Analfabeti funzionali

ANALFABETI FUNZIONALI: CHI SONO E QUANTI SONO IN ITALIA?

Chi è un analfabeta funzionale? Pur sapendo leggere e scrivere, non riesce a comprendere le informazioni e a interpretare la realtà.

Secondo il rapporto Piaac-Ocse, i risultati relativi all’Italia non possono non essere fonte di preoccupazione, per i gravi problemi che denunciano.

Il nostro Paese si colloca all’ultimo posto della graduatoria nelle competenze alfabetiche (literacy), e risulta penultimo nelle competenze matematiche (numeracy), fondamentali per affrontare e gestire problemi di natura matematica nelle diverse situazioni della vita adulta.

Ma in pratica chi sono gli analfabeti funzionali?
Sanno leggere, scrivere e fare i calcoli. Ma non sanno comprendere e interpretare la realtà che li circonda e le informazioni a cui sono esposti. Non riescono a capire un articolo di giornale pur riuscendo a leggerne le parole, non riescono a compilare una domanda di lavoro o a interagire con strumenti e tecnologie digitali e comunicative e rimandano ogni informazione alla propria esperienza diretta.

L’analfabetismo funzionale (diverso da quello strutturale di chi non è in grado di leggere e scrivere) è un fenomeno sempre più diffuso, e – sempre secondo la definizione del rapporto Piaac-Ocse – un analfabeta funzionale è più incline a credere a tutto quello che legge in maniera acritica, non riuscendo a “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

Cos’è il rapporto Piaac-Ocse?
Si tratta del primo ciclo dell’Indagine sulle Competenze degli Adulti, realizzata nell’ambito del Programme for the International Assessment for Adult Competencies (PIAAC). A questa iniziativa, svolta nel periodo 2011-2012, hanno aderito 24 Paesi di tutto il mondo.

PIAAC è destinato alla valutazione delle competenze della popolazione adulta tra i 16 ed i 65 anni di età, e risponde all’obiettivo di fornire basi dati aggiornate quali-quantitative, comparabili a livello internazionale, sulla distribuzione di competenze fondamentali (foundation skill) della popolazione adulta, al fine di fornire conoscenze sulle dinamiche e sullo stock di skill nei diversi Paesi, input fondamentali per la definizione e l’aggiornamento delle politiche educative e del lavoro.

I dati PIAAC dimostrano che le performance sia di literacy (competenze alfabetiche) che di numeracy (competenze matematiche) in Italia sono inferiori rispetto al dato medio rilevato per l’insieme degli altri Paesi OCSE per ogni livello di istruzione (primario, secondario, terziario).

La definizione di alfabetismo funzionale data dall’Unesco nel 1978 dice: “Una persona è funzionalmente alfabetizzata se può essere coinvolta in tutte quelle attività nelle quali l’alfabetizzazione è richiesta per il buon funzionamento del suo gruppo e della sua comunità e per permetterle di continuare a usare la lettura, la scrittura e la computazione per lo sviluppo proprio e della sua comunità”.

Quanti sono gli analfabeti funzionali in Italia?
Secondo Tullio De Mauro, noto linguista, gli analfabeti funzionali in Italia sarebbero addirittura l’80 per cento, dal momento che “soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.

Negli anni Cinquanta l’analfabetismo vero e proprio in Italia riguardava il 30 per cento dei cittadini, che non sapevano né leggere né scrivere, ma con l’espansione dell’istruzione scolastica gli analfabeti assoluti sono diminuiti, fino a toccare oggi una percentuale bassissima.

Secondo i dati Istat oggi gli analfabeti strutturali, coloro che non sanno leggere e scrivere, sono una minoranza.

Analfabetismo funzionale e social network
“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”, aveva affermato Umberto Eco, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media a Torino, a giugno 2015.

Ormai il binomio analfabetismo funzionale-social network è sotto gli occhi di tutti, dal momento che tutti hanno lo stesso spazio per potersi esprimere. Gli analfabeti funzionali sono definiti spesso coloro che non sono in grado di comprendere informazioni, post e articoli condivisi sui social network, creando polveroni e rivelandosi terreno fertile per la proliferazione incontrollata di fake news, condivise migliaia di volte in maniera acritica.

Fonte:www.tpi.it

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