più care.

Anno nuovo, nuove tariffe postali. Ovviamente più salate.  Spedire una raccomandata, infatti, costerà 50 centesimi in più. L’aumento scatta 10 gennaio prossimo. Dalla stessa data rialzi anche per le assicurate. Il tutto in uno scenario in cui l’inflazione italiana resta sotto zero.

L’aumento per le raccomandate.  Le tariffe delle raccomandate  saranno incrementate in tutti gli scaglioni di peso. Per quella di base,  fino a 20 grammi, il costo salirà  da  4,50 a  5,00 euro, e l’aumento di 50 centesimi  sarà applicato anche alle comunicazioni connesse alle notifiche.  Tale incremento sarà applicato anche alle comunicazioni connesse alle notifiche (Comunicazione Avvenuta Notifica, Comunicazione Avvenuto Deposito, altre comunicazioni  di atti giudiziari). Più significativo  l’aumento  per le  raccomandate Internazionali. In questo caso infatti il ritocco sarà di 65, centesimi e il costo dell’invio passerà  da  5,95 a  6,60 euro.

Più contenuto il ritocco per i servizi per i professionisti. Aumento di soli 10 centesimi, invece, per chi utilizza i servizi  riservati ai professionisti e alle aziende. Si tratta dei servizi Raccomandata Pro e Raccomandata Smart.

Tariffe più care

La posta assicurata. Aumento anche per le e tariffe della posta assicurata, che saliranno  in caso di plichi con peso superiore ai 20 grammi,  sia per gli invii in Italia che all’estero. Il ritocco, però, sarà in questo caso di soli 35 centesimi. In particolare, la tariffa per gli invii nazionali di Pubblicità di valore fino a  50 euro e di peso da  a 50 grammi  salirà da  6,90 a  7,25 euro. Le tariffe della posta  assicurata internazionale  aumenteranno invece di 60 centesimi, passando, per la stessa fascia di peso, da  9,40 a  10 euro.

di ANTONELLA DONATI
fonte: repubblica.it

La Danza delle Energie - Yoga Workshop

La Danza delle Energie – Yoga Workshop

LA DANZA DELLE ENERGIE

Lo Yoga e i 22 Arcani maggiori.- La Rivelazione del Corpo.

Residenziale con Chiara Mancini e Paolo Proietti.

“Il primo testo del mistico… è il suo corpo umano”
( Antonio De Nicholas)

La Danza delle Energie è un percorso simbolico- esperienziale nato dalla scoperta delle sorprendenti analogie tra i simboli dei tarocchi e l’iconografia dell’Hatha yoga.

Ogni Arcano diviene movimento che porta alla luce ciò che non viene espresso, ma che da sempre è in noi. L’universo intero, per lo Yoga, vibra nel nostro corpo ma, spesso, fili invisibili ci impediscono di esprimere le nostre infinite potenzialità creative. Il simbolo del Tarocco agisce nella profondità del nostro essere per portare alla luce la nostra vera essenza. L’Asana e le relative sequenze ci permettono di rappresentare fisicamente il nostro viaggio di conoscenza trasformando la pratica yoga in una danza sacra, un rito individuale ed universale!

“Prova a pulire bene una forma con la spazzola: la vedrai diventare quello che è davvero”
(Rumi)

Per maggiori informazioni:

Madreterra:  338 9161 574 – 049 66018.
Email:  info@madreterra.it

Il fotovoltaico di fa arte

Il pannello fotovoltaico diventa Arte

La nuova frontiera del fotovoltaico

Il pannello fotovoltaico si fa arte: l’energia illumina l’opera d’arte.

Unire l’arte all’energia

Unire l’arte all’energia. Questo il nuovo progetto dell’artista Angelo Muriotto che vanta un illustre passato da inventore di brevetti.

Quando una società di energia elettrica ( Green Energy ) gli chiese di studiare la realizzazione di un pannello fotovoltaico diverso dal consueto, Muriotto, veneziano di adozione, infilò nel progetto una serie di personali riflessioni.

Pensò subito alle vivaci e coloratissime case dell’isola di Burano, un tempo punto di riferimento per pescatori e marinai.

Riconsiderò inoltre la classica forma rettangolare del pannello fotovoltaico riconducendola al “modulo quadro”, prototipo espressivo sul quale l’artista sta facendo convergere le sue ultime ricerche.

Il prototipo “Modulo Quadro” realizzato oggi, e già esposto a Treviso in una personale dell’artista, si compone di 64 celle di cm 15 ciascuna. All’interno del modulo, Muriotto ha studiato diverse forme astratto – geometriche, usando per il momento i colori che la Società d’Energia gli ha messo a disposizione: il rosso e il blu.

Pannelli fotovoltaici d’arte

Questi particolari pannelli espletano perfettamente la loro funzione fotovoltaica ma non si limitano solo a questo. Muriotto vi ha introdotto infatti un elemento estetico: ha trasformato un oggetto di uso funzionale in un’opera d’arte che, grazie all’energia solare, illumina se stessa.

I pannelli fotovoltaici studiati per essere messi sulle facciate delle case potranno essere griffati dagli artisti, ripensando alle dimensioni del pannello e delle celle, e usando più colori.

Spiega Angelo Muriotto: “Per me tutta la materia è interessante, mi sono sempre approcciato a qualsiasi materiale incontrasse la mia curiosità. Da anni continuo a immaginare e a plasmare. Quando mi è stato proposto di ragionare su un nuovo pannello fotovoltaico l’ho subito pensato come un’occasione: un ulteriore spazio che poteva essere scritto dalla luce. Potrà esprimere nuove forme, nuove immagini… esattamente come avvenne nel ‘900 quando nell’arte fecero capolino svariati oggetti come sacchi logorati, gomma piuma, sughero, neon…”.

“Modulo Quadro”

Modulo Quadro, è un opera d’arte realizzata da Angelo Muriotto grazie all’utilizzo di un pannello/modulo fotovoltaico. Un’opera che testimonia come l’energia possa essere prodotta anche attraverso l’opera d’arte.

La struttura quadrata scelta dall’artista richiama la scacchiera; il gioco degli scacchi infatti è il ponte che unisce la produzione artistica concettuale di Muriotto al lavoro del grande Marcel Duchamp.

Da oggi il via per la sanatoria delle cartelle Equitalia

Cartelle Equitalia, da oggi i moduli per la sanatoria

Cartelle Equitalia, da oggi i moduli per la sanatoria.

Adico offre servizio di assistenza e di consulenza ai soci.

Da lunedì prossimo circa 20 milioni di contribuenti potranno decidere di fare pace con il fisco scaricando dal sito di Equitalia i moduli per richiedere la rottamazione delle cartelle esattoriali già notificate, che valgono la bellezza di 42 miliardi di euro. Un’operazione che se non verrà corretta in corso di iter di approvazione del decreto legge sulla sanatoria rischia di discriminare i contribuenti più fedeli o meno sbadati, quelli che hanno iniziato a pagare dopo l’avviso bonario che precede la notifica della cartella o chi ha vinto il primo grado di giudizio tributario, entrambi esclusi dalla rottamazione, scandita da quattro date che sarà bene ricordare.

In tale contesto Adico si mette a disposizione dei propri soci per informazioni, chiarimenti e assistenza alla compilazione dei moduli. 

Presentare la domanda  

Entro il 23 gennaio 2017 bisognerà presentare domanda ad Equitalia o consegnando il modulo allo sportello o per via telematica. Entro il 24 aprile la stessa Equitalia comunicherà gli importi da pagare. La sanatoria vale anche per le notifiche di accertamento dell’Agenzia delle entrate e riguarda Irpef, Irap, Ires, contributi previdenziali ed Inail, Iva, esclusa quella dovuta da import e multe stradali. Anche se su queste ultime bisogna versare interessi legali e spese di notifica. Su tasse e contributi la rottamazione consentirà di non pagare le sanzioni e i salatissimi interessi di mora. Ovviamente si deve pagare per intero l’importo relativo a tasse, contributi e multe con l’aggiunta delle spese legali, uno 0,5% che scatta dal mancato versamento della somma dovuta alla data di notifica della cartella esattoriale. Per chi ha avuto una cartella notificata otto anni fa il risparmio si aggira sul 50%, dicono le simulazioni effettuate dallo studio del tributarista Gianluca Timpone. Attenzione: si può presentare domanda anche per le cartelle che avevamo già iniziato a pagare a rate, massimo 72 o 120 per chi è in difficoltà finanziarie. «Ma aderendo alla sanatoria le rate si ridurranno solo alle 4 previste dal nuovo decreto», spiega Timpone.

Le incognite  

La rottamazione prevede infatti che il pagamento possa avvenire massimo in quattro rate, le prime tre, ciascuna di un terzo dell’importo complessivo, da saldare entro il 15 dicembre del 2017. La quarta da liquidare entro il 15 marzo del 2018. Se si salta il pagamento di una rata o solo si ritarda il pagamento dell’ultima arriva il salasso, con rischio pignoramento casa, perché si tornano a pagare tutto in una volta gli importi della nuova rottamazione e delle eventuali vecchie rate con tanto di sanzioni e interessi di mora. Un esborso al quale molti non potrebbero far fronte, tant’è che in sede di conversione del decreto si pensa di tener salva la vecchia rateizzazione delle pendenze anche per chi avesse avuto difficoltà a star dietro ai nuovi tempi di pagamento della sanatoria. E siccome le quattro rate rischiano di essere pesanti per chi alla nuova rottamazione aggiunge gli importi da pagare della vecchia rateizzazione, il governo sta pensando anche ad un accordo con gli istituti di credito per prestiti ad hoc a tassi agevolati.

Liti pendenti  

Chi ha un contenzioso tributario dovrà rinunciarvi se vorrà aderire alla sanatoria. Fatto che secondo alcuni esperti di diritto tributario potrebbe aprire la strada a ricorsi fino alla Corte Costituzionale. «Ma il controsenso – spiega sempre Timpone – è che il contribuente che abbia vinto un primo grado di giudizio non potrà comunque aderire alla sanatoria e se in secondo grado dovesse avere la peggio dovrebbe pagare anche sanzioni e interessi di mora». Un’incongruenza che si spera possa essere corretta anche questa in sede di conversione del decreto.

Fonte: La Stampa

Olio di palma e olio di palmisto

L’olio di palma è cancerogeno?

E’ vero che l’olio di palma contiene composti cancerogeni che possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore?

  • L’olio di palma e l’olio di palmisto contengono elevate quantità di acidi grassi saturi, pericolosi per la salute di arterie e cuore;
  • Uno studio recente pubblicato dall’EFSA segnala anche che a temperature superiori ai 200 °C l’olio di palma e di palmisto sviluppano sostanze che, ad alte concentrazioni, sono genotossiche, ovvero possono mutare il patrimonio genetico delle cellule;
  • L’EFSA non chiede il bando dell’olio di palma perché è difficile che concentrazioni pericolose siano raggiunte con la normale alimentazione. Inoltre nello stesso studio si nota che negli ultimi anni il contenuto di queste sostanze nei prodotti industriali è drasticamente diminuito poiché le industrie hanno modificato i propri processi produttivi;
  • Anche altri oli vegetali sviluppano le medesime sostanze nocive, anche se in concentrazioni minori, con effetti negativi per altri aspetti della salute non legati ai tumori;
  • L’olio di palma ha anche un impatto sull’ambiente e la sua coltivazione (così come quella di altre piante da olio che potrebbero sostituirlo) è considerata poco sostenibile;
  • In conclusione è consigliabile non abusare di cibi contenenti olio di palma, ma non c’è alcun motivo ragionevole per eliminarli del tutto.

Cosa sono l’olio di palma e l’olio di palmisto?

L’olio di palma viene estratto dai frutti dell’albero della palma. È solido a temperatura ambiente, come il burro e altri grassi animali. Se non viene raffinato, è arancione perché ricco di betacarotene (un precursore della vitamina A). Più utilizzato dall’industria alimentare è l’olio di palmisto, estratto dai semi della stessa pianta. È di colore giallo e contiene una elevata quantità di acido laurico, un acido grasso saturo. L’olio di palma contiene circa il 50% di grassi saturi, mentre l’olio di palmisto può contenerne fino all’80%.

Cosa sono gli acidi grassi?

Gli acidi grassi sono, per così dire, i mattoni di cui sono fatti i lipidi, quelli che in linguaggio comune chiamiamo appunto “grassi”. Sulla base della struttura chimica gli acidi grassi sono suddivisi in tre grandi gruppi: grassi saturi, se non presentano doppi legami nelle catene carboniose che li compongono; grassi monoinsaturi se vi è un solo doppio legame; grassi polinsaturi con due o più doppi legami. Più numerosi sono i doppi legami, più fluido è il grasso.

Gli acidi grassi saturi aumentano il colesterolo LDL nel sangue e quindi il rischio di malattie cardiovascolari. In generale i cibi di origine animale sono più ricchi di acidi grassi saturi di quelli di origine vegetale (ma non sempre, come nel caso dell’olio di palma o dell’olio di cocco).

Ci sono però delle eccezioni: gli acidi grassi polinsaturi del gruppo omega 6 riducono i livelli di LDL, mentre gli omega 3 riducono i trigliceridi, un altro tipo di grasso circolante nel sangue che favorisce l’aterosclerosi.

Non tutti gli acidi grassi insaturi, d’altra parte, sono sicuri per la salute: alcuni presentano doppi legami in una configurazione che in chimica si chiama “trans” e hanno effetti simili a quelli dei grassi saturi. Gli acidi grassi trans si formano in seguito a idrogenazione dei grassi vegetali, un processo necessario anche per produrre la margarina.

Perché l’olio di palma viene usato dall’industria alimentare?

L’olio di palma costa poco ed è semisolido, quindi è particolarmente adatto alla preparazione dei dolci. In pratica sostituisce il burro, di cui condivide alcune proprietà nutrizionali. Secondo i dati INRAN, nell’olio di palma ci sono 49,3 grammi di grassi saturi su 100 grammi, nel burro (un derivato del latte) ce ne sono 51,3. Ovviamente queste percentuali possono variare (seppure di poco) a seconda del tipo di palma o del tipo di latte che si utilizza.

L’olio di palma non è l’unico grasso vegetale con un tale livello di acidi grassi saturi. Anche il burro di cacao, contenuto in molti prodotti dolciari per la stessa ragione per cui si usa l’olio di palma, raggiunge i 60 grammi di grassi saturi su 100 grammi di prodotto.

L’olio di palma è cancerogeno?

Nel marzo del 2016 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato sul proprio giornale i risultati di uno studio condotto dal CONTAM, il comitato interno a EFSA che si occupa di tossicologia alimentare. Oggetto dello studio erano i rischi per la salute umana legati alla presenza di 3- e 2-monocloropropanediolo (MCPD) e dei relativi acidi grassi nel cibo.

Di cosa si tratta esattamente? Le tre sostanze esaminate (2-MCPD, 3-MCPD e glicidil esteri degli acidi grassi) si sviluppano durante i processi di lavorazione di grassi e olii vegetali. Sono quindi presenti in molti grassi vegetali (anche in quelli di mais, arachidi, colza, girasole eccetera) e non solo nell’olio di palma. Perché tali sostanze si formino è necessario che gli olii siano trattati a temperature superiori ai 200 °C: più alte di quelle che sono raggiunte di norma nei processi di lavorazione dell’industria dolciaria, che è la maggiore utilizzatrice di olio di palma. Tuttavia tali temperature possono essere superate anche nella fase precedente, di raffinazione degli oli.

L’olio di palma e l’olio di palmisto, però, a parità di quantità di sostanza e di tecnica di lavorazione, ne contengono una percentuale molto più elevata rispetto altri oli vegetali. Queste tre sostanze sono note per essere cancerogene in vitro ad altissime concentrazioni: ciò significa che in laboratorio, a concentrazioni difficilmente raggiungibili con la normale alimentazione, sono genotossiche, hanno cioè la capacità di mutare il patrimonio genetico della cellula. È bene però ricordare che molte altre sostanze alimentari rientrano nella stessa categoria di rischio (per esempio la caffeina, l’alcol, le aflatossine che a volte sono contenute in alcuni derivati dei cereali; per maggiori informazioni si rimanda alla classificazione IARC sul rischio cancerogeno).

Perché queste sostanze non vengono vietate se sono cancerogene?

La domanda è legittima, ma non tiene conto del fatto che sono moltissime in natura le sostanze potenzialmente cancerogene ad alte concentrazioni, anche nell’alimentazione. Il rischio è legato alla frequenza e quantità delle consumazioni: non è mai pari a zero, ma per un consumo normale non è neppure molto elevato e rientra in quello che gli epidemiologi considerano il rischio generale legato all’ambiente esterno e agli stili di vita. Il comitato CONTAM ha dichiarato, riguardo a queste sostanze e al consumo di olio di palma, che non intende stabilire un livello di sicurezza da non superare, perché sarebbe scientificamente scorretto; intende piuttosto emanare un invito a non abusarne (considerando la grande diversità delle fonti possibili, comprese le fritture casalinghe con olio di mais o girasole, che facilmente raggiungono le elevate temperature necessarie alla formazione dei composti tossici).

Il CONTAM ha anche invitato, come è corretto, a considerare i tempi di esposizione: i bambini, per esempio, rischiano di essere esposti a queste sostanze per moltissimi anni, data l’attuale durata di vita media, in particolare se allattati artificialmente perché l’olio di palma è uno degli ingredienti di alcuni latti artificiali. Il CONTAM ha però anche notato che dal 2010 al 2015 la quantità di queste sostanze nei prodotti che contengono olio di palma o di palmisto è molto diminuita, probabilmente perché l’industria alimentare ha già messo in atto alcuni cambiamenti nei sistemi di produzione per evitare di raggiungere le temperature critiche durante la preparazione dei cibi.

L’EFSA, con questo studio, non fornisce risposte (perché non è il suo obiettivo) riguardo a una valutazione globale comparata di rischio tra l’uso di olio di palma e l’uso degli altri grassi che va a sostituire, in primo luogo il burro. Il cancro non è l’unica malattia che può nascere da una scorretta alimentazione: anche le malattie cardiovascolari possono essere provocate da una dieta non equilibrata, e di tale dieta fanno parte anche grassi che eventualmente potrebbero sostituire quello di palma.

Gli effetti sull’ambiente

Per produrre tutto l’olio di palma necessario all’industria alimentare, i Paesi produttori hanno sacrificato altri tipi di colture e talvolta anche abbattuto foreste tropicali per far spazio alle palme. Ciò costituisce un importante problema ecologico nel Sud Est asiatico, come spiegava la rivista Nature già nel 2012 in un articolo intitolato “Il boom dell’olio di palma solleva problemi per la conservazione delle foreste”.

Dato che il prodotto è molto richiesto, anche se più per il suo uso come biocarburante che per l’uso alimentare, Paesi come Indonesia, Cambogia e Malesia stanno perdendo un patrimonio forestale unico e con esso la biodiversità dell’area. Inoltre i contadini più poveri convertono le loro colture in palme da olio, più redditizie ma poco utili per nutrire adeguatamente le popolazioni locali.

Alcune industrie promettono di utilizzare solo olio di palma proveniente da coltivazioni rispettose dell’ambiente, ovvero ottenute da aree già piantate a palme, ma al momento ciò non copre il fabbisogno. Altre industrie propongono di compensare le aree coltivate con la creazione di aree forestali in altri punti, una misura però largamente insufficiente, poiché è impossibile ricreare artificialmente un habitat così complesso, se non dopo molti anni.

In conclusione

La storia dell’olio di palma è un buon esempio di quanto sia complesso valutare se un alimento è salutare o meno quando si considera l’insieme dei fattori in gioco e non solo un aspetto. L’olio di palma non è il grasso più salubre che esista, ma nemmeno il peggiore: prima di bandirlo bisogna verificare con che cosa lo si sostituirebbe. Molti prodotti che mostrano sulla confezione la scritta “senza olio di palma” contengono olio di cocco o burro di cacao, che sono altrettanto nocivi di quello di palma per altri aspetti della salute che non sono legati direttamente allo sviluppo di tumori. Infine, nel caso dell’olio di palma, bisogna considerare anche l’impatto sull’ambiente e la sostenibilità di questa coltura, confrontata con la sostenibilità delle colture alternative. Anche il cocco e il cacao sono considerati a rischio perché per coltivarli le popolazioni locali abbandonano altre produzioni più utili all’alimentazione o più ecologiche.

La strategia più ragionevole, a livello individuale, è quella di variare le proprie fonti alimentari, evitando di abusare di prodotti con olio di palma senza però demonizzarli o indire crociate non sempre sostenute da sufficienti motivazioni scientifiche, soprattutto se si guarda al problema nella sua interezza e non solo nei dettagli.

Fonte : www.airc.it

Conversione Lire-Euro

Conversione Lire-Euro: Adico torna all’attacco con 150 diffide

Conversione Lire-Euro: Adico torna all’attacco.

Pronte 150 diffide da parte di soci veneziani. Garofolini: “Banca d’Italia e Ministero delle Finanze rispettino la sentenza della Corte Costituzionale”.

Dopo le istanze presentate a gennaio tramite il nostro ufficio legale da circa 150 soci veneziani e mestrini, dopo la lettera inviata dalla nostra associazione alla Banca d’Italia e al Ministero delle Finanze, e di fronte alle riposte evasive o alle non risposte delle parti chiamate in causa, Adico torna all’attacco per chiedere che venga rispettata la sentenza della Corte Costituzionale sulla conversione delle lire in euro.

L’associazione ha dunque predisposto una diffida che i singoli soci invieranno alla Banca d’Italia e al Mef nella quale si chiederà appunto che venga rispettata la sentenza del 5 novembre 2015 con la quale la Corte aveva dichiarato illegittimo il provvedimento  di Monti che aveva anticipato da un giorno all’altro la prescrizione per chiedere il cambio dal vecchio al nuovo conio, spiazzando tantissime persone. I soci che hanno chiesto la conversione lire-euro tramite Adico hanno mediamente alcuni milioni di lire da convertire, ma c’è anche chi s’è presentato con cifre di alcune decine di milioni.

Seguendo la giurisprudenza e i termini di prescrizione, l’ufficio legale dell’Adico ha stabilito che l’opportunità della conversione lire euro dopo la sentenza della Corte Costituzionale si era riaperta fino al 28 gennaio 2016 ed entro quella data sono state presentate le 150 istanze.

L’escamotage della Banca d’Italia

“La Banca d’Italia – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – in evidente imbarazzo ha proposto un escamotage risibile, riconoscendo il diritto al rimborso esclusivamente a quanti siano in possesso di prova scritta dell’avvenuta richiesta di conversione (e conseguente diniego scritto) nel periodo compreso fra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012. Ma in pratica non c’è nessuno che rispetti questo identikit visto che in quel periodo non si potevano cambiare più le lire e chi ci ha provato ha ricevuto solo un diniego orale. Ancora una volta, insomma, lo Stato disattende una sentenza della Corte Costituzionale prendendo in giro i cittadini. Non solo. Abbiamo scritto prima dell’estate una lettera alla Banca d’Italia e al Mef, in particolare al sottosegretario veneziano Enrico Zanetti. Non si sono degnati neppure di risponderci”.

Nelle 150 diffide si intima la conversione delle lire in euro, in caso contrario, conclude Garofolini, “procederemo giudizialmente per la tutela dei diritti dei nostri soci”.

Fonte: Adico